Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

venerdì 31 luglio 2015

Overthinking.

Smettere di pensare è impossibile.
Il cervello è in attività costante, anche quando si dorme e probabilmente anche con una bella botta ben assestata sulla testa, ma non posso dirlo con sicurezza. Sembra ben deciso ad autogestirsi mentre noi cerchiamo di gestire il 10% di quello che siamo consapevoli di utilizzare, anche se per alcuni soggetti non sono sicura che la percentuale usata sia così alta.
Non solo smettere di pensare è impossibile, ma smettere di pensare a qualcosa a cui non si vorrebbe affatto pensare è addirittura ridicolo, sembra che il cervello ti rivolga uno sguardo sarcastico e prenda la tua decisione di smettere di pensare a qualcosa come una sfida personale che, ovviamente, vince.
Perciò provare a forzare se stessi a non pensare a qualcosa è un ottimo modo per far sì che il cervello continui a pensarla con maggiore intensità, in un circolo vizioso senza fine in cui tu non sei mai la vincitrice.
L'overthinking del cervello sembra poi coalizzarsi con alcuni "fattori esterni", fattori come una canzone che passa alla radio mentre tu sei distratta e ti risveglia dal tuo beato torpore con uno schiaffo in piena faccia che ti lascia stordita e confusa a chiederti cosa hai fatto di male per meritarlo; ma anche un profumo che tu pensavi fosse unico e chissà come alcuni elementi dell'aria, dell'ambiente e dell'universo intero che se la ride tantissimo ad osservarti, l'hanno riprodotto perfettamente. Se poi si aggiunge pure un like a caso su Instagram da una persona sconosciuta a caso all'una di notte mentre tu sei fuori con le amiche, allora il quadro è completo perché tanto è matematicamente sicuro che tu faccia lo sbaglio di vedere qual è la foto in questione ed ecco che hai involontariamente porto l'altra guancia per colorarla con un'altra bella sberla. Seicentoquindici fotografie su Instagram e il like va a quelle risalenti ad un anno prima, quelle che fanno proprio male.
Niente, sei costretta a pensare all'infinito a quella cosa!
Ma in fondo la colpa è tua, perché sotto sotto tu vuoi pensarci, anche se ti fa star male, perché in fondo sei masochista e un po' ti piace crogiolarti nel tuo dolore sordo mentre ripensi ad un bacio al gusto del cioccolato dato di nascosto, a quella particolare canzone, ai sorrisi che si formavano involontariamente sul tuo viso quando incontravi quegli occhi dello stesso colore del mare, ai risvegli più felici in un letto estraneo. Non puoi dimenticare e, pure se ci riuscissi, tu non vuoi affatto dimenticare.
Perché come potresti dimenticare qualcosa che ti ha resa così felice anche se adesso preferiresti fare bungee jumping senza corda dall'Empire State Building?
Dimenticare è assolutamente fuori discussione perché quelle canzoni, quei profumi, quelle immagini, sono la testimonianza più tangibile che è stato tutto vero, che è successo e che volente o nolente ti ha investita in pieno.
Non importa quante lacrime continuerai a versare anche nel cuore della notte quando i singhiozzi ti sveglieranno da un sogno dolorosamente bello o quante altre notti insonni trascorrerai abbracciando il cuscino che è l'unico surrogato disponibile per fingere di abbracciare qualcos'altro, di più solido e meravigliosamente più vivo o quante volte pregherai Afrodite affinché ti riporti ciò che per un po' ha reso tuo, la tua mente tornerà sempre a quei pensieri e tu continuerai a dare la colpa a quella stupida attività involontaria del tuo cervello, ma sai benissimo che sei la carceriera di te stessa perché non fai altro che alimentare questa attività in un tripudio di film mentali con tanto di copione, effetti speciali e colonna sonora che, se Leonardo Di Caprio fosse il protagonista, vincerebbe per la prima volta l'Oscar.
Intrappolata nei tuo pensieri e in qualcosa che sembra lontano anni luce e che si allontana sempre di più senza che tu possa farci proprio niente.
Stop.

martedì 21 luglio 2015

Giffoni Film Festival 2015 - Carpe Diem

Erano anni che desideravo andare al Giffoni Film Festival, sia da fan che magari anche da giurata, ma il primo anno che mi è venuta quest'idea poi sono partita per una disastrosa stagione d'animazione in un villaggio turistico a Castellaneta Marina, poi ho avuto la maturità, poi mi sono trasferita a Bologna e non avevo idea di quando la mia sessione estiva sarebbe terminata e poi quest'anno... vabé, lasciamo perdere... Probabilmente l'anno prossimo mi sentirò troppo vecchia, quindi sono contenta di esserci andata almeno da fan oggi.
Quest'anno il GFF aveva ben tre ospiti per cui io avrei potuto tranquillamente vendere l'anima al Diavolo pur di vederli: Darren Criss, Tom Felton ed [il mio futuro marito*] Orlando Bloom; dovevo andarci! Quindi grande giro di telefonate e messaggi What's App e niente, chi non poteva, chi aveva gli esami, chi era scoraggiato dal caldo e quindi ciao, ci vado da sola.
Avete mai provato a dire a qualcuno che sareste andati da soli da qualche parte che sia un concerto, una piadineria o al parco? A me è capitato spesso e mi sono sempre ritrovata ad essere fissata da occhi sgomenti ed espressioni peggio ancora, manco fossi la Piccola Fiammiferaia. «Vai tu da sola? Ma come fai? Io non potrei mai!»
Ecco, non vi è mai venuto in mente nemmeno un pochino che forse (e dico forse, eh!) non sono io ad essere strana se vado da qualche parte da sola, ma siete voi gli strani se avete questo bisogno costante dell'altro e vi precludete cose belle pur di non dover affrontare la solitudine? No eh.
Naturalmente ogni mia decisione è seguita da circa cinquantacinque paranoie in cui sono arrivata pure a pensare che con questo caldo e la mia pressione bassa potevo svenire per strada e morire a Giffoni senza che nessuno lo sapesse, meglio di una tragedia greca! Fortuna che la realtà è sempre meno catastrofica di come si presenta nella mia mente perché altrimenti potrei essere il nuovo Oracolo di Delfi o la nuova profetessa dei Maya.
Dopo una notte in bianco in cui il caldo e l'insonnia si sono coalizzati per farmi dormire solo due ore e mezza (dall'una alle due e mezza e dalle sei alle sette), stamattina mi sono fatta la doccia più ghiacciata della storia sperando che bastasse a combattere il caldo di una giornata fuori - sono un genio, ma non ha funzionato - e poi ho preso un autobus per raggiungere la Vesuviana che ho aspettato per tre quarti d'ora, un treno per Salerno ed un bus per Giffoni Valle Piana; ma d'altronde sono andata in Serbia da sola, Giffoni non poteva poi spaventarmi. E stranamente non ho avuto problemi con i mezzi, nessuno sciopero nazionale che rischiava di non farmi partire e nessun terminal dell'aeroporto incendiato, grandi progressi!
La ragazza seduta accanto a me in autobus mi dà il lei («Lei a che fermata deve scendere?»), l'ho guardata talmente male che se ci avessi messo ancora un po' più di impegno l'avrei incenerita, poi una terribile consapevolezza fa breccia dentro di me: cazzo, non sono più una pischella!
E invece sì, ho ancora i miei idoli, le mie cotte improbabili ed ascolto Taylor Swift quando sono felice; sono un'adolescente in piena regola e il ventidue (vabé, ventidue e mezzo, come siete fiscali!) è davvero solo un numero.
Arrivata a Giffoni però si bilanciano le cose, non sembro tanto più vecchia della miriade di ragazzi presenti nella Cittadella del Cinema, anzi, ho visto donne (intendo proprio donne, Milf per intenderci sull'età) fare più moine di me per Tom Felton. Perché quel posto in provincia di Salerno è così, rende tutti adolescenti; non ne avevo idea, naturalmente l'avevo sentito dire da chi c'è stato, ma è qualcosa che non si capisce finché non ci si trova lì, eravamo tutti ragazzini a prescindere dall'età, tutti eccitati di essere lì in quel posto magico che trabocca di emozioni e di sorrisi e di celebrità che lanciano sorrisi a loro volta emozionati sul Blue Carpet.
E Tom Felton è quanto di più lontano da Draco Malfoy il Serpeverde Purosangue ci sia al mondo e, per appropriarmi della definizione attribuitagli da una ragazza, direi che è un patato tenero. Scherza, sorride, si emoziona e chiede persino un Chupa Chups durante l'intervista. E io mi ritrovo lì ad osservarlo con un sorrisone perché lui è parte di qualcosa che ha caratterizzato la mia infanzia e che continuerà a far parte di tutta la mia vita: Harry Potter. E mi sono resa conto di essere circondata da Potterhead, alcuni con il ciondolo dei Doni della Morte, altri con le maglie delle varie case di Hogwarts o con il Marchio Nero e persino con delle bacchette (ehi, quella che ho visto era la vera Bacchetta di Sambuco?). D'accordo, da dove ero io sono riuscita a vedere al massimo la miniatura di Felton, ma credo di essere davvero troppo cresciuta per sopportare di essere schiacciata alle transenne e poi non ero l'unica, da lì cercavamo tutti un modo per poterlo vedere bene, è bastata un'occhiata complice e una tipa ha suggerito il Levicorpus e da lì solo risate.
Se il mondo di Harry Potter fosse reale - mi spiego meglio: se il mondo non fosse popolato da Babbani ingenui che affermano il contrario -, Tom Felton oggi si sarebbe beccato, oltre all'incantesimo Levicorpus, svariate dosi di Amortentia celata magari in cioccolatini ed un paio di Maledizioni Senza Perdono di cui una Maledizione Imperius affinché lui potesse raggiungere una ragazza e baciarla: «Ma le Maledizioni Senza Perdono ti assicurano un biglietto di sola andata per Azkaban!» «Farei di tutto per Tom Felton, rinuncerei persino a Giovanni della 3B [il bello della scuola della ragazzina che parlava, probabilmente. NdR].» «Ma dai, non esagerare. A Giovanni si può rinunciare, a Tom NO
Sorrisone. Sì, forse sto davvero crescendo, ma ricordo anche io quanto sperassi di poter sposare uno dei miei idoli e, all'epoca, avrei concluso almeno una ventina di matrimoni, davvero un record per una che ora non sognerebbe mai di sposarsi (*Orlando Bloom a parte).
E, se il tema di Giffoni di quest'anno è Carpe Diem, io il mio attimo l'ho colto manco per il cazzo, l'ho visto passare davanti a me e mentre lo stomaco mi si accartocciava ed il cuore imparava a ballare il Tip Tap e l'ho guardato andare via senza fermarlo. Ed era proprio un bell'attimo. Ma pazienza, proverò a farmi dare una GiraTempo o magari imparerò ad essere più veloce con i miei "attimi".
Nonostante la stanchezza, la solitudine (e chissà il perché mi viene in mente il primo verso della canzone che ha portato al successo la Pausini!), il caldo torrido, i 394 litri d'acqua, il sudore che mi ha fatto arrivare a casa con lo stesso tanfo delle alghe essiccate al sole, sono contenta di aver colto almeno questo attimo ed essere andata al Giffoni Film Festival e la teenager che è in me spera che questa non sia stata la prima e l'ultima volta... Per il momento: fatto il misfatto!

venerdì 26 giugno 2015

#LoveWins

Oggi, 26 Giugno 2015, diventerà una data importantissima nella storia contemporanea. Anzi, in realtà lo è già.
Oggi la Corte Suprema negli Stati Uniti d'America ha stabilito che le varie leggi statali contrarie ai matrimoni omosessuali sono incostituzionali, pertanto i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali in tutti i cinquanta Stati. Portando così a circa sessantaquattro il numero degli Stati nel mondo in cui le nozze gay sono legali, ma soprattutto rendendo appena un po' più civile questo mondo che, proprio al culmine della sua civiltà tecnologia, diventa ormai sempre più incivile sotto tutti gli altri punti di vista.
Questo non significa che l'America sia diventata - o ritornata ad essere -  il paese delle meraviglie e lungi da me idolatrarla eccessivamente. L'America (e per America intendo il territorio vastissimo che ricopre gran parte del continente settentrionale in cui si distendono gli Stati Uniti) ha ancora numerose contraddizioni abbastanza schifose che andrebbero cambiate; certo, gli americani sono uniti ed estremamente patriottici, chiunque in casa ha la Bandiera e sebbene ci siano svariate differenze tra i vari Stati, ci sono delle tradizioni di base uguali per tutti, questo perché gli americani non sono un popolo vero e proprio, sono un agglomerato di altri popoli - soprattutto europei - che hanno sterminato le popolazioni precedenti ed hanno dovuto necessariamente trovare una nuova identità. Nel corso dell'ultimo secolo l'Europa si è "americanizzata" sotto tanti punti di vista, ma se anziché importare i fast-food, avesse preso più alla lettera il concetto di "Stati uniti", oggi quella che ci ostiniamo a chiamare "Unione Europea" cercherebbe di essere davvero unita e non solo grazie a una moneta, anzi, quello dovrebbe essere quasi l'ultimo dei problemi. Ma gli europei tanto diversi che si sono unificati una volta diventati americani, continuano invece a restare caparbiamente diversi nel Vecchio Continente.
Ma l'America non è solo il Paese del Rock 'n' Roll, dei blue-jeans, di Hollywood e quant'altro (giusto per citarne qualcuna), è anche il posto in cui se il tuo reddito è troppo basso per ricoprire le spese mediche, tu non puoi essere curato in un ospedale; è il luogo in cui Stati la cui maggioranza della popolazione è di colore, hanno paradossalmente una maggioranza di caucasici nelle forze dell'ordine, pertanto il razzismo è tuttora uno dei problemi principali e solo di recente ha visto numerose vittime innocenti; è il Paese che si fa carico di risolvere il problema delle guerre facendo "spedizioni di pace" che prevedono bombardamenti su civili senza colpa.
E potrei andare avanti così per molto tempo.
Tuttavia, in seguito alla legge odierna che è già storia, l'America sicuramente ha dimostrato di essere ancora una volta avanti e molto più aperta rispetto ad altri paesi, che ancora festeggiano la giornata della famiglia tradizionale. A soli otto giorni dalla ricorrenza dell'Independence Day, oggi gli americani sono un po' più liberi.
Con la legge che stabilisce che chiunque ha il diritto di sposare la persona amata, qualsiasi essa sia, in qualsiasi luogo desideri, entrata ufficialmente in vigore oggi, l'America dovrebbe iniziare a considerare di eliminare quel cazzo (scusate il francesismo) di Secondo Emendamento e allora il "sogno" di cui parlava Martin Luther King potrebbe davvero realizzarsi.



domenica 21 giugno 2015

Sono una tipa molto strana...

«Sono una tipa molto strana. 
Ci sono giorni che voglio disperatamente un abbraccio ed altri che se mi tocchi, ti uccido.
Sono cresciuta con la diffidenza stampata nel cuore, ma poi mi aggrappo a chiunque mi dia un briciolo d'amore. Sono malata di incompletezze ed illusioni. Ho degli sbalzi d'umore assurdi. Ogni volta che cerco di allontanare qualcuno sono terrorizzata all'idea di riuscirci davvero. Ho migliaia di difetti cuciti addosso. Ho l'estate nel sorriso e l'invero negli occhi.»



[Non so di chi sia questa frase, l'ho semplicemente letta in qualche blog di qualche ragazzina disincantata che, come me, l'ha precocemente preso a quel servizio dalla vita. O magari finge molto bene e, questo, glielo auguro (semplicemente perché stare a novanta dopo un po' non è poi così piacevole, per non parlare del mal di schiena e di tutto il resto). Però mi sembrava una frase molto puntuale, pertinente. Sembra quasi uno specchio in cui rivedo perfettamente il riflesso del mio terribile caratteraccio, in tutto il suo "splendore", con tutte le sue ossimoriche contraddizioni che mi rendono insopportabile persino a me stessa nella mia costante permalosità, impulsività e testardaggine.]

giovedì 11 giugno 2015

Strega Cattiva.

L'Uomo Nero, i Mostri, la Strega Cattiva... Quelle figure inesistenti che tormentano l'infanzia di ogni bambino, nella sua irrazionale paura del buio perché il buio è quel posto in cui tutto può nascondersi, tutto può succedere.
L'Uomo Nero può celarsi in chiunque, nel compagno di classe sadico, nel sorriso falso di qualcuno che ti illude promettendoti la più bella delle case e poi lascia che tu vada all'Inferno, nei genitori che ti chiedono di scegliere...
Poi si cresce e si smette di vedere la Strega Cattiva in chiunque, si diventa abbastanza forti per ridere a quell'osservazione tagliente sul tuo corpo o di quel sei meno meno in Inglese che sarebbe rimasto tale sul registro perché tanto nulla avrebbe potuto cambiare l'idea di te che si era fatta quell'insegnante. I Mostri si celano dovunque, bisogna solo imparare a conviverci e possibilmente ad ignorarli, come una macchia di umidità nell'angolo più remoto della stanza.
E allora impari anche ad amare il buio, a preferirlo addirittura, perché sei diventata più brava di tutti a nasconderti nel buio, a renderlo tuo complice, il custode delle tue lacrime silenziose e il compagno di giochi con cui affronti meglio l'insonnia.
Al buio si acuiscono i sensi, la musica è più bella e la sua assenza è ancora più terribile; si riesce persino a pensare meglio e a conoscere l'Uomo Nero, studiarne le debolezze e le paure.
E allora il buio non è più fonte di paura, ma il tuo migliore amico.
Ancora adesso però ci si scopre, di tanto in tanto, a scappare via dai Mostri, a cercare di mettere molta distanza tra loro e te fino a voltarti e vedere solo un'ombra lontana, un'ombra familiare però. Forse non sapresti dire dove l'hai già vista, ma è inutile fingere che sia la prima volta che la noti sottocchio, perché la riconosci. Un po' come il ricordo sbiadito di un sogno, come quello in cui ti ritrovi a portare per mano te stessa da piccola e a detestare la sua felicità mentre insieme avanzate verso un vecchio lunapark abbandonato che un tempo era un posto dove ti divertivi, ma ora assomiglia più allo scenario di un film Horror.
E cosa succede allora quando ti rendi conto che la Strega Cattiva sei tu?
Che per quanto tu possa scappare, spostarti da un posto all'altro e cambiare continuamente, non potrai mai scappare da te stessa? Perché quell'ombra familiare che ti segue ogni volta che scappi via non è altro che la tua ombra e non può fare a meno di seguirti in qualsiasi tuo spostamento.
Allora non puoi semplicemente ignorare la Strega Cattiva né escogitare un'altra delle tue fughe, perché la Strega Cattiva sei tu e non puoi fare altro che affrontarla. Affrontarti.

venerdì 5 giugno 2015

Silenzio.

Mi sento come se qualcuno improvvisamente avesse spento tutta la musica, per di più proprio mentre stavo ascoltando la strofa più bella della mia canzone preferita.
E ora è silenzio.
Non è un silenzio calmo, rilassante, è un silenzio che urla forte e ed è assordante e fa male, come lo stridere del gesso sulla lavagna, solo moltiplicato per cento. Mille.
Le notti scorrono tra il desiderio di dormire e far tacere il silenzio e l'insonnia che invece lo fa sembrare ancora più forte, che ti sveglia all'improvviso nella notte, mentre un dolore ti prende al petto come se avessi ricevuto una martellata proprio lì, in corrispondenza del cuore, la gola si chiude ed altre lacrime tornano a scottare il tuo viso. Così, notte dopo notte, anche quando sei troppo stremata e continui a dormire, il dolore è sempre lì e anche il silenzio.
E non importa quante volte provi a contrastarlo cercando di far ripartire la musica, non riesci più ad ascoltarla, ti arriva distorta, come se gli amplificatori fossero rotti e quel suono ti infastidisce e allora la spegni perché quasi quasi è meglio il silenzio. Perché la musica ti fa ancora più male, perché anche se non ha nessun riferimento, comunque ti evoca alla memoria ricordi che devi assolutamente controllare perché rischiano di spezzare quel minimo di autocontrollo che il robot che ha preso il tuo posto è riuscito ad importi. E allora anche il rumore del mare che si infrange sulla riva fa risuonare nella tua mente quella voce, un po' come la madeleine per Proust, la tua memoria involontaria si attiva così e ti trascina nel baratro, dove un paio di occhi acquamarina ripetuti all'infinito come in un gioco di specchi, ti fissano, distanti.
E io vorrei solo essere capace di mettere play ancora e far partire la musica, perché sono una musicofila, una musicologa ed una musicista e come potrei vivere senza musica?

mercoledì 13 maggio 2015

Bruxelles, il viaggio dell'avventura.

Credo che i viaggi migliori sono quelli che decidi di fare all'ultimo minuto.
I miei ultimi tre viaggi all'estero sono stati più o meno così. Con mia madre, quasi un anno fa esatto, avevamo deciso appena tre settimane prima di andare in Grecia, un po' "ad cazzum" - come direbbero i latini - e non solo Atene si è dimostrata una delle città più belle che abbia avuto la fortuna di vedere, ma quella è stata senza dubbio l'estate migliore della mia vita, almeno fino ad ora (e spero che la prossima sia anche meglio!); per quanto riguarda il mio primo viaggio da sola lo scorso marzo, in Serbia, quello era stato ancora più impulsivo dato che l'avevo prenotato appena cinque giorni prima di partire e, quel viaggio, è stato insuperabile.
E poi c'è stato il soggiorno Belga, la settimana scorsa. L'idea era nata quasi per gioco, probabilmente dalla comune necessità di evadere un po', di prenderci una pausa dallo studio appena concluso o ancora in atto... Di andare. 
«Ma se facessimo un weekend fuori?», la domanda è nata così, in un pub e due giorni dopo eravamo quattro amiche al bar davanti ad un computer a cercare le offerte migliori per i voli per poi partire circa venti giorni dopo.
Se poi decisioni del genere non le prendi da sola, ma con delle amiche che dal liceo sono diventate importanti nella tua vita, allora il gioco è molto più divertente. Inizialmente dovevamo essere quattro, ma poi si è aggiunto un altro componente.
La sfiga.
Ma la sfiga mi piace trasformarla in sfida e, generalmente, non mi piace perdere le sfide.
Per cui quando mi è arrivato il messaggio riguardo all'incendio che si era propagato in uno dei Terminal dell'Aeroporto di Fiumicino da dove, guarda caso, dovevamo partire noi il mattino successivo e che, guarda caso, era proprio il Terminal da cui decollava il nostro volo, non mi sono sorpresa più di tanto. D'altronde due giorni dopo aver prenotato il volo per Belgrado è stato indetto sciopero nazionale dei trasporti, quindi non c'è da meravigliarsi!
La partenza è stata in forse fino alla fine. Prima il volo era stato cancellato, poi spostato a Ciampino, poi partiva di nuovo dal Terminal 3, ma poi alle cinque del mattino il Terminal 3 esalava ancora puzza di fumo, quindi siamo stati spostati al T1 da cui - finalmente - siamo partite, naturalmente senza dimenticare di aver passato una nottata quasi in bianco (se non si calcolano gli scomodi momenti stese sulle bilance dei Check In per pesare le valige da imbarcare), con l'ansia a mille e tutta quella marea di gente che popolava l'aeroporto principale di Roma durante quella notte.
Siamo arrivate a Bruxelles che eravamo già delle zombie e, girare la città per tre giorni, quasi senza tregua, riuscendo a vedere praticamente quasi tutto anche se talvolta non in modo approfondito come avrei preferito, è stato da supereroine. E devo dire che noi lo siamo state davvero.
L'antico vaso andava portato in salvo. Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta!", come direbbe la pubblicità dell'Amaro Montenegro (giusto per restare in tema di Balcani, dove ho lasciato il cuore).
Siamo persino riuscite a prendere il treno da Fiumicino a Tiburtina ed arrivare in tempo (addirittura in anticipo!) per l'Italo che ci doveva riportare a Napoli. Fantastico!
Un viaggio con le mie amiche era quello di cui avevo bisogno, anche solo per dare una tregua all'eterna lotta che Giacomo Leopardi e Walt Disney stanno facendo in me. 
Ma devo essere sincera, tra le città all'estero che ho visitato, Bruxelles per ora è all'ultimo posto. In effetti mi aspettavo molto di più, non ci sono stati momenti in cui il mio respiro si è completamente bloccato come a Londra tra gli scoiattoli del St. James Park o nel quartiere di Montmartre a Parigi e come quando sono arrivata al Parthenon ad Atene o a Kalemegdan di fronte all'incredibile panorama da cui si vedeva tutta Belgrado.
Bruxelles è bella, indubbiamente, ma non stupenda. È anche una città molto contraddittoria, per certi versi: tanto lussuosa, con prezzi esorbitanti più o meno ovunque, ma con le metro invase dai clochard già dalle sei e mezza del pomeriggio, spesso indecentemente sporche, cosa che non mi sarei mai aspettata dalla sede del Parlamento Europeo. E poi è dispersiva, insomma, non è facile girarla con linearità.
Però ci sono anche molte cose belle. La Grand Place è incredibile, così come l'immensa distesa di verde che ricopre gran parte della città, dei fumetti nascosti e sparsi un po' ovunque e delle molte e bellissime chiese, tra cui la più bella che a mio dire è quella del Sacro Cuore proprio accanto al nostro hotel. Ecco, la zona dell'hotel, adiacente al Parc Elizabeth, credo sia stata tra le mie preferite e la prima sera lì, durante la Fête du printemps, credo sia stata tra i momenti che ho apprezzato di più. Tra patatine e birra belga e dei meravigliosi fuochi d'artificio accompagnati dalla musica. Spettacolo pirotecnico che, soprattutto durante "Summer" di Calvin Harris, mi ha riportata altrove, a quel 15 e poi 22 agosto 2014 all'Eretria Village.
D'altro canto invece sono rimasta abbastanza delusa dal tanto decantato Atomium che a parer mio è stato quasi una perdita di tempo (e di soldi) dato che non è nulla di speciale e, anche il panorama che si vede una volta saliti sull'ultima "palla" dopo aver fatto una fila interminabile, non è poi granché. Insomma, ho visto panorami decisamente più belli...
Paradossalmente penso che altre città del Belgio, come Brugge ad esempio, siano molto più carine e caratteristiche della Capitale; al contrario però dei parigini, ho trovato gli abitanti di Bruxelles (brussellesi?) molto cordiali, erano infatti spesso loro stessi a chiederci se avevamo bisogno di informazioni e non si dimostravano acidi nei confronti dell'inglese, probabilmente proprio perché da loro c'è il Parlamento Europeo e perché lì c'è la doppia lingua (di cui, confesso, la seconda - quel mélange di francese e tedesco - ancora non mi è molto chiara. Cos'è, fiammingo?)...
Ad ogni modo sono contenta di aver fatto questo viaggio che non solo mi ha permesso di visitare una città nuova, comunque affascinante, in cui ho passato dei bei momenti con le mie amiche ed ho pensato un po' meno ad altre questioni che ultimamente mi tormentano.
E, per fortuna, dopo gli ultimi due viaggi, questo è stato il primo in cui al ritorno non ho fissato la brutta tappezzeria del sedile di fronte al mio, piangendo e cercando di sopportare un dolore che sembrava volermi inghiottire.
Ora aspetto con ansia il prossimo viaggio e la fantastica sensazione di vuoto allo stomaco quando l'aereo decolla.