Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".
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martedì 3 maggio 2016

#MasterMusica... The end.

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando stalkerizzando Luca De Gennaro – diventato nel corso di questi mesi LucaMyLove e poi, per dignità, il DeGe –, ho scoperto che insegnava al Master in Comunicazione Musicale alla Cattolica di Milano. [In realtà è iniziato anche prima, sempre per colpa del DeGe indirettamente, perché tra i dieci e gli undici anni ho iniziato ad innamorarmi di MTV che in quel periodo è diventato l'unico canale che guardavo in televisione e Giorgia Surina, che faceva la VJ a TRL, era diventata la mia fonte di ispirazione, infatti mi ero messa in testa che se non fossi diventata una cantante, avrei preso il suo posto.]
Comunque, quando poi mi sono laureata e mi si sono posta la fatidica domanda cosa faccio ora della mia vita?, sono andata a smanettare sul Web alla ricerca di un master a Milano che avesse a che fare con la musica; perciò quando ho [ri]scoperto il Master in Comunicazione Musicale – finito chissà come nel mio subconscio –, ho pensato che io dovevo fare quel Master.
Credo di aver detto il primo "che ansia!" legato al Master quando ho inviato la mia domanda di ammissione corredata di curriculum vitae. Ho scritto quasi una decina di curriculum in altrettanti formati diversi prima di decidere quello da inviare, dopodiché ho passato i successivi lunghi mesi a sperare che fosse tutto corretto mentre l'attesa di una qualche risposta mi distruggeva.
Perciò quando lo scorso Ottobre ho ricevuto una telefonata dal coordinatore didattico del Master che mi informava che il 22 Ottobre avrei fatto il colloquio di ammissione, quasi svenivo nella sala d'attesa dello studio odontoiatrico dove lavora mia madre e dove quel giorno mi trovavo per capire se era il caso o meno di estrarre un dente del giudizio.
Ufficialmente però tutto è iniziato tra il 22 e il 23 Ottobre 2015, quando circa un centinaio di studenti – tra quelli che si erano iscritti al bando e quelli effettivamente presenti quei giorni – nella sede in Via Carducci dell'Università Cattolica del Sacro Cuore si sono tenuti i colloqui di ammissione. A ripensarci ora ancora mi si chiude lo stomaco per l'ansia (sì, sempre lei!): otto ore o forse pure di più ad aspettare seduta per terra davanti ad un'aula chiusa in attesa che arrivasse il mio turno – il problema di avere il cognome in T –, mentre attorno a me c'erano tutti potenziali rivali e nel frattempo nella mia mente si aprivano scenari quasi apocalittici in cui durante il mio colloquio mi avrebbero chiesto praticamente tutto lo scibile della musica o domande subdolamente psicologiche a cui non sarei stata in grado di rispondere correttamente. Per fortuna niente di tutto ciò è accaduto e infatti il 26 Ottobre – dopo un weekend a mangiarmi pure le ossa delle dita per placare l'ansia e mezza giornata a riaggiornare il sito e tutte le pagine Web del Master –, mi è arrivata quella mail in cui mi è stata confermata l'ammissione al #MasterMusica.
Quattordici giorni dopo è iniziata la più bella, emozionante e formativa avventura della mia vita. Mi sono trovata in un'aula insieme ad altre ventisei persone che come me avevano gli occhi che brillavano e il sorriso da Stregatto, noi eravamo i ventisette che ce l'avevano fatta!
Ventisette persone con esperienze diverse, provenienti da posti diversi e da università differenti ma con un sogno comune: la musica e forse è stato proprio per questo che incredibilmente abbiamo legato subito e siamo passati velocemente dall'essere semplici colleghi universitari ad amici, al diventare persino una seconda famiglia, totalizzante e praticamente sempre presente.
Insieme abbiamo affrontato questi sei mesi di Master, ci siamo formati, ci siamo supportati, presi in giro, abbiamo condiviso le tensioni, le emozioni, affrontato senza troppi danni l'esame di Economia della Musica e Nuovi Modelli del Business Digitale – con solo una gastrite da parte mia –, svolto tutti gli elaborati (talvolta improbabili), ci siamo entusiasmati alle lezioni più affascinanti e siamo sopravvissuti ai prof soporiferi; abbiamo vissuto esperienze-visto posti-conosciuto persone che ci hanno fatto vivere in un continuo stato di sogno, abbiamo consolidato amicizie bellissime, abbiamo fatto dei sorrisi insieme e della nostra passione il carburante che ci ha fatto andare avanti ogni giorno più determinati e siamo arrivati fino ad oggi che è stato l'ultimo giorno...
La fine di questo #MasterMusica che, almeno per quanto mi riguarda, lascia un grandissimo vuoto ma anche tanti ricordi meravigliosi che sono indimenticabili perché li ho condivisi con persone meravigliose a cui non posso fare altro che dire grazie e vi voglio tanto bene.
E, giusto per citare, almeno in parte, una canzone che de facto abbiamo "promosso" – aiutato a promuovere, va! – noi... This is (not) the end, perché noi siamo il futuro della musica.

lunedì 4 gennaio 2016

Si inizia

Ho pensato tanto a questo 2015 nelle ultime ore prima che terminasse; ci ho pensato tanto perché sono tuttora sorpresa di come si sia svolto, perché non è stato poi un anno così prevedibile ma ha riservato molte novità, perlopiù belle per quanto mi riguarda.
Ho trascorso gli ultimi istanti del 2015 - e i primi del 2016 - con le amiche di sempre, quelle che sono con me da quando scrivevo cuoricini sul diario della scuola dedicandoli ad animatori improbabili conosciuti durante le estati precedenti, che ridevano quando mi perdevo a fissare il vuoto durante un'incomprensibile (almeno per me) lezione di matematica, che mi hanno vista tremare prima di una doppia interrogazione di italiano e latino e che hanno sorriso con me per ogni bel voto ricevuto al liceo; le amiche che pensavo che avrei lasciato in quella struttura squadrata che ospitava l'Artemisia Gentileschi ad Agnano e che invece sono rimaste con me anche dopo, nonostante la distanza, i caratteri diversi e tutto il resto, le stesse per cui mi sono commossa alla loro laurea più che alla mia e che hanno saputo per prime della mia ammissione al Master.
Mentre in Piazza Dam si faceva un countdown disordinato, ho pensato molto a ciò che è successo nel 2015 e mi è dispiaciuto che un anno così stesse già volgendo al termine.
Mi sono rivista annoiata a casa di mio padre, con molti sconosciuti a brindare per il nuovo anno, mentre mi arrivavano messaggi di auguri dalla Serbia; mi sono rivista a Roma con mia madre e piangere con lei per la morte di Pino Daniele; follemente innamorata ed incondizionatamente masochista; il mio compleanno alla Fonoteca al Vomero; l'emergenza neve a Bologna e l'ultimo esame al DAMS, la tesi ancora incompleta, il panico di non aver passato quella dannata Storia della Musica II: l'Ottocento e la gioia di quel voto inaspettato; ho rivisto i pomeriggi passati sui libri di diritto, sulle traduzioni delle normative di Spotify e delle leggi inglesi del Live Music Act e del continuo andare avanti e indietro tra Via Belmeoro, la Biblioteca Comunale e la Biblioteca di Musica e Spettacolo in Via Barberia; mi sono rivista gioire per messaggi che contenevano inviti inaspettati ed in bocca al lupo da batticuore la notte prima della laurea; ripetere la tesi così tante volte da arrivare alla discussione con il mal di gola e poi gioire per aver finalmente superato quello che mi sembrava un muro insormontabile con dei cocci di vetro all'estremità; per poi prenotare un viaggio, il primo del 2015, il primo da sola, la prima vera follia della mia vita e l'amore incondizionato che non pensavo di poter provare; mi sono rivista mentre in un'enorme aula magna sentivo la frase "Helda Tassi, per i poteri conferitimi dalla legge la proclamo Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo" e dell'emozione incontenibile che ne è scaturita dopo che mi ha portato a livelli così immensi di felicità che difficilmente potrò raggiungere ancora. Mi sono rivista fare i pacchi da sola per poi lasciare la casa in Via Nazario Sauro 14 che per ottocentotrentotto giorni è stata la mia casa, la prima in cui mi sia sentita davvero a casa dopo Bagnoli. Poi c'è stato il Primo Maggio a Rimini e la decisione improvvisa di farmi il terzo tatuaggio in quella piccola città romagnola; il viaggio a Bruxelles con le stesse amiche che erano con me ad Amsterdam; la mia lettera e l'attesa interminabile per quella risposta che non avrei mai voluto leggere e la disperazione, il dolore, il senso di vuoto tipici della fine di un grande amore; i ritorni - di amicizia e di fiamma - che però non hanno comunque portato a nulla; le feste estive, le lauree delle mie amiche... La mia Grecia di nuovo e un altro flirt estivo ancora troppo improbabile e lontano anche se la mente e il cuore erano ancora altrove. Il ritorno a Napoli; l'ansia incredibile per il colloquio al Master, l'attesa snervante, il panico, la gioia infinita dopo quella mail di ammissione. Il trasferimento a Milano e l'inizio di una nuova, incredibile vita fatta di musica, di lezioni stupende, di conoscenze, di nuove e belle amicizie, di sogni in grande, di molte serate, divertimento e felicità.
Il 2015 è stato un anno che augurerei a tutti. Okay, forse non proprio a tutti, perché se la felicità è un diritto di chiunque, non lo è invece la prerogativa di alcune persone di fare del male in qualsiasi modo, dai kalašhnikov alle parole cattive e totalmente gratuite.
Ecco, ho pensato a tutto questo mentre i primi fuochi d'artificio che segnalavano l'arrivo del nuovo anno esplodevano nel cielo di Amsterdam. Ho pensato a quali persone vorrei lasciare nel 2015 e quali voglio assolutamente nel mio 2016, a quali saranno i prossimi viaggi, le prossime mete e i prossimi traguardi. Ho pensato che non voglio lasciare tutto il lavoro a Tyche che mi osserva da lontano, troppo impegnata per occuparsi solo di me, voglio essere io a rendere il 2016 bello almeno quanto il 2015 e io sono un'Acquario, determinata e testarda in modo incomparabile e quando mi metto in testa una cosa alla fine la ottengo, lottando tanto certo, ma non potrei mai accettare il contrario - non a caso il mio nome significa Guerriera -; perciò non spero che questo sia il mio anno bello ancora di più del precedente, ma lo pretendo.
Quindi a quattro giorni dall'inizio del 2016, con il riflesso dell'Olanda che ancora mi brilla negli occhi, buon anno nuovo a tutti, e soprattutto buon anno nuovo Helda.