Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

lunedì 21 novembre 2016

Animali Fantastici E Dove Trovarli


O meglio: she's back.
J.K. Rowling and her magic world are back.
Se anche voi, come me, avete pianto più di Mirtilla Malcontenta in tutta la sua esistenza quando Harry Potter è finito, allora di sicuro l'espressione di Cornelius Caramell nella gif qui sopra rispecchierà la vostra quando finirete o avete finito di guardare Animali Fantastici E Dove Trovarli e sono altrettanto sicura che salterete (o siete saltati) dalla sedia quando sullo schermo comparirà di nuovo il logo della Warner Bros con l'Hedwig's Theme in sottofondo.
Con la frase "All was well", la Rowling aveva reso orfana un'intera generazione di persone che sono rimaste con Harry fin proprio alla fine, e non bastava colmare l'assenza del magico mondo in cui la Rowling ci ha insegnato a rifugiarci rileggendo ogni estate tutti i libri della saga e riguardando i film ogni volta possibile; diciamolo, senza Harry Potter sembrava un po' come se tutta la felicità fosse sparita dal mondo. Ma dato che zia Jo ci ha insegnato che la felicità può essere ritrovata anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce, dopo i racconti "di estensione" su Pottermore, ha reso il 2016 un anno di nuovo magico.
Ammetto che ho reagito all'ottavo libro della saga - Harry Potter And The Cursed Child - con parecchio scetticismo, quasi con rancore nei confronti di questa immensa scrittrice che mi ha fatto sognare tanto; infatti ho provato a leggerlo in inglese, ma poi, un po' sdegnata, ho interrotto la lettura per poi riprenderla in italiano solo quando il libro è arrivato anche qui in Italia e, sebbene abbia trovato il libro/sceneggiatura un po' forzato, devo ammettere che non posso dirmi completamente contraria a La Maledizione Dell'Erede e, una parte di me, l'ha apprezzato molto più di quanto sia stata disposta ad ammettere dopo averlo letto e terminato in tre ore e mezza.
Per quanto riguarda Animali Fantastici E Dove Trovarli, invece, le mie aspettative erano diverse. Naturalmente ho letto il piccolo libricino omonimo, ma facevo un po' fatica ad immaginare come potesse evolversi in una storia vera e propria, per cui quando ieri pomeriggio mi sono seduta nella sala iSens dell'Uci Cinema di Casoria, devo ammettere che non ero affatto preparata a quello che poi ho visto.
Animali Fantastici E Dove Trovarli è un film inaspettato, anzi, inaspettatamente oltre le aspettative. Se l'inizio può risultare lento e quasi privo di senso, in poco tempo il film trasporta invece lo spettatore in un mondo magico che forse lascia ancora più sbalorditi rispetto a tutti gli incantesimi che si svolgevano ad Hogwarts. Il personaggio di Newt Scamander - interpretato dall'incredibile Eddie Redmayne - ha una forte potenza espressiva e non si può che restare totalmente affascinati ed ammaliati da lui, dal suo modo diverso di vedere le cose e dalla capacità di trovare del buono anche e soprattutto in creature che gli altri allontanano. Ancora una volta la Rowling delinea un personaggio la cui luce diventa quasi un modello da seguire e un monito per tutti: non necessariamente ciò che è diverso è sbagliato o cattivo e Newt, con i suoi modi un po' schivi e la sua predilezione ad interagire più con gli animali fantastici piuttosto che con le persone, riesce a farcelo capire perfettamente. Ma se da un lato ci lasciamo trasportare dall'incanto per queste nuove creature e seguiamo con apprensione e meraviglia le vicende di Newt, della sua valigia magica e delle persone che incrociano il suo cammino a New York, dall'altro c'è una trama più sottile che si delinea nel corso del film e che ad un Potterhead accanito - come me! - riporta in mente storie secondarie accennate nei libri di Harry Potter che probabilmente tutti avrebbero voluto approfondire. La Rowling butta di tanto in tanto queste Easter Eggs per attivare la nostra memoria: gli articoli della Gazzetta del Profeta riguardanti un temibile mago oscuro che non è Lord Voldermort, bensì il suo "predecessore" Gellert Grindelwald, il ciondolo dei Doni della Morte, la frase "per un bene superiore"... tutto rimanda ad un mondo magico che noi conosciamo solo in parte dalle pagine per noi incomplete di Vita E Menzogne Di Albus Silente ad opera di Reta Skeeter; un mondo che precede la nascita del bambino che è sopravvissuto. Attraverso una serie di colpi di scena, di cui uno particolarmente sorprendente nel finale - con una specie di cameo che richiama il film Parnassus -, il film ci porta ad indovinare i primi elementi di una storia complessa ed affascinante che riguarda anche la gioventù di Albus Silente e che si delineerà nei prossimi quattro film di questa nuova saga fino ad arrivare alla data del 1945: anno della battaglia tra Silente e Grindelwald e della sconfitta di quest'ultimo, ma anche l'anno in cui Tom Riddle termina gli studi ad Hogwarts e va a lavorare da Magie Sinister prima di far perdere le sue tracce e tornare poi con il nome di Lord Voldemort.
Ancora una volta J.K. Rowling riesce a creare e trasportarci in un mondo che lascia a bocca aperta - e a me, personalmente, anche con un po' di invidia perché vorrei essere capace di scrivere ed inventare come lei - in cui ogni dettaglio non è mai lasciato al caso e sono sicura che questa nuova saga saprà sorprendere (quasi) quanto Harry Potter. 
[E ora, dopo averci fatto desiderato civette bianche, gatti dal pelo fulvo, zampe storte e muso schiacciato, Ungari Spinati e Puffole Pigmee, ora ci fa desiderare intensamente gli Snasi e (quasi) tutti gli altri. Io, nel frattempo, vado a recuperare tutti gli animali fantastici scappati dalla valigia di Newt per il concorso messo in palio da UCI Cinemas e sono pronta a lanciare Maledizioni Senza Perdono a chiunque pur di vincere il viaggio a Londra negli Studios di Harry Potter.]

Fatto il misfatto (almeno per adesso).

mercoledì 9 novembre 2016

Where is the American dream now?

November 9th, 2016.

Ci sarebbero tanti modi per definire questo giorno, ma l'unica parola che mi è venuta in mente quando qualche ora fa mi sono svegliata ed ho letto che Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d'America è stata: paura.
Non che la Clinton fosse una candidata ottimale, ma Trump Presidente è una vera e propria catastrofe.
E pensare che ieri sera credevo che la cosa peggiore di quelle ore fosse stata cadere da un autobus, fare un volo con le bottiglie d'acqua in mano e provocarmi una distorsione alla caviglia, un ginocchio scuoiato ed una leggera lesione al polso ed essere sola e senza adeguate medicazioni. Stamattina, invece, mi sono svegliata con caviglia e ginocchio gonfi ed un'oppressione al petto che aveva poco a che fare con il mio clamoroso volo di ieri sera.
In questi mesi ho letto troppe volte un disdicevole menefreghismo da parte di molti account sui Social – non mi va nemmeno di definirli persone, perché come ho già detto in un altro post, la loro "potenza" sta solo nel numero di like e retweet – riguardo l'interesse degli italiani alle presidenziali americane. E io, in prima persona, sono stata "accusata" di voler fare l'americana, con tutti i video anti-Trump che ho condiviso. Ma in realtà, le presidenziali americane interessano tutti, non solo gli americani, ma anche il mondo intero, incluse l'Europa e sì, anche l'Italia in quanto paese della NATO legato all'America. In soldoni: se Trump domani si sveglia e vuole fare una guerra, l'Italia è chiamata in causa. Finché gli Stati Uniti saranno una potenza del genere, tutto il mondo sarà legato ad essi e dovrà interessarsi di cosa succede nella politica americana.
E purtroppo non è la prima volta che l'America mira contro se stessa da sola e, come per ironia della sorte, la storia si ripete in una data che è lo specchio di un'altra data terribile: 11/9 - 9/11.
La vittoria di Trump oggi rende questa data triste, ci aspettano quattro anni bui, ancora più oscuri di questi che stiamo vivendo ora, con la minaccia dell'Isis, la Corea, Putin e tutto il resto.
Mi sembra passato un secolo da quando otto anni fa fu eletto Barak Obama, sebbene avessi solo sedici anni, avevo la percezione che un Presidente di colore come lui avrebbe cambiato non solo l'America, ma il mondo intero. Ricordo che per il Ringraziamento subito dopo l'elezioni, mio padre mi venne a prendere a scuola ed andammo alla base americana; era una sala enorme piena di Marines e di americani residenti a Napoli e la mensa quel giorno aveva preparato tacchino imbottito e cotto al miele ed apple pie, nella più tipica tradizione americana. La TV era accesa in attesa del discorso ufficiale di Obama e ricordo le facce di attesa e di speranza di tutte quelle persone attorno a me e pensai che quello doveva essere il sogno americano e che io, che di americano conoscevo la Halloween Cup con gli Harshey's, i Reese's e i Butterfinger, l'Eggnog a Natale, il tacchino imbottito e poco altro, mi sentii in qualche modo parte di quel sogno. Forse perché volente o nolente mi sono ritrovata nella cerchia della mia famiglia un'americana che è la compagna di mio padre, ma allora come adesso capivo benissimo quanto l'elezione di quel Presidente fosse importante non solo per l'America ma per tutti.
Barak di certo non è stato perfetto, ha fatto anche lui i suoi errori, alcuni particolarmente grandi, ma si è dimostrato un Presidente moderato, abbastanza illuminato ed ha fatto molto. Le leggi sulle unioni civili in tutti gli Stati Uniti d'America è storia di solo un anno e mezzo fa e, se la Casa Bianca si è illuminata dei colori arcobaleno, è stato anche grazie ad Obama; lo stesso che ha lottato contro il razzismo e la parità dei diritti di tutti e voleva arginare quello schifoso Secondo Emendamento... E ancora più grande di lui, è stata sua moglie Michelle, una donna combattiva, forte ed onesta, una grandissima First Lady e madre impeccabile, un esempio da seguire.
E adesso, nello Studio Ovale ci sarà un uomo che, a ventisette anni dalla caduta del Muro di Berlino, vuole innalzare un muro tra gli USA ed il Messico, che vuole allearsi con la Russia che storicamente è sempre stata l'acerrima nemica dell'America... Oggi, 9 Novembre 2016, non ha vinto solo Donald Trump, ha vinto il razzismo, l'omofobia, il sessismo, l'ignoranza, l'odio e la paura.
Cinquantatré anni fa l'America si identificava nel celebre discorso di Martin Luther King, l'America aveva un sogno. Mi rifiuto di credere che ora quel sogno coincida con Donald Trump.
Dov'è il sogno americano adesso?

giovedì 27 ottobre 2016

L'ennesima stupida lettera d'amore

Ciao.
Sono mesi che non parliamo più e forse più di un anno che non parliamo seriamente e io mi sono ripromessa di non cercarti più perché è inutile e deludente ed ogni volta io ci sto peggio.
E con tutte queste "e" probabilmente tu già detesteresti questa frase smettendo di leggerla e facendomi così arrabbiare e star male.
E.
Mi sembro Vasco Rossi.
Comunque ci sto riuscendo. A non cercarti, intendo.
Dopo gli svariati messaggi senza risposta, alla fine ce l'ho fatta – con l'unica eccezione del tuo compleanno, ma non potevo non farti gli auguri, nonostante tutto –, quindi forse c'è un rimedio al mio incommensurabile masochismo.
Non dico che sia facile, ma questi quattro anni sono stati tutto tranne che facili. Credo che con te sia impossibile, o con me, non lo so.
In questi giorni stavo ripensando a quando ci siamo conosciuti. Ventinove Maggio Duemiladodici. Quattro anni fa. E nel modo più assurdo: grazie ad un mio tweet durante una puntata di A Tu Per Gu su Radio Deejay.
A volte mi chiedo come sarebbe stato se quel tweet non l'avessi mai scritto o se tu non l'avessi letto. Chi avrei desiderato così tanto in questi anni? Chi mi avrebbe inviato tutti quei messaggi? Con chi avrei parlato a telefono nel cuore della notte a bassa voce per paura di svegliare le mie coinquiline a Bologna? Chi mi avrebbe fatto versare le prime lacrime d'amore? Chi sarebbe stato il ragazzo che avrei amato per la prima volta, così tanto, in modo così totalizzante ed ostinato?
O forse ci saremmo conosciuti comunque, in un altro modo. Chissà.
La verità è che mi manca l'aria se penso che avresti potuto non fare parte degli ultimi quattro anni della mia vita e forse è il mio incommensurabile masochismo a parlare, ma sono contenta che tu ci sia stato, nonostante tutto.
Fatta eccezione per il tuo compleanno, è dal 18 Maggio che non parliamo e dal 29 Giugno che ho smesso di cercarti. Il che significa che sono quasi quattro mesi esatti, centoventi giorni e mi sembrano centoventi piccoli spilli infilati nel petto, ma fa' conto che questa sia la mia solita tendenza al dramma.
Il desiderio di scriverti c'è praticamente ogni giorno, ma mi trattengo, così come mi trattenevo nel dirti quello che avrei davvero voluto ogni volta che eravamo insieme. Troppo poche, comunque.
Nel frattempo cerco di non pensarti. Ci sono giorni in cui mi riesce benissimo: durante lo stage, ora che scrivo la tesi, quando sono con un altro... Ma poi arriva la notte e di tanto in tanto il tuo nome o il tuo volto compaiono nei miei sogni anche se questi non hanno niente a che fare con te, poi il sogno lo dimentico al mattino, ma quando mi sveglio resta comunque la tua presenza. E allora va male.
E frequentare altri ragazzi è abbastanza inutile, se nemmeno quello che sembrava l' "amore della mia vita" dagli occhi acquamarina e la lingua serba è riuscito a farmi dimenticare davvero di te, non credo che ci possa riuscire il primo arrivato. Un po' lo spero però. Non che non stia bene con altri, per fortuna riesco ancora a diventare di caramello fuso se a baciarmi è un ragazzo che mi piace molto, se ricevo i suoi messaggi o passo del tempo con lui e per una crudele ironia della sorte, ho passato molto più tempo con chi conosco da pochi mesi che con te. A volte penso anche che sono molto presa, ma non è lo stesso, con te tutto era diverso.
Quando tu mi inviavi un messaggio, anche dopo svariati giorni, succedeva sempre una cosa strana: avvertivo un leggero vuoto allo stomaco prima ancora di leggere il tuo nome sul display. Ancora adesso non so spiegarmi come sia possibile.
Ma che senso ha torturarmi così? Quindi mi butto a capofitto in altre pseudo-relazioni improbabili e complicate che non hanno né capo né coda e cerco di dimenticarti, qualche volta mi illudo anche di esserci riuscita, soprattutto di recente.
Questo post però è una prova del contrario; insieme alle mille note sul mio iPhone che inizialmente sono nate come messaggio per te, ma che non ti ho mai inviato. Temo che tu possa continuare a non rispondere e comunque sarebbe un po' da psicopatica scriverti: "Ciao, volevo dirti che sono innamorata di te, cazzo. Esattamente in questi giorni prima di Halloween, quattro anni fa, realizzavo che stavo perdendo la testa per te come non avevo mai permesso che succedesse prima e per mia sfortuna ti amo ancora anche se tu ti sei dimostrato uno stronzo. Con amore, Helda."
Meglio di no. Non ha senso scaricare un peso del genere su di te che sei completamente disinteressato e la memoria del mio iPhone è abbastanza capiente da reggere quel milione di note dedicate a te; magari un giorno resteranno solo quelle e basta.
Ma per il momento sono certa che se tra due settimane tornassi a Napoli e ti incontrassi per caso tra gli scaffali di dischi de La Feltrinelli in Piazza Dei Martiri come la primissima volta che ci siamo visti, ti amerei esattamente come ti ho amato su quella panchina in Via Chiaia quando ci siamo baciati la prima volta e come ogni momento successivo a quel pomeriggio del sedici Luglio 2013.
Forse passerà, forse no. Nel frattempo continuo a ripetermi una frase di una canzone del tuo TZN: "Sì, lo ammetto, un po' ti penso, ma mi scanso, non mi tocchi più."
E comunque... mi manchi, Mmio.
 

venerdì 7 ottobre 2016

Cari Coldplay...

Cari Coldplay,
io ho tutti i vostri dischi - originali eh! mica quelli comprati dal vucumprà in Piazza del Gesù, che credete! - certo, voi potreste obiettare che io sia una collezionista di dischi e non potrei darvi torto, tant'è che a quattordici anni ho comprato Headstrong di Ashley Tisdale semplicemente perché mi piaceva una canzone, dopodiché non l'ho mai più ascoltato e manco la mamma della Tisdale se lo ricomprerebbe, quindi resta lì, il più nascosto possibile nel mio scaffale con tutti i dischi.
Però generalmente se mi prendo la briga di spendere i miei soldi per comprare l'intera discografia di un artista/band - anziché, che ne so, comprare dei pantaloni di una taglia più piccola dato che quelli dell'inverno scorso mi stanno larghi - è perché mi piace parecchio.
Affinché voi lo sappiate, i vostri CD sono sistemati davanti a tutto, per farvi capire: c'è la discografia completa di John Mayer, Bob Dylan, Queen e poi spiccate voi proprio in pole position.
Per di più, ho passato svariate serate tristissime accasciata sulle piastrelle giallo vomito del mio appartamento a Bologna, piangendo disperata sulle note di Fix You e pensando al più stronzo degli stronzi, semplicemente perché la frase "When you're too in love to let it go" era proprio appropriata a lui/"noi". Nel frattempo speravo - invano! - che lui mi scrivesse facendomi così tornare gli occhi a cuoricino per qualche minuto, anche se però non serviva a placare il dolore che provavo perché lui non ricambiava minimamente il mio amore. (Ci ho impiegato quattro anni per capire che le sue parole dolci erano semplici parole di uno che è molto bravo a scrivere!)
Cioè, cari Coldplay, capite? Io ascoltavo voi in quei momenti! Mica Adele o Laura Pausini come fanno tutti! Cioè, è una cosa importante! La scelta della canzone in momenti del genere è davvero fondamentale, probabilmente se avessi ascoltato Someone Like You, mi avrebbero ritrovata diciotto ore dopo morta come Janis Joplin, invece voi mi avete dato la forza di andare avanti, di non ispirarmi al suicidio di Madame Bovary, ma di alzarmi e tornare nella mia stanza con un gran mal di testa e gli occhi rossi e gonfi come quelli di un coniglio albino e di pensare che io da sola avrei try to fix you, cioè me.
Io non so come funzionano le cose all'estero, ma qui in Italia è un casino con le prevendite dei biglietti di un concerto: gente che piazza metaforicamente le tende sul sito di TicketOne da giorni prima, persone che s'ammazzano per un posto in piccionaia, tipi del secondary ticketing che comprano biglietti per il corrispettivo di tutta la popolazione cinese per poi rivenderli a prezzi così alti che dopo un po' ti chiedi se sia meglio comprare un biglietto per il concerto o comprare direttamente la Parlophone... Cioè, una tragedia! Se poi si aggiunge che in questo periodo c'ho un po' le ovaie che girano come i pianeti del sistema solare, allora è proprio brutto.
Provate a capirmi, ho passato tutta la mattinata su quel dannato sito che ha crashato un triliardo di volte e alla fine non sono riuscita a comprare i biglietti né per il 3 Luglio né per il giorno dopo e nel frattempo dovrei scrivere la tesi del Master (che dovrei consegnare a fine mese ed ho scritto solo tre pagine per ora), sto cercando lavoro, mi faccio un casino di paranoie per altri motivi che non vi sto a raccontare perché insomma, i problemi in amore li abbiamo tutti, vero Chris?
Insomma, non è che avevo proprio tutta sta voglia di far scendere tutti i Santi dal Paradiso mentre perdevo il mio tempo su TicketOne. Fossi almeno riuscita a prendere un misero biglietto, e invece niente!
E il vostro concerto volevo proprio vederlo.
Poi immaginate la figata: io sono una di quelle che ai concerti urla così tanto che la mia voce quasi sovrasta la musica, chiunque si trova accanto a me preferirebbe essere svegliato ogni domenica dal trapano del vicino piuttosto che perdere l'udito durante il concerto a causa delle mie urla che sembrano quasi ultrasuoni, poi ballo, salto, a volte cado io da sola perché perdo l'equilibrio... Cioè, è proprio uno spasso avermi ai concerti, pensate quante risate! Poi volete mettere l'effetto speciale che manco Hollywood quando voi cantaterete Fix You e io allagherò San Siro perché tanto proprio in quel momento mi ricorderò di non aver mai dimenticato lo Stronzo e quindi ascoltare quella canzone dal vivo mi distruggerà? Ma noi pensiamo positivo, cari Coldplay, c'abbiamo la testa piena di sogni e siamo sicuri che per Luglio le mie paranoie saranno finite ed io avrò un ragazzo con cui limonare duro mentre voi cantate Yellow.
In Italy we say "che figata" and it means "it's very cool", pensateci Coldplay, in nessun'altra parte del mondo ci sarebbe un elemento del genere ad un vostro concerto; quindi mettiamoci d'accordo: io cucino una bella teglia grande di pasticcio di tagliatelle, vi invito qui a casa, ci beviamo un po' di vino italiano che è sempre buono, facciamo casino che tanto i vicini sono abituati a me che canto e voi in cambio mi date un accredito per il vostro concerto. Chris, mi rivolgo soprattutto a te, pensaci bene! Il pasticcio di tagliatelle in cambio di un biglietto, mi sembra ragionevole, no? Che lo so che tanto Gwyneth ti faceva mangiare al massimo solo una caesar salad!

martedì 20 settembre 2016

M'indigno anche io

Che bel paese l'Italia. L'Italia dell'arte, del buon cibo, della moda e di questo lungo, incessante Medioevo.
L'Italia delle tendenze, l'Italia degli ignavi di cui parlava Dante nel Terzo Canto della sua Commedia: sempre lì ad inseguire la direzione che il vento impone alla bandiera, perché loro non sanno prendere una posizione.
O meglio, una posizione magari la prendono anche, a patto che venga retwittata il più possibile.
E l'argomento è sempre lo stesso: il sesso.
Si direbbe che alla fine del 2016 il sesso non sia più una parola tabù, ma d'altronde il 2016 non è proprio l'anno in cui cade l'Impero Romano D'Occidente? Ah no, quello è il 476, però dai, il 6 finale è lo stesso, quindi direi che non cambi poi tanto, no?
Per cui è ovvio che in questo "periodo buio", parlare di sesso faccia ancora scandalo. Certo, non tutto il sesso, sia chiaro! Ci stiamo avvicinando all'Anno Mille, per cui riferimenti al sesso sono ovunque: un buon film al cinema, ad esempio, non può essere considerato tale senza una bella scena hot; però oh, se il termine è affiancato a due persone dello stesso sesso (per l'appunto!) o, ad una donna, allora ecco che diventa qualcosa di vergognoso di cui non bisogna parlare.
Anzi no, se ne parla, perché l'Italia ha sempre qualcosa da dire! (E forse il problema è proprio questo.)
Eh sì, perché se viene pubblicato in Internet un video di un momento intimo tra una ragazza della provincia di Napoli ed il lurido verme bastardo con cui purtroppo è stata, il problema non è lui che ha pubblicato quel video, anzi, lui è un gran figo! Ma lei, invece, è una "gran troia". Punto.
Ed ecco che diventano tutti campioni dello sport più amato d'Italia. No, non il calcio, ma la pratica atletica del pollice sul touch-screen dello smartphone. Così la rete si gonfia di perbenismi vari: perché lei non doveva fare quello che ha fatto, perché lei l'ha voluto, perché, perché, perché... Ma soprattutto tutti lì a ripetere quel "bravo" manco fosse il nuovo imperdibile tormentone estivo di Alvaro Soler, senza rendersi conto invece che il continuo replicare quel "bravo" li rendeva particolarmente simili ad un gregge di pecore che belano all'unisono.
Dopodiché però, la ragazza di cui sopra, si è suicidata, così eccolo di nuovo, l'italiano medio nella sua attività preferita di scrivere sul suo profilo quanto sia indignato per l'avvenuta tragedia; in questo sport la vittoria si misura in like e post clonati.
Ma poi basta che il nuovo lurido verme bastardo di turno decida di hackerare il computer di un personaggio più o meno famoso - che guarda un po', è donna ed è anche bella ed aveva delle foto private in cui era nuda "o peggio" -, allora l'italiano medio, con la sua memoria da pesce rosso, torna a sparare sentenze.
La verità è che in questo oscuro Medioevo esistono troppi moralisti, non so dire se sia colpa della Chiesa Cattolica che purtroppo per noi "risiede" in Italia (che dovrebbe essere un paese laico). So solo che il Medioevo mi annoiava anche quando lo studiavo a scuola.
Quanto difficile è arrivare ad un periodo storico - e magari a delle mentalità - più illuminato? Quanto tempo ci vorrà prima che una donna non venga giudicata perché fa sesso semplicemente per il piacere di farlo e non solo per procreare? Quanto tempo ci vuole per capire che di Vergine Maria ce n'è stata una sola (per fortuna)?
Una donna ha il sacrosanto diritto di fare tutto il sesso che vuole, di avere orgasmi quando e con chi le pare e anche come le pare, di fare del sexting ed inviare delle foto provocanti a qualcuno per il puro piacere di eccitarlo e giocare con lui e di avere persino delle foto provocanti nel suo personale computer o smartphone, scattate magari in un momento di particolare autostima o frivolezza di cui non deve dare conto a nessuno. Ha il diritto di guardare un film porno se le va e di commentare le prestazioni cinematografiche di Rocco Siffredi senza che nessuno per questo pensi che lei sia una poco di buono o una depravata. Tuttavia nessuno ha il diritto di spiattellare allo schifoso mondo del web ciò che rientra nella sua sfera privata, per il puro piacere di divertirsi umiliandola.
E smettetela di sentenziare sempre su qualsiasi cosa, piuttosto fatevi una bella scopata e tenetela per voi, che sul web ci sono già dei filmati girati da professionisti che sono più bravi e prestanti di voi e che vengono pagati profumatamente per questo.

E se state pensando che anche io, come l'italiano medio, ho gareggiato nella disciplina olimpica di digitazione compulsiva, posso rifilarvi la risposta di un caro amico: la chitarra è mia e l'accordo come stracazzo mi pare. Ovvero (per i meno sagaci): questo è il mio blog, potete anche evitare di leggerlo se non vi piace ciò che scrivo. [E comunque qualcuno deve pure iniziare a dipingere in prospettiva, perché per carità, bellissimi i quadri bizantini, ma in fondo è la Gioconda ad essere considerato il quadro più bello del mondo, forse proprio per la tecnica prospettica che rende il dipinto quasi reale.]

Peace, Love & Sex,
H.
.

lunedì 5 settembre 2016

Le mie vacanze greche, ultimo atto (forse)

Ho aspettato più di due settimane per scrivere il consueto post del viaggio in parte perché ho avuto poco tempo e in parte perché sto creando un nuovo blog in cui vorrei parlare solo dei viaggi che faccio, che ho fatto e che voglio fare. Ma per il momento è ancora work in progress.
Per la terza estate consecutiva sono tornata in Grecia, ho voluto questo viaggio con tutta me stessa e quindi, dopo aver setacciato i siti di viaggi/compagnie aeree perché la mia agenzia turistica ha dato forfait, ho trovato quello che mi serviva: due settimane a Creta.
Questa volta senza flirt o amori estivi, solo la mia Grecia, spettacolare come al solito.
Creta è l'isola più grande della Grecia, nonché la quinta più grande in tutto il Mediterraneo, proprio per questo ha poco a che fare con le altre isole che ho visitato, sembra una grande regione in mezzo al mare con varie città che ricordano più metropoli come Atene che piccoli villaggi incantati.
Il fascino ellenico dei templi, delle colonne dorico-ioniche e delle statue degli dei è lontano dagli stili architettonici ed artistici che caratterizzano Creta. In quest'isola magica, di reperti puramente ellenici ce ne sono pochi, è invece molto più profonda e radicata la storia veneziana ed ottomana, le cui tracce sono ancora oggi fortemente visibili.
Io ho soggiornato a Kokkini Hani, una piccola località balneare a pochi chilometri da Heraklion, quindi, per ovvi motivi, la capitale è stata la città che ho frequentato maggiormente. Lontana dalle case bianche di Lindos a Rodi o di Oia a Santorini, Heraklion è una capitale a tutti gli effetti, a metà tra l'Occidente e l'Oriente come Atene, con negozi importanti, strade larghe caratterizzate da una planimetria molto più romana che greca, con la croce principale da cui si diramano verticalmente ed orizzontalmente le altre strade.
Se, come me, si arriva ad Heraklion in autobus, la prima cosa che si vede è il porto veneziano caratterizzato dalla bellissima fortezza di Koules da cui si scorgono - almeno ad un occhio più attento - dei bassorilievi a forma di leone alato che non lasciano dubbi sull'origine veneziana della struttura. Esattamente di fronte alla fortezza si dirama il corso principale della città dove è impossibile non lasciarsi sedurre dai ristorantini che propongono gyro pita, ai negozi di souvenir che vendono argenti, tappeti, lampade turche e creme all'olio d'oliva, fino alle varie agenzie turistiche che propongono le escursioni più svariate. Sempre al centro di Heraklion, altre due strutture mi hanno affascinata particolarmente per la loro "parentela" con alcuni stili italiani: la Loggia Veneziana che mi ha ricordato il Palazzo Venezia in Piazza Venezia a Roma e la Fontana Morosini, italianissima come solo le fontane tardo cinquecentesche-seicenteche possono essere.
Da Heraklion un altro bus - un po' meno elegante di quello che dalla capitale arriva all'altra grande città dell'Est dell'isola, Agios Nikolaos - porta in meno di mezz'ora al Palazzo di Knossos. Dunque, se siete in fissa come me per la mitologia greca e per l'arte legata ad essa, vi avverto subito che in questo sito storico potreste quasi avere una Sindrome di Stendhal; se invece non avete la mia stessa passione, vi avverto comunque che potreste prendere un'insolazione. E questo mi è successo.
I resti del labirintico Palazzo di Knossos sono, a mio parere, tra i siti archeologici più belli che abbia visto in Grecia, insieme al Partenone e all'Acropoli di Atena Lindia. Un consiglio: se proprio pensate di seguire le orme di Teseo per uccidere il Minotauro e di uscire vivi dal labirinto grazie al filo di Arianna, e se soprattutto non avete altra possibilità che farlo l'otto Agosto ad orario di punta, ricordatevi almeno di portare tanta acqua fredda, un cappello e di cospargervi di protezione solare per bambini.
Poco distante da Kokkini Hani, c'è anche Hersonissos che di storico non ha proprio nulla, ma è la meta prediletta per chi vuole allontanarsi dalle numerosissime famiglie che si aggirano per l'isola ad Agosto con tanto di fastidiosi pargoli strillanti, per vivere un po' la movida cretese. Se la parte interna di Hersonissos è un'unica lunghissima strada caotica con numerosi negozi ad entrambi i lati, basta percorrere una delle stradine verso il mare per ritrovarsi su un litorale pieno di localini e ristoranti che accontentano le esigenze di tutti, e per tutti intendo i giovani, non quelli con gli enfants terribles a seguito.
Essendo nella zona Nord-Est dell'isola, arrivare nell'altra città principale era - almeno con l'autobus - alquanto impossibile a meno che non avessi voluto trascorrere una giornata intera - quattro ore andata e quattro al ritorno - a cercare di non vomitare per le curve a strapiombo sul mare. Quindi, purtroppo, non sono riuscita a visitare Chania e nemmeno la caratteristica spiaggia di Elafonissi con la sabbia rosa e la Laguna di Balos. Però in un giorno di pioggia, ho preso un autobus extraurbano e in due ore ho raggiunto la città di Rethymno, sovrastata da un'enorme fortezza veneziana - anche qui! - che però non sono riuscita a godermi come avrei voluto perché quel giorno il vento era impossibile e da là su si aveva quasi paura di volare via. Oltre alla fortezza, Rethymno è formata da un reticolo di stradine piene di negozi e di negozianti fin troppo insistenti che a forza vogliono venderti il medaglione con il Disco di Festo, simbolo cretese; sebbene siano passati dieci anni dal mio viaggio a Corfù con tanto di quinto metatarso fratturato, Rethymno un po' me l'ha ricordata.
Tra le escursioni più belle che ho fatto in quindici giorni a Creta, ad eccezione di Santorini che merita un discorso a parte perché è ad oggi il posto più bello che abbia mai visto, c'è l'Isola di Chrissi. Ad alcune miglia marine dal porto di Ierapetra, c'è questa incredibile lingua di sabbia bianco-dorata che è tutelata come area di intensa bellezza naturale ed è considerata i Caraibi della Grecia. E, pur non essendo mai stata ai Caraibi, posso assicurare che un mare come quello io non l'ho mai visto da nessuna parte; Chrissi è, in definitiva, un piccolo paradiso di circa cinque chilometri situato nella costa greca del Mar Libico ed è uno di quei posti da cui non si vorrebbe mai andar via, una volta arrivatici.
Creta è un'isola stupenda, con il mare più bello che abbia visto, che va dal blu, all'acquamarina fino a sfumature di verde. I cretesi sono tutti abbastanza disponibili e cordiali, sempre pronti a scambiare quattro chiacchiere e a svelarti quanto i greci e gli italiani del Sud siano simili culturalmente e fisicamente. Creta è l'isola dei gatti e quindi un po' la mia isola. Ma è anche l'isola delle contraddizioni, la zona in cui più di tutte si avverte la profonda e terribile crisi economica che ha colpito tutta la Grecia e che qui si riscontra soprattutto nei negozi abbandonati quasi di punto in bianco o dagli edifici in costruzione mai terminati. Al contrario di Rodi che è meta soprattutto di turisti russi molto ricchi, Creta è la meta preferita dalle famiglie, in particolare italiane e infatti non è insolito trovare cretesi che sappiano parlare in italiano. Inoltre, Creta è anche l'isola del vento, almeno nella zona Nord-Est dove io ho soggiornato, in cui il vento non si è mai fermato ed ha reso il bellissimo mare sempre molto agitato.
Infine da Creta è abbastanza facile - un po' meno dal punto di vista economico - raggiungere Santorini in due ore con un aliscafo veloce. Ho girato quest'isola magica in un solo giorno comprando un'escursione guidata; purtroppo il tempo è stato poco, ma Santorini è uno di quei posti in cui conto di tornare, magari anche quanto prima. Ho visto Oia, Fira e la spiaggia vulcanica di Perissa e, naturalmente, mi sono innamorata di questa piccola e deliziosa isola; Oia è il caratteristico villaggio composto da case e chiesette bianche con i tetti azzurri, i colori della Grecia - e del paradiso! - ed è, credo, il posto più romantico al mondo, infatti percorrendo quelle strade candide, io immaginavo universi paralleli in cui vi camminavo mano nella mano con un moro dagli occhi acquamarina... Ma è stata bella anche senza il suddetto moro dagli occhi dello stesso colore del mare ellenico; probabilmente il posto più bello che abbia visto finora.

Tornare in Grecia è stato ancora una volta magico. Provo un senso di appartenenza a questo paese, ai suoi profumi, ai colori, alla lingua ed al cibo e Creta (come Corfù, Eretria, Atene, Rodi e Santorini) è stata all'altezza delle mie aspettative e mi ha regalato un'altra estate meravigliosa, una bella conclusione per questi tre anni greci. Ma anche se l'anno prossimo non tornerò in questo paese e non sentirò più le persone parlarmi in greco perché mi scambiano per loro compaesana, questo non è un addio, ovviamente.

sabato 16 luglio 2016

No more kisses on a bench.

Quando mi sono svegliata, qualche ora fa, mi sentivo oppressa.
È strano, stanotte stranamente sono riuscita a dormire senza svegliarmi e restare con gli occhi aperti a fissare il soffitto bianco del mio monolocale in periferia. In un primo momento ho pensato che avessi di nuovo qualche sintomo dell'appendicite che in questi giorni mi sta facendo provare la paura di finire su un'ambulanza di notte ed essere operata senza i miei genitori; dopodiché ho ipotizzato che la sensazione di oppressione fosse normale in questi giorni, giorni in cui le edizioni straordinarie del telegiornale stanno diventando angosciosamente ordinarie.
E poi ho letto la data sul calendario e come se non bastasse la possibile appendicite e la paura del mondo in cui vivo, sono stata investita da una cascata di ricordi legati a questo giorno, di tre anni fa. E allora ho provato un altro tipo di dolore.
Il primo impulso è stato quello di digitare un numero che inconsapevolmente ricordo a memoria, ma per fortuna il mio buonsenso ha prevalso sulla mia euforia mattutina. Tanto non servirebbe a niente, tanto non risponde da settimane. È bastato ricordarmelo per lanciare il cellulare dall'altra parte del letto.
Eppure la mia mente, animata di una forza propria - che probabilmente vuole istigarmi al suicidio alla Emma Bovary - non la smette di farmi ricordare. E purtroppo io ho la capacità di ricordare proprio tutto: le immagini, i suoni, gli odori, le sensazioni, i sapori.
Ricordo che era una giornata caldissima ed io ero a Napoli, tornata probabilmente da poco da un'afosa Bologna dove avevo fatto gli ultimi esami prima dell'estate e ricordo che il giorno dopo sarei partita per Roma con delle mie amiche di Milano e che sarei rimasta nella città eterna per cinque giorni (che furono bellissimi!)... E per questo motivo ero uscita dalla mattina per andare a fare shopping e comprare qualcosa per il mio imminente viaggio, o almeno era quello che avevo detto a mia madre per giustificare un'intera giornata fuori nonostante il caldo, nonostante la mia pressione sempre troppo bassa.
E poi il pomeriggio ero andata al Vomero dove avevamo l'appuntamento. Dopo un anno che parlavamo quasi ogni giorno e che io inconsapevolmente avevo iniziato a desiderarlo, finalmente l'avrei visto e non per caso tra gli scaffali dei dischi a La Feltrinelli o ad un concerto di una band underground, ma ci saremmo incontrati volutamente. Cuore, polmoni, stomaco, testa e ghiandole sudoripare... tutti contro di me, mentre lo aspettavo alla fermata della Metro di Vanvitelli. E poi l'ho visto...
Ancora adesso, dopo tre anni, io non saprei descrivere quella sensazione, la stessa che riprovo ogni volta che lo vedo (circa una volta all'anno, purtroppo); una sensazione che non ho provato nemmeno quando sono atterrata a Belgrado ed ho rivisto dopo sette mesi il mio ex ragazzo serbo. Una sensazione legata solo a lui e basta.
Quel pomeriggio era stato bellissimo e anche l'inizio di tutti i mali. L'inizio delle sparizioni, del mio dolore, dei litigi, dei ritorni, delle lacrime, delle notti insonni a pensare a lui o a parlare con lui, del mio amore ingestibile che mi ha portata ad essere una persona diversa dalla Helda più giovane che guardava con disprezzo le sue amiche innamorate e che giurava che lei non si sarebbe mai comportata così, non sarebbe mai stata paranoica, gelosa, stupida al punto da sorridere per un messaggio. Quella Helda lì, l'aveva giurato: niente amore, non fa per me e probabilmente non esiste. Ma quella Helda aveva appena vissuto il divorzio dei suoi genitori ed era disincantata ed arrabbiata con il mondo intero ed avrebbe smesso di esserlo solo quando, una sera a fine Maggio 2012, avrebbe ricevuto un follow inaspettato su Twitter da cui sarebbe partito tutto.
Il pomeriggio del 16 Luglio 2013, invece, si concluse su una panchina in Via Chiaia - quella davanti al negozio della Guess, che ora non esiste più -, con gli alberi che la riparavano dal sole ed il mio cuore che aveva deciso di diventare un prodigio della batteria. Ed un bacio che se chiudo gli occhi ancora mi sembra di sentire. Il primo nostro bacio, il primo bacio durante il quale io abbia davvero provato qualcosa.
Essere innamorata di lui in questi anni è stato come guidare una nuova Maserati in una strada senza uscita. Ci sono giorni in cui tutto quello che vorrei è andare avanti e smetterla di pensarlo e a volte ci riesco, ed altri in cui vorrei solo ricevere un suo messaggio del buongiorno, come all'inizio... e quelli sono i giorni peggiori, i giorni in cui sarei capace di litigare con il mondo intero semplicemente per provare a sfogare una rabbia che non posso sfogare e allora canto, scrivo storie o canzoni - che lui, pignolo e pedante Vergine, troverebbe insopportabilmente fuori metrica - ed in ogni parola ritrovo lui, sempre. Un uroboro continuo, incessante e doloroso.
Marco Mengoni - che, per ironia della sorte, ha il nome al 70% uguale al suo -, direbbe: «Non c'è niente che resiste al mio cuore quando insiste perché so che tu non passerai mai. Non mi passerai.» e forse ha ragione, ci sono casi in cui semplicemente non può passare e basta e non importa quante volte provi a fare "chiodo schiaccia chiodo", quanto ti concentri sulla rassegna stampa del giorno pur di non pensare e quanto a volte cerchi di convincerti che vivete a 776 chilometri di distanza e sarebbe impossibile in ogni caso, quanto non vedo l'ora di partire per le vacanze sperando nell'ennesima storia estiva che per un po' te lo leva dalla mente... Lui resta sempre lì. E anche tu, sei ancora su quella panchina in Via Chiaia, tra le sue braccia convinta che nulla di tutte le brutture del mondo possa toccarti in quel momento, perché la tua felicità è più forte di tutto il resto.
«In un universo parallelo sarai sempre Mio, 
 avrei voluto dirti molto altro ma...
 ti amo e addio