Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

domenica 31 dicembre 2017

Goodbye 2017

Questo è uno di quei post un po' melensi e scontati in cui tiro le somme di quest'anno e sì, voglio essere melensa e scontata perché è l'ultima volta che posso concedermelo prima che termini questo 2017.
Duemiladiciassette. Non sono superstiziosa, ma trecentosessantacinque giorni sono bastati per farmi iniziare a credere che forse dovrei esserlo, almeno un po'. Eh sì perché questo è stato un anno di grandi contraddizioni, iniziato nella bellissima Dublino insieme alle mie amiche, senza fuochi d'artificio e ora si sta per concludere - mio malgrado - a Napoli in cui già adesso risuonano i rumori inquietanti e caotici dei troppi fuochi d'artificio e botti. È iniziato nel migliore dei modi possibili e sembrava essere finalmente il mio anno: a Gennaio 2017 penso di essere stata tra le persone più felici al mondo, avevo avuto la possibilità di fare uno stage che mi faceva sognare solo al pensiero, ero miracolosamente riuscita a comprare i biglietti per il concerto di Ed Sheeran e c'era l'amore nella mia vita... Poi quel picco di felicità che pensavo essere indistruttibile, si è sgretolato portando con sé alti e bassi senza vie di mezzo.
Ma nonostante questo si sia dimostrato un anno un po' sfigato fino a cinque minuti fa - e, confesso, temo ad immaginare cos'altro potrebbe succedere nelle restanti sei ore -, devo molto a questo ossimorico 2017. Innanzitutto gli devo una maggiore consapevolezza di me stessa, in questi dodici mesi ho realizzato di non essere la persona perfetta ed impeccabile che spesso mi impongo di essere perché nessuno può essere perfetto ed impeccabile sempre e comunque, anche io commetto degli errori ed un errore quest'anno mi è costato parecchio, ma ho anche imparato che, proprio grazie agli errori, si può imparare e si può crescere, anche se fanno un male assurdo. Ho imparato che posso ancora amare e quest'anno ho amato con tutta me stessa, anche se purtroppo non era ricambiato e alla fine mi ha lasciato con molte lacrime durate più di nove mesi, un forte senso di angoscia, un vuoto nel petto ed a volte un leggero spirito autodistruttivo (ma ho letto che è normale, però ora basta!); questo non significa che abbia smesso di amare o che in futuro non possa amare di nuovo così tanto, tuttavia non sono nemmeno pronta a lasciare andare completamente, anche se prima o poi dovrò decidermi a farlo. Questo è stato l'anno delle grandi speranze e della dura realtà, dei ritorni e degli addii, della perseveranza e della rinuncia, della forza e della debolezza, delle notizie bellissime e degli eventi orribili. Un ossimoro, proprio come lo sono io. E soprattutto è stato un anno infinitamente lungo e sorprendentemente corto.
Non ho una lista di buoni propositi da sciorinare prima del 2018, le cose che voglio sostanzialmente sono le stesse che mi auguravo all'inizio del 2017 e quindi - per scaramanzia - stavolta non le dico e me le tengo per me. Però una cosa la voglio: voglio essere smoderatamente felice e farò qualsiasi cosa per riuscirci, d'altronde io sono una Guerriera e alla fine riesco sempre ad ottenere ciò che voglio, forse con fatica, pensando di non farcela e con molte difficoltà, ma poi ce la faccio sempre.
Ma soprattutto... giuro solennemente di non avere buone intenzioni perché sono certa che il meglio deve ancora venire, anzi sta per arrivare!
Questi sono i 18 momenti "più felici" che ho fotografato nel 2017.


venerdì 27 ottobre 2017

Are you ready for it?

Negli ultimi anni Taylor Swift è diventata una delle cantanti più acclamate al mondo e, nel corso dei cinque album che ha pubblicato, ha avuto un escalation sempre maggiore. Love Story è considerata la canzone Country più venduta della storia, in seguito Speak Now è entrato nei Guinnes World Record come album con la più veloce vendita digitale e con il maggior numero di canzoni in classifica simultaneamente di un'artista femminile, poi con il disco e il tour di Red è entrata ufficialmente a far parte della lista di artisti con più vendite ed infine con 1989 ha superato ogni record sorprendendo chi le aveva sconsigliato di abbandonare il Country per abbracciare un Pop più mainstream; 1989, infatti, non solo ha venduto dieci milioni di copie in tutto il mondo, ma le ha fruttato numerosi premi importanti e soprattutto l'ha portata ad essere la prima artista femminile a raggiungere il traguardo di un miliardo di visualizzazioni con i video di Shake It Off, Blank Space e Bad Blood.
Dopo traguardi del genere la Swift non poteva che tornare sulle scene musicali in modo ancora più sorprendente e l'ha fatto innanzitutto mediante una forte attività promozionale: ad Agosto ha infatti eliminato ogni contenuto presente sulle sue pagine Social rendendole così bianche e prive di post per alcuni giorni, poi sono apparsi dei veloci - ed un po' inquietanti - video di serpenti ed infine il 25 Agosto 2017 è uscito il nuovo singolo, Look What You Made Me Do che ha immediatamente infranto ogni record: ha esordito subito al primo posto della classifica di iTunes in 74 paesi ed è stato il brano più trasmesso su Spotify con oltre 8 milioni di streaming rendendo così Taylor Swift l'artista femminile più ascoltata nella storia della piattaforma in 24 ore e l'artista più passata nelle radio statunitensi durante quel giorno. Anche il video non è stato da meno, perché in ventiquattro ore è stato quello più visualizzato su YouTube. Ma con questo singolo Taylor ha fatto capire subito che non è più la stessa del passato, sfruttando infatti le critiche che spesso le sono state mosse da altri artisti e dai media, ha specificato che la vecchia Taylor è morta. Look What You Made Me Do è infatti la canzone più arrabbiata ed aspra che lei abbia mai scritto ed il video non è da meno: attraverso riferimenti a video del passato e ad episodi di gossip che l'hanno vista protagonista (come la disputa con Kanye West o il litigio con Katy Perry), Taylor si distacca totalmente dalla ragazzina dai lunghi capelli biondi ed ondulati, con la chitarra in mano e l'atmosfera un po' fiabesca, diventando invece una donna dura, scura ed arrabbiata che ironicamente indossa la veste di "serpe" che le hanno affibbiato per far capire molto chiaramente qual è il suo punto di vista.
"The old Taylor can't come to the phone right now... Why? Oh, 'cause she's dead!"
Lontano dai suoni armonici di chitarra e dalle canzoni ispirate ad amori finiti o non corrisposti - a cui tutte noi ci siamo rispecchiate almeno una volta -, il nuovo album di Taylor Swift, Reputation che uscirà il 10 Novembre, si preannuncia totalmente diverso dai suoi precedenti lavori e a dimostrarlo sono anche gli altri due singoli che ne anticipano l'uscita, ...Ready For It? e in parte anche Gorgeous che, come il primo, hanno un suono Pop che sfocia fortemente nell'elettronica con beat artificiali, musica riprodotta elettronicamente e voce graffiante ed alterata.
Stanotte è uscito anche il video di ...Ready For It? che riprende la stessa atmosfera dark e leggermente inquietante di Look What You Made Me Do, anche se stavolta lei non è una zombie... Sebbene mi manchino gli scenari romantici di Wildest Dreams, trovo una certa continuità nei suoi ultimi videoclip; se si esclude infatti New Romantics che è un omaggio al successo di The 1989 World Tour e I Don't Wanna Live Forever cantata con Zayn Malik per la colonna sonora di 50 Shades Darker, nel video di Out Of The Woods - che è stato l'ultimo vero videoclip realizzato per l'album 1989 - lei ha un vestito celeste che è poi quello che indossa di nuovo nella prima scena di LWYMMD sotto forma di zombie, quasi come a voler dire che dal bosco ci è uscita ma è anche morta lì dentro ed è resuscitata, quindi cambiata inevitabilmente. Infine in ...Ready For It? si assiste al vero cambiamento, Taylor infatti è sdoppiata: c'è una Taylor oscura e quasi aliena che tiene prigioniera la vera Taylor che alla fine riesce a liberarsi e a sconfiggere la sua parte dark, ovvero quella che gli altri descrivono di lei.
Nonostante il suo significato nascosto, ho comunque sperato che, durante la scena sul cavallo bianco, ci fosse un veloce cameo delle riprese a cavallo dei video di Wildest Dreams, Blank Space e Love Story tornando così ad atmosfere meno cupe, ad una lei meno arrabbiata e a canzoni con maggiore spessore musicale (e per "spessore musicale" intendo musica suonata con uno strumento vero). Ma per questo forse bisognerà aspettare il video di Gorgeous che è una canzone più morbida rispetto alle prime due o forse bisognerà attenere che la fase Reputation passi del tutto.
Ad ogni modo, anche se da sua grande fan non sono molto soddisfatta della direzione che abbia intrapreso musicalmente parlando con questo nuovo album, non vedo l'ora che arrivi il 10 Novembre per poterlo ascoltare tutto e poter dare un giudizio completo. In fondo già con Gorgeous ha in parte dato voce ai miei pensieri con svariate frasi della canzone e probabilmente ci saranno altri pezzi in cui mi identificherò come ho sempre fatto con le sue canzoni ed inevitabilmente mi faranno pensare ai miei amori non del tutto dimenticati e alla fine rivaluterò questo disco. I'm ready for it!


domenica 12 febbraio 2017

Sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo

Al suo terzo Festival di Sanremo, c'è da dire che la direzione artistica e la conduzione di Carlo Conti hanno fruttato - finalmente - quello che a mio dire è stato il Festival migliore degli ultimi anni. Senza sé e senza ma.
Un Festival di Sanremo di record - stavolta meritatissimi! - che è iniziato con varie critiche. Prima fra tutte la presenza della cosiddetta Queen Mary - secondo me non indispensabile, ma di sicuro per l'audience sì; poi per la scelta di alcuni cantanti in gara, tra cui gli scongelati per Sanremo, i soliti Talent, i "ma chi cazzo è?" dei meno informati e i troppo esposti a Sanremo negli ultimi anni; per poi finire con le critiche alla Giuria degli Esperti in cui figurava la presenza della Youtuber Greta Menchi.
Non so dire quanto queste critiche siano state appropriate o meno, ma alle due passate di notte, mentre va in onda il Dopo Festival ed io sono adrenalinica come se avessi lavorato a Sanremo durante questa magica e complicata settimana (magari!), sono certa di una cosa: questo sì che è stato un gran bel Festival (anche se a me non ha portato molta fortuna).
È iniziato un po' lento, le canzoni non sono arrivate immediatamente e, inizialmente, la presenza di due cantanti in più rispetto ai venti degli ultimi anni, sembrava ingiustificata. Ma la verità è che quest'anno c'è stata una stragrande maggioranza di canzoni molto valide, ad eccezione di pochissime che proprio non si potevano ascoltare (vuoi per il testo, per la musica o per l'interprete). E già questo è un grande risultato per gli standard di Sanremo dove, al massimo, piacciono solo poche canzoni che quasi mai riescono a mettere d'accordo il vastissimo pubblico della kermesse sanremese.
Quest'anno invece le opinioni lette sui Social mi sono sembrate, stranamente, più o meno concordanti.
Bella la regia di Pagnussat, bella la scenografia, molto più che soddisfacenti gli ospiti musicali, un po' meno gli altri, ad eccezione di Luca & Paolo, Maurizio Crozza, Virginia Raffaele e Geppi Cucciari. Insomma, una sessantasettesima edizione memorabile.
In questi giorni ho letto svariate "pagelle" ed ora, a Festival terminato, volevo fare le mie, sul mio blog.
Nesli-Alice Paba (Do Retta A Te) e Raige-Giulia Luzi (Togliamoci La Voglia): unisco insieme le due coppie di questo Sanremo per il semplice motivo che sono stati i primi eliminati, ovvero i "due in più di cui si poteva fare a meno" a detta di praticamente chiunque. In realtà i duetti di questo genere non funzionano più dalla celebre Non Amarmi di Aleandro Baldi e Francesca Alotta e comunque nessuna delle due canzoni, secondo me, era bella come quest'ultima. S-coppiati questi artisti possono funzionare molto meglio.
Giusy Ferreri (Fa Talmente Male): la leggenda narra che fa talmente male sia la frase più ripetuta da me quando mi dicono che somiglio alla Ferreri (si scherza eh!). Non convince chi avrebbe dovuto votarla, noi altri siamo ancora legati a lei per il tormentone di Roma-Bangkok.
Ron (L'Ottava Meraviglia): io ancora mi chiedo perché Ron sia stato eliminato. Sono sinceramente perplessa al riguardo. Cioè, è vero che Ron ha scritto e cantato canzoni che sono dei pilastri immensi della musica italiana, ma a me questa non dispiaceva e la frase "saranno le stelle a inseguire i nostri momenti" è di una poesia sublime.
Al Bano (Di Rose E Di Spine): complimenti a questo giovane pugliese che quest'anno ha esordito sul palco dell'Ariston portando un pezzo fresco, giovanile e radiofonico. Beh, c'è da dire che dopo quindici volte che fai Sanremo, forse puoi anche iniziare a non interessare più, eh. Però il riconoscimento all'arrangiamento della canzone c'era, quindi il risultato è molto più alto del previsto.
Gigi D'Alessio (La Prima Stella): una parte di Napoli (e inspiegabilmente del mondo intero) amerà sempre Gigggi; la canzone non è nemmeno malissimo, ma forse avendo perso da poco una persona molto importante per mia madre, l'ho sentito più vicino del solito. A favore di Gigi dico che se lui avesse suonato il piano, forse avrebbe avuto un sapore differente, perché è innegabile che lui sia davvero un grande musicista.
Clementino (Ragazzi Fuori): l'altra parte di Napoli, di cui faccio parte anche io, invece tifava Clementino, già solo perché il pezzo dell'anno scorso era davvero bello; "contro" di lui c'è il fatto che è il secondo anno consecutivo a Sanremo e che la sua musica non viene capita fino in fondo in questo contesto, purtroppo (per questo sono stata fraintesa fortemente, pertanto volevo dire che a me Clementino piace e il suo sedicesimo posto mi ha davvero fatto urlare allo scandalo e questa non è un'inutile sviolinata, ma la verità).
Alessio Bernabei (Nel Mezzo Di Un Applauso): anche lui, un filino troppo esposto al Festival. La cover di Un Giorno Credi di Edoardo Bennato non gli è stata di aiuto come è successo ad altri artisti e forse non faceva proprio per lui.
Chiara (Nessun Posto È Casa Mia): Chiara ha una voce per cui io potrei vendere tranquillamente l'anima; non solo canta, ma lei sente quando canta e lo fa sempre benissimo. È una vergogna che si sia posizionata così in basso nella classifica perché la voce c'era, l'interpretazione anche e persino una bella canzone, forse un po' lenta, ma bella.
Marco Masini (Spostato Di Un Secondo): con il look un po' Hipster e questa canzone si può dire che Masini ha fatto molto di meglio, ma tutto sommato ha giocato un buon Sanremo quest'anno. D'altronde da lui non ci si può aspettare mai una delusione, quindi va bene così. Il suo l'ha fatto comunque.
Lodovica Comello (Il Cielo Non Mi Basta): lei è molto brava, è anche molto carina; non guasta nemmeno che abbia un numero esorbitante di followers e visualizzazioni. Ma c'è da dire che la sua voce, la sua espressività e la sua presenza scenica sarebbero perfette per i musical, un po' meno per il palco classico ed un po' ingessato dell'Ariston.
Michele Zarrillo (Mani Nelle Mani): lui è il classico cantante che al Festival di Sanremo ci sta proprio bene, quello è il suo habitat naturale e le canzoni sono perfette per questa kermesse. Che poi quest'anno somigli ad una persona importante per mia madre, per quanto mi riguarda l'ha fatto vincere in un modo che va oltre la musica. La sua cover di Se Tu Non Torni di Bosè è stata delicatissima e bella.
Samuel (Vedrai): senza i Subsonica sembrava un po' spaesato, ma con la cover e le ultime due puntate si è ripreso alla grande ed ha dimostrato di avere un gran bel pezzo - anch'esso poco affine agli standard sanremesi, ecco il perché dell'immeritata decima posizione - e di essere perfettamente a suo agio anche su un palco come quello impegnativo dell'Ariston, come se si trovasse ad un suo concerto.
Bianca Atzei (Ora Esisti Solo Tu): la canzone è in linea con RTL 102.5 e probabilmente è già in heavy rotation su questa radio, ma anche lei un po' troppo esposta al Festival ed il suo fanclub ancora non è delineato. C'è da dire, però, che con l'ultimo ascolto di oggi, persino io ho canticchiato il suo brano, quindi, almeno dal punto di vista radiofonico, la Atzei ha segnato almeno un punto a suo favore.
Elodie (Tutta Colpa Mia): una delle rivelazioni di questo Festival. Bella voce - un po' tendente ad Emma Marrone -, bella presenza scenica, testo che se fossi stata nella fase di depressione dopo una delle mie storie finite male, avrei ascoltato a ripetizione. Anche la sua canzone, dopo pochissimi ascolti, mi è entrata in testa e questo significa che la risentiremo spesso in radio e mi fa piacere.
Fabrizio Moro (Portami Via): su di lui erano concentrate moltissime aspettative. Moro non delude, ma anche lui ha fatto di meglio in passato, tuttavia il settimo posto direi che ci sta, tanto lui ha un pubblico molto forte e Sanremo non gli cambia troppo la situazione.
Sergio Sylvestre (Con Te): sabotato in qualsiasi modo possibile, un po' crescente nell'esibizione di stasera, resta il fatto che lui abbia una gran voce ed uno stile fuori dal comunque che purtroppo va fuori dalle sonorità tipiche italiane e sanremesi. Però arriva ad una posizione alta e sinceramente, va benissimo così.
Paola Turci (Fatti Bella Per Te): per quanto mi riguarda, le due regine indiscusse sono state lei e Fiorella Mannoia. Lei ha quest'anima Rock, questa sensualità e questa grinta che, unite a delle ottime esibizioni - di cui la cover è stata meravigliosa - ed una grande presenza scenica, le hanno fatto guadagnare un meritatissimo quinto posto, ma anche un'enorme stima da parte del pubblico che finalmente si è reso definitivamente conto di quanto questa artista meriti.
Michele Bravi (Il Diario Degli Errori): piccolino ma molto bravo. Un'altra rivelazione, con una bella canzone cantabile e radiofonica che ha un bel testo (nel quale mi sono rispecchiata proprio durante i giorni del Festival). Che la sua sia tra le canzoni più scaricate su iTunes e tra le più ascoltate su Spotify, fa capire quanto forte sia questo giovane artista.
Ermal Meta (Vietato Morire): ha esordito tra le Nuove Proposte l'anno scorso anche se il suo nome era già famoso per alcune bellissime canzoni scritte per altri cantanti. Ermal è un'artista con la A maiuscola, sa cosa significa cantare (e lo fa sul serio) e ne è una dimostrazione un'intervista lasciata a Radio Due subito dopo la fortunatissima e magistrale esibizione delle cover di Amara Terra Mia di Modugno, quando ha detto che gran parte della canzone va cantata a mezzo fiato. Lui ha studiato, è bravo ed è uno di quei cantanti che vorrei fossero più presenti nel panorama musicale italiano e, dopo questo enorme e meritato successo Sanremese, si spera che sarò accontentata.
Fiorella Mannoia (Che Sia Benedetta): Fiorella fa parte dell'Olimpo, e in questo Festival si è dimostrata un'artista a sé stante, quasi lontana dal resto della gara e meritava il primo posto. La sua è stata tra le canzoni più premiate e a giusta ragione; la Mannoia in ogni sua esibizione in queste sere ha dimostrato, non solo di essere una cantante immensa, ma di reggere il palco come solo una donna con la sua carriera può fare, con un'eleganza che ha steso tutti gli altri cantanti in gara. La vincitrice reale è lei, per quanto mi riguarda. Ogni sua esibizione - quella iconica di stasera ancora in particolare - mi ha fatto venire i brividi. Qui non si parla nemmeno più di una cantante, Fiorella è una Dea.
Francesco Gabbani (Occidentali's Karma): vince la canzone più radiofonica, innovativa e sagace. Se Gabbani l'anno scorso è stato una rivelazione vincendo tra le Nuove Proposte e dimostrandosi capace di fare una canzone passata moltissimo in radio, quest'anno si conferma un grandissimo artista, fresco, nuovo ed irriverente. La sua canzone è già un tormentone, in testa alle classifiche durante questa settimana e, con ogni probabilità, può diventare il brano più suonato dalle radio e restare un grande tormentone fino all'estate. Per di più Francesco rappresenterà l'Italia all'Eurovision e sento di dire che per quel genere di manifestazione, potrebbe essere addirittura uno dei nostri migliori rappresentanti.

E si conclude così il mio #Sanremo2017, con qualche rimpianto, con la solita nostalgia che mi viene sempre dopo la fine del Festival e la speranza che l'anno prossimo io possa tornare lì non per un giorno, ma per lavorare tra gli "addetti ai lavori della musica" sperando che, come un'Araba Fenice, rinasca dalle mie ceneri e faccia tesoro del mio diario degli errori, facendo di questi un modo per imparare, crescere e migliorarmi sempre di più.
E ora, alle 3.30 del mattino, con un gran mal di testa e gli occhi che lacrimano nonostante gli occhiali, vado finalmente a dormire.
Namastè, Alè!

martedì 3 maggio 2016

#MasterMusica... The end.

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando stalkerizzando Luca De Gennaro – diventato nel corso di questi mesi LucaMyLove e poi, per dignità, il DeGe –, ho scoperto che insegnava al Master in Comunicazione Musicale alla Cattolica di Milano. [In realtà è iniziato anche prima, sempre per colpa del DeGe indirettamente, perché tra i dieci e gli undici anni ho iniziato ad innamorarmi di MTV che in quel periodo è diventato l'unico canale che guardavo in televisione e Giorgia Surina, che faceva la VJ a TRL, era diventata la mia fonte di ispirazione, infatti mi ero messa in testa che se non fossi diventata una cantante, avrei preso il suo posto.]
Comunque, quando poi mi sono laureata e mi si sono posta la fatidica domanda cosa faccio ora della mia vita?, sono andata a smanettare sul Web alla ricerca di un master a Milano che avesse a che fare con la musica; perciò quando ho [ri]scoperto il Master in Comunicazione Musicale – finito chissà come nel mio subconscio –, ho pensato che io dovevo fare quel Master.
Credo di aver detto il primo "che ansia!" legato al Master quando ho inviato la mia domanda di ammissione corredata di curriculum vitae. Ho scritto quasi una decina di curriculum in altrettanti formati diversi prima di decidere quello da inviare, dopodiché ho passato i successivi lunghi mesi a sperare che fosse tutto corretto mentre l'attesa di una qualche risposta mi distruggeva.
Perciò quando lo scorso Ottobre ho ricevuto una telefonata dal coordinatore didattico del Master che mi informava che il 22 Ottobre avrei fatto il colloquio di ammissione, quasi svenivo nella sala d'attesa dello studio odontoiatrico dove lavora mia madre e dove quel giorno mi trovavo per capire se era il caso o meno di estrarre un dente del giudizio.
Ufficialmente però tutto è iniziato tra il 22 e il 23 Ottobre 2015, quando circa un centinaio di studenti – tra quelli che si erano iscritti al bando e quelli effettivamente presenti quei giorni – nella sede in Via Carducci dell'Università Cattolica del Sacro Cuore si sono tenuti i colloqui di ammissione. A ripensarci ora ancora mi si chiude lo stomaco per l'ansia (sì, sempre lei!): otto ore o forse pure di più ad aspettare seduta per terra davanti ad un'aula chiusa in attesa che arrivasse il mio turno – il problema di avere il cognome in T –, mentre attorno a me c'erano tutti potenziali rivali e nel frattempo nella mia mente si aprivano scenari quasi apocalittici in cui durante il mio colloquio mi avrebbero chiesto praticamente tutto lo scibile della musica o domande subdolamente psicologiche a cui non sarei stata in grado di rispondere correttamente. Per fortuna niente di tutto ciò è accaduto e infatti il 26 Ottobre – dopo un weekend a mangiarmi pure le ossa delle dita per placare l'ansia e mezza giornata a riaggiornare il sito e tutte le pagine Web del Master –, mi è arrivata quella mail in cui mi è stata confermata l'ammissione al #MasterMusica.
Quattordici giorni dopo è iniziata la più bella, emozionante e formativa avventura della mia vita. Mi sono trovata in un'aula insieme ad altre ventisei persone che come me avevano gli occhi che brillavano e il sorriso da Stregatto, noi eravamo i ventisette che ce l'avevano fatta!
Ventisette persone con esperienze diverse, provenienti da posti diversi e da università differenti ma con un sogno comune: la musica e forse è stato proprio per questo che incredibilmente abbiamo legato subito e siamo passati velocemente dall'essere semplici colleghi universitari ad amici, al diventare persino una seconda famiglia, totalizzante e praticamente sempre presente.
Insieme abbiamo affrontato questi sei mesi di Master, ci siamo formati, ci siamo supportati, presi in giro, abbiamo condiviso le tensioni, le emozioni, affrontato senza troppi danni l'esame di Economia della Musica e Nuovi Modelli del Business Digitale – con solo una gastrite da parte mia –, svolto tutti gli elaborati (talvolta improbabili), ci siamo entusiasmati alle lezioni più affascinanti e siamo sopravvissuti ai prof soporiferi; abbiamo vissuto esperienze-visto posti-conosciuto persone che ci hanno fatto vivere in un continuo stato di sogno, abbiamo consolidato amicizie bellissime, abbiamo fatto dei sorrisi insieme e della nostra passione il carburante che ci ha fatto andare avanti ogni giorno più determinati e siamo arrivati fino ad oggi che è stato l'ultimo giorno...
La fine di questo #MasterMusica che, almeno per quanto mi riguarda, lascia un grandissimo vuoto ma anche tanti ricordi meravigliosi che sono indimenticabili perché li ho condivisi con persone meravigliose a cui non posso fare altro che dire grazie e vi voglio tanto bene.
E, giusto per citare, almeno in parte, una canzone che de facto abbiamo "promosso" – aiutato a promuovere, va! – noi... This is (not) the end, perché noi siamo il futuro della musica.

lunedì 4 gennaio 2016

Si inizia

Ho pensato tanto a questo 2015 nelle ultime ore prima che terminasse; ci ho pensato tanto perché sono tuttora sorpresa di come si sia svolto, perché non è stato poi un anno così prevedibile ma ha riservato molte novità, perlopiù belle per quanto mi riguarda.
Ho trascorso gli ultimi istanti del 2015 - e i primi del 2016 - con le amiche di sempre, quelle che sono con me da quando scrivevo cuoricini sul diario della scuola dedicandoli ad animatori improbabili conosciuti durante le estati precedenti, che ridevano quando mi perdevo a fissare il vuoto durante un'incomprensibile (almeno per me) lezione di matematica, che mi hanno vista tremare prima di una doppia interrogazione di italiano e latino e che hanno sorriso con me per ogni bel voto ricevuto al liceo; le amiche che pensavo che avrei lasciato in quella struttura squadrata che ospitava l'Artemisia Gentileschi ad Agnano e che invece sono rimaste con me anche dopo, nonostante la distanza, i caratteri diversi e tutto il resto, le stesse per cui mi sono commossa alla loro laurea più che alla mia e che hanno saputo per prime della mia ammissione al Master.
Mentre in Piazza Dam si faceva un countdown disordinato, ho pensato molto a ciò che è successo nel 2015 e mi è dispiaciuto che un anno così stesse già volgendo al termine.
Mi sono rivista annoiata a casa di mio padre, con molti sconosciuti a brindare per il nuovo anno, mentre mi arrivavano messaggi di auguri dalla Serbia; mi sono rivista a Roma con mia madre e piangere con lei per la morte di Pino Daniele; follemente innamorata ed incondizionatamente masochista; il mio compleanno alla Fonoteca al Vomero; l'emergenza neve a Bologna e l'ultimo esame al DAMS, la tesi ancora incompleta, il panico di non aver passato quella dannata Storia della Musica II: l'Ottocento e la gioia di quel voto inaspettato; ho rivisto i pomeriggi passati sui libri di diritto, sulle traduzioni delle normative di Spotify e delle leggi inglesi del Live Music Act e del continuo andare avanti e indietro tra Via Belmeoro, la Biblioteca Comunale e la Biblioteca di Musica e Spettacolo in Via Barberia; mi sono rivista gioire per messaggi che contenevano inviti inaspettati ed in bocca al lupo da batticuore la notte prima della laurea; ripetere la tesi così tante volte da arrivare alla discussione con il mal di gola e poi gioire per aver finalmente superato quello che mi sembrava un muro insormontabile con dei cocci di vetro all'estremità; per poi prenotare un viaggio, il primo del 2015, il primo da sola, la prima vera follia della mia vita e l'amore incondizionato che non pensavo di poter provare; mi sono rivista mentre in un'enorme aula magna sentivo la frase "Helda Tassi, per i poteri conferitimi dalla legge la proclamo Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo" e dell'emozione incontenibile che ne è scaturita dopo che mi ha portato a livelli così immensi di felicità che difficilmente potrò raggiungere ancora. Mi sono rivista fare i pacchi da sola per poi lasciare la casa in Via Nazario Sauro 14 che per ottocentotrentotto giorni è stata la mia casa, la prima in cui mi sia sentita davvero a casa dopo Bagnoli. Poi c'è stato il Primo Maggio a Rimini e la decisione improvvisa di farmi il terzo tatuaggio in quella piccola città romagnola; il viaggio a Bruxelles con le stesse amiche che erano con me ad Amsterdam; la mia lettera e l'attesa interminabile per quella risposta che non avrei mai voluto leggere e la disperazione, il dolore, il senso di vuoto tipici della fine di un grande amore; i ritorni - di amicizia e di fiamma - che però non hanno comunque portato a nulla; le feste estive, le lauree delle mie amiche... La mia Grecia di nuovo e un altro flirt estivo ancora troppo improbabile e lontano anche se la mente e il cuore erano ancora altrove. Il ritorno a Napoli; l'ansia incredibile per il colloquio al Master, l'attesa snervante, il panico, la gioia infinita dopo quella mail di ammissione. Il trasferimento a Milano e l'inizio di una nuova, incredibile vita fatta di musica, di lezioni stupende, di conoscenze, di nuove e belle amicizie, di sogni in grande, di molte serate, divertimento e felicità.
Il 2015 è stato un anno che augurerei a tutti. Okay, forse non proprio a tutti, perché se la felicità è un diritto di chiunque, non lo è invece la prerogativa di alcune persone di fare del male in qualsiasi modo, dai kalašhnikov alle parole cattive e totalmente gratuite.
Ecco, ho pensato a tutto questo mentre i primi fuochi d'artificio che segnalavano l'arrivo del nuovo anno esplodevano nel cielo di Amsterdam. Ho pensato a quali persone vorrei lasciare nel 2015 e quali voglio assolutamente nel mio 2016, a quali saranno i prossimi viaggi, le prossime mete e i prossimi traguardi. Ho pensato che non voglio lasciare tutto il lavoro a Tyche che mi osserva da lontano, troppo impegnata per occuparsi solo di me, voglio essere io a rendere il 2016 bello almeno quanto il 2015 e io sono un'Acquario, determinata e testarda in modo incomparabile e quando mi metto in testa una cosa alla fine la ottengo, lottando tanto certo, ma non potrei mai accettare il contrario - non a caso il mio nome significa Guerriera -; perciò non spero che questo sia il mio anno bello ancora di più del precedente, ma lo pretendo.
Quindi a quattro giorni dall'inizio del 2016, con il riflesso dell'Olanda che ancora mi brilla negli occhi, buon anno nuovo a tutti, e soprattutto buon anno nuovo Helda.

lunedì 28 dicembre 2015

Note dell'iPhone, 16/10/2015

Seduta sulla nostra panchina. Sì, la chiamo ancora "nostra", nonostante siano passati due anni e tre mesi esatti da quando abbiamo condiviso quei pochi minuti seduti insieme qui; ironia della sorte, non l'ho fatto di proposito a sedermici proprio oggi, semplicemente sono in attesa, come al solito. In realtà non dovrei comunque chiamarla così, siamo stati seduti su quella panchina venti minuti al massimo, il tempo di restare abbracciati e lasciare che i nostri occhi - entrambi scuri come il caffè - parlassero per noi.
Ci sono passata tante volte, sia prima che dopo quel giorno, d'altronde questa è una delle strade che percorro di più in assoluto a Napoli e ogni volta mi ricorda te, provocando un dolore sordo che col tempo ha iniziato a fare meno male, ma ritorna nei momenti più inaspettati, come una vecchia frattura quando cambia il tempo.
La "nostra" panchina, perché all'epoca avevo grandi speranze riguardo un "noi", speranze che poi, proprio come nel romanzo di Dickens, si sono se non dissolte almeno assopite; forse anch'io come Pip che alla fine incontra Estrella insieme ad un altro ed è felice per lei, un giorno ti incontrerò con un'altra e non farà più male, nonostante non sia mai stata davvero tua. In fondo Dickens è stato lo scrittore del "vero", magari ha ragione.
Ma per il momento non sono tanto fortunata, la tua assenza è sempre troppo più presente delle tue presenze e io vorrei parlarti raccontandoti com'è andata la mia giornata e sapere com'è stata la tua, sorridere quando con il tuo umorismo tagliente critichi qualcosa ed alzare gli occhi al cielo - divertita - quando sei assolutamente sicuro di aver ragione, così dolcemente presuntuoso. Vorrei non dover pensarci a lungo prima di inviarti un messaggio, per poi decidere di cancellarlo ancora prima di premere invio perché tanto non avrebbe senso; vorrei non aver paura di disturbarti, sempre e vorrei sorridere molto più spesso ricevendone uno tuo e ormai accade sempre più di rado, senza più la dolcezza dei tuoi "buongiorno" e "buonanotte piccola H". Vorrei ricevere ancora quegli sguardi che forse ora rivolgi alle tue amiche, ad un'estranea dai capelli blu che incroci per strada o ad una tua collega di università e vorrei non essere così gelosa per questo. Ma soprattutto ti vorrei nella mia vita, cazzo quanto ti vorrei.
Per ora resto seduta qui ancora un po', a ricordare il nostro primo bacio e il primo bacio in assoluto per cui io abbia davvero provato qualcosa; e mi sembra quasi di sentire la pressione delle tue labbra sulle mie, la nostra indecisione che poi sfociò in passione escludendo tutto il resto al di fuori di noi. Mi sembra ancora di sentire te.

giovedì 26 novembre 2015

Thanksgiving.

Tra alcune ore - a seconda del fuso orario - tutta l'America sarà seduta attorno ad una tavola imbandita di varie "squisitezze" - se tali le si può definire -, tra cui il posto d'onore sarà riservato ad un tacchino... morto, imbottito di castagne, verdura ed erbe e cotto al miele... una tale bontà che ho avuto il piacere di mangiare alcune volte e che ancora mi provoca i conati di vomito al solo pensiero. Inoltre milioni di tacchini sono stati ammazzati per rispettare una tradizione, ma d'altronde gli americani hanno ben altre morti sulla coscienza, così come gran parte del mondo occidentale... facciamo anche tutto.
Per cosa si può essere grati precisamente in questo periodo? Con il ricordo ancora vivido degli attentati a Parigi, o in Mali, della ricerca frenetica al terrorista a Bruxelles inquietantemente deserta in questi giorni, alla Francia che bombarda la Siria per "mirare la sede dell'Isis" ma uccide perlopiù civili e non si differenzia poi tanto dai terroristi, così come la Russia, o la Germania o qualsiasi altro Paese che ha deciso che rispondere alla morte con altra morte sia la cosa giusta da fare. Così adesso quelli che si autoproclamano "buoni" hanno fatto una guerra contro i "cattivi", ma chi l'avrebbe mai detto che erano così tanti i cattivi da eliminare.
Per cosa precisamente si dovrebbe ringraziare? Per il continuo stato di paura in cui siamo tutti? Paura che inizia ad essere quasi un'ossessione per cui si hanno ripensamenti sul viaggio con le amiche prenotato da mesi, o di andare a fare una passeggiata in Duomo, di avere uno straniero seduto accanto in metro, di vedere un concerto... paura che accieca tutti e rende insani...
Questa è una guerra, una guerra molto diversa da quelle fatte di trincee e strategie militari che si studiano nei libri di storia, questa è una guerra in cui non si sa contro cosa si combatte e perché e soprattutto come si fa a combatterlo.
Ma persino in un periodo così buio, forse qualcosa per cui essere grati c'è.
C'è che la rivalità tra Inghilterra e Francia che dura da secoli (dai miei ricordi accademici risale probabilmente a molto prima della Guerra dei Cent'Anni | 1337-1453), eppure dopo le stragi a Parigi l'Inghilterra ha cantato la Marsigliese in segno di pace e sostegno; c'è che due signori che hanno perso la figlia durante la strage, hanno dimostrato una forza ed una compostezza che dovrebbe essere d'esempio per tutti, lanciando un grandissimo messaggio di pace nello stabilire che il funerale di Valeria Solesin sarebbe stato laico ed aperto a qualsiasi persona di qualsiasi religione che avrebbe avuto voglia di unirsi al dolore della perdita, dichiarando inoltre che i terroristi che hanno ucciso Valeria non avranno il loro odio e in questo clima di sospetto, di chiusura delle frontiere, di accuse becere nei confronti degli stranieri come se "musulmano" inglobasse implicitamente la parola "terrorista", è la migliore vittoria che potessimo segnare a discapito dell'Isis, molto più forte di qualsiasi colpo di kalashnikov.
E se in un periodo così buio essere grati per cose banali può sembrare inutile ed inadeguato, in realtà credo che proprio le cose apparentemente banali possano essere un buon motivo per cui essere grati, d'altronde la felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.
Perciò, nonostante il 2015 sia stato un anno di guerre e sangue e dolore per il mondo, non posso non considerarlo invece nel personale l'anno più bello, soddisfacente ed indimenticabile della mia vita, contro ogni previsione persino più bello del precedente.
Il 2015 è stato l'anno della mia laurea al DAMS, di vari viaggi di cui uno in particolare che resterà per sempre nel mio cuore in cui ancora sento gli odori della Serbia, il sapore della pljeskavica e la forza dell'amore; è stato l'anno del consolidamento di amicizie già incredibilmente forti e di abbandono di altre che si sono dimostrate false e sbagliate; l'anno in cui ho amato tanto e perso; l'estate di Rodi e delle meraviglie della [mia] Grecia ancora una volta, della pita, del mare meraviglioso, di un altro Tempio di Atena e di altri baci in lingue straniere; del tentativo di innamorarmi ancora, nonostante non fosse la persona giusta o il momento giusto (e nemmeno la me giusta); l'anno in cui ho dimostrato che il mio nome significa guerriera e che lo sono stata davvero tanto... Il 2015 è stato un anno intenso e bello oltre ogni aspettativa che si sta concludendo con una delle più grandi soddisfazioni: l'ammissione - e l'attuale frequentazione - del Master in Comunicazione Musicale.
Non importa se ho degli indesiderati "coinquilini" a sei zampe nella casa che ho affittato e che sta dimostrando chiaramente di non volermi nemmeno un po', nonostante assenze che tornano di tanto in tanto e fanno ancora male, nonostante le temperature che tocchino già lo zero ed a dispetto di occhi e pensieri cattivi ed invidiosi (non è vero ma ci credo!) che provano a buttarmi giù senza rendersi conto che io comunque sono più forte.
Io sono grata e ringrazio per questo fantastico 2015, e lo faccio oggi perché dell'America amo la cheesecake, i blue-jeans, Bob Dylan, la pista di pattinaggio al Rockefeller Center e la Route66, ma anche le festività e le tradizioni come questa (graziando il tacchino!), perché è importante anche fermarsi e fare un resoconto e soprattutto essere grati per ciò che di bello si riesce ancora ad avere.

mercoledì 28 ottobre 2015

Cronache di una studentessa fuori sede (di nuovo!)

Cosa si fa a Milano quando piove e si è soli in hotel se non si vuole fare la stessa fine di Janis Joplin?
Si passeggia fino allo strenuo per Corso Buenos Aires guardando i vestiti in vetrina e pensando a quanto ti starebbe bene quel cappello bordeaux che indossa il manichino! Che poi camminando mi sia venuta una disdicevole voglia di cheasecake con la base di Graham Crackers alla cannella - che a tratti sembrava voglia di crostata di crema pasticciera e fragoline -, nonostante in hotel avessi un'enorme quanto ottima frittata di maccheroni cucinata dalla mia chef che ama farsi chiamare mamma, è un'altra storia di cui la SPM è sicuramente la principale responsabile. Nonostante ciò, habemus cheasecake perché vicino all'albergo ho scoperto una yogurteria che in vetrina aveva esposta questa bellissima torta che mi chiamava come se fosse stata messa lì per me e le mie capacità di resistenza erano scarse come se mi fossi trovata davanti ad un paio di occhi acquamarina appartenenti ad un ragazzo slavo.
Mangiata la frittata di maccheroni ed in attesa di Jane Eyre in TV per mangiare il dolce newyorkese, ho deciso di concedermi un po' di tempo per riportare le cronache di una studentessa fuori sede - la vendetta.
Ebbene sì, sono di nuovo una studentessa fuori sede, o meglio, lo sarò tra qualche giorno quando sarò di nuovo una matricola. Che poi quando si inizia un Master si può davvero dire di essere una "matricola"?
Ma partiamo dall'inizio, anche se non è proprio l'inizio, in effetti. Sono di nuovo alla ricerca di una casa, che è il mio incubo ricorrente da quando avevo quindici anni e mezzo e probabilmente è una delle dieci piaghe d'Egitto dopo le locuste e la pioggia di ghiaccio e fuoco; la prossima volta che mi metterò in cerca di una casa, dovrebbero darmela ad honorem. Quindi, esattamente come - l'ormai lontano Ottobre 2011 -, sto trascorrendo ancora una volta una notte da sola in una stanza d'albergo e questo mi fa pensare a quante cose siano cambiate nel corso di questi quattro anni e quanto io stessa sia cambiata. Innanzitutto ricordo che le notti trascorse da sola in quell'albergo a Bologna furono un trauma e la prima sera piansi per un'ora da sola abbracciata al cuscino, ora mi abbandono molto più difficilmente a crisi isteriche (disse quella che proprio stamattina ha avuto una crisi isterica e due giorni fa quando ha saputo di essere stata ammessa e tre giorni fa quando pensava invece che non sarebbe mai stata ammessa - reticenza!), ma adesso sono laureata, perciò - almeno in teoria - dovrei essere illuminata dal lume della conoscenza, ho perso circa una ventina di chili per entrare finalmente in una quarantadue e soprattutto sono entrata nell'età in cui il primo numero è un 2 e non più un 1! Inoltre dopo il mio viaggio dell'amore in Serbia, direi che una notte in hotel a Milano non rientri tra le cose più difficili (o improbabili) che abbia fatto da sola.
A proposito del viaggio dell'amore, proprio in quel periodo, a cinque giorni dalla discussione della mia tesi di laurea e ad una settimana dal meraviglioso «Helda Tassi, per i poteri conferitimi dalla legge la dichiarò Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo», ho pensato molto al cosiddetto "post-laurea"; un pensiero che mi ha angosciata per sette mesi per poi diventare un pianto di gioia quando lunedì mi è arrivata la stupenda mail «Gentile HELDA TASSI, siamo lieti di comunicarLe l'ammissione al Master universitario in COMUNICAZIONE MUSICALE».
Ce l'ho fatta! 
Venticinque posti, più di sessanta candidati che per due giorni hanno aspettato come me ore interminabili prima di poter fare il loro colloquio (naturalmente il mio cognome inizia per T, perciò come al solito ero la terzultima del mio giorno... Ma gli ultimi saranno i primi e infatti!).
Io ero certa, sicurissima al punto da iniziare a pensare al suicidio stoico di Seneca, di non averlo superato, e invece la  signorina Tassi ha fatto bene il suo percorso universitario, ha fatto una buona tesi ed ha interloquito adeguatamente al colloquio mostrando chiaramente le proprie idee. Quindi tra quei venticinque ci sono anche io! (Sentito Luca De Gennaro? Ora assumimi e ripristiniamo insieme TRL, I'll be your VJ!)
Quindi, mentre i Negrita rotolano verso Sud, io mi sposto sempre più a Nord, pertanto è probabile che un giorno mi sentirete sulle frequenze di Radio Polo Nord e il mio direttore sarà Babbo Natale.
E se i corsi del DAMS mi entusiasmavano, quelli del Master in Comunicazione Musicale sono l'apoteosi del piacere e sono ancora più impaziente di ricominciare a studiare (conosco persone che mi controllerebbero la febbre se mi sentissero dire una frase del genere, eppure...) e di mettermi alla prova proprio nell'ambito che io ho sempre amato tanto, perciò va bene tutto, io sono carica.
Ora mi godo Jane Eyre mangiando quella deliziosa cheasecake che mi guarda dalla piccola scrivania della mia stanza d'albergo. Ah, per la cronaca, Charlotte è la mia preferita delle sorelle Brontë.