Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

venerdì 27 ottobre 2017

Are you ready for it?

Negli ultimi anni Taylor Swift è diventata una delle cantanti più acclamate al mondo e, nel corso dei cinque album che ha pubblicato, ha avuto un escalation sempre maggiore. Love Story è considerata la canzone Country più venduta della storia, in seguito Speak Now è entrato nei Guinnes World Record come album con la più veloce vendita digitale e con il maggior numero di canzoni in classifica simultaneamente di un'artista femminile, poi con il disco e il tour di Red è entrata ufficialmente a far parte della lista di artisti con più vendite ed infine con 1989 ha superato ogni record sorprendendo chi le aveva sconsigliato di abbandonare il Country per abbracciare un Pop più mainstream; 1989, infatti, non solo ha venduto dieci milioni di copie in tutto il mondo, ma le ha fruttato numerosi premi importanti e soprattutto l'ha portata ad essere la prima artista femminile a raggiungere il traguardo di un miliardo di visualizzazioni con i video di Shake It Off, Blank Space e Bad Blood.
Dopo traguardi del genere la Swift non poteva che tornare sulle scene musicali in modo ancora più sorprendente e l'ha fatto innanzitutto mediante una forte attività promozionale: ad Agosto ha infatti eliminato ogni contenuto presente sulle sue pagine Social rendendole così bianche e prive di post per alcuni giorni, poi sono apparsi dei veloci - ed un po' inquietanti - video di serpenti ed infine il 25 Agosto 2017 è uscito il nuovo singolo, Look What You Made Me Do che ha immediatamente infranto ogni record: ha esordito subito al primo posto della classifica di iTunes in 74 paesi ed è stato il brano più trasmesso su Spotify con oltre 8 milioni di streaming rendendo così Taylor Swift l'artista femminile più ascoltata nella storia della piattaforma in 24 ore e l'artista più passata nelle radio statunitensi durante quel giorno. Anche il video non è stato da meno, perché in ventiquattro ore è stato quello più visualizzato su YouTube. Ma con questo singolo Taylor ha fatto capire subito che non è più la stessa del passato, sfruttando infatti le critiche che spesso le sono state mosse da altri artisti e dai media, ha specificato che la vecchia Taylor è morta. Look What You Made Me Do è infatti la canzone più arrabbiata ed aspra che lei abbia mai scritto ed il video non è da meno: attraverso riferimenti a video del passato e ad episodi di gossip che l'hanno vista protagonista (come la disputa con Kanye West o il litigio con Katy Perry), Taylor si distacca totalmente dalla ragazzina dai lunghi capelli biondi ed ondulati, con la chitarra in mano e l'atmosfera un po' fiabesca, diventando invece una donna dura, scura ed arrabbiata che ironicamente indossa la veste di "serpe" che le hanno affibbiato per far capire molto chiaramente qual è il suo punto di vista.
"The old Taylor can't come to the phone right now... Why? Oh, 'cause she's dead!"
Lontano dai suoni armonici di chitarra e dalle canzoni ispirate ad amori finiti o non corrisposti - a cui tutte noi ci siamo rispecchiate almeno una volta -, il nuovo album di Taylor Swift, Reputation che uscirà il 10 Novembre, si preannuncia totalmente diverso dai suoi precedenti lavori e a dimostrarlo sono anche gli altri due singoli che ne anticipano l'uscita, ...Ready For It? e in parte anche Gorgeous che, come il primo, hanno un suono Pop che sfocia fortemente nell'elettronica con beat artificiali, musica riprodotta elettronicamente e voce graffiante ed alterata.
Stanotte è uscito anche il video di ...Ready For It? che riprende la stessa atmosfera dark e leggermente inquietante di Look What You Made Me Do, anche se stavolta lei non è una zombie... Sebbene mi manchino gli scenari romantici di Wildest Dreams, trovo una certa continuità nei suoi ultimi videoclip; se si esclude infatti New Romantics che è un omaggio al successo di The 1989 World Tour e I Don't Wanna Live Forever cantata con Zayn Malik per la colonna sonora di 50 Shades Darker, nel video di Out Of The Woods - che è stato l'ultimo vero videoclip realizzato per l'album 1989 - lei ha un vestito celeste che è poi quello che indossa di nuovo nella prima scena di LWYMMD sotto forma di zombie, quasi come a voler dire che dal bosco ci è uscita ma è anche morta lì dentro ed è resuscitata, quindi cambiata inevitabilmente. Infine in ...Ready For It? si assiste al vero cambiamento, Taylor infatti è sdoppiata: c'è una Taylor oscura e quasi aliena che tiene prigioniera la vera Taylor che alla fine riesce a liberarsi e a sconfiggere la sua parte dark, ovvero quella che gli altri descrivono di lei.
Nonostante il suo significato nascosto, ho comunque sperato che, durante la scena sul cavallo bianco, ci fosse un veloce cameo delle riprese a cavallo dei video di Wildest Dreams, Blank Space e Love Story tornando così ad atmosfere meno cupe, ad una lei meno arrabbiata e a canzoni con maggiore spessore musicale (e per "spessore musicale" intendo musica suonata con uno strumento vero). Ma per questo forse bisognerà aspettare il video di Gorgeous che è una canzone più morbida rispetto alle prime due o forse bisognerà attenere che la fase Reputation passi del tutto.
Ad ogni modo, anche se da sua grande fan non sono molto soddisfatta della direzione che abbia intrapreso musicalmente parlando con questo nuovo album, non vedo l'ora che arrivi il 10 Novembre per poterlo ascoltare tutto e poter dare un giudizio completo. In fondo già con Gorgeous ha in parte dato voce ai miei pensieri con svariate frasi della canzone e probabilmente ci saranno altri pezzi in cui mi identificherò come ho sempre fatto con le sue canzoni ed inevitabilmente mi faranno pensare ai miei amori non del tutto dimenticati e alla fine rivaluterò questo disco. I'm ready for it!


giovedì 7 settembre 2017

Coraggio

Ho perso la voglia di scrivere, insieme all'amore, una memory card da 16 GB per la mia Reflex e ad un po' di ottimismo. E sei mesi sembrano essere passati troppo lentamente ed al contempo troppo velocemente.
E nel frattempo in questi lunghissimi e velocissimi sei mesi ho trovato il coraggio. In tutte le sue sfaccettature, diverse per ogni persona la cui vita per un motivo o per un altro si è incrociata alla mia in questo mezzo anno e ciascuna di loro mi ha mostrato ogni aspetto del coraggio ed è riuscita a farmi essere un po' più coraggiosa di sei mesi fa, forse.
Ho trovato il coraggio di ammettere di aver sbagliato, ma di non aver commesso un errore così grave da non poter rimediare e migliorare la prossima volta; il coraggio di affermare senza vergogna che il disco da solista di Harry Styles è proprio bello e che, purtroppo, il nuovo singolo di Taylor Swift è un po' deludente; il coraggio di trasferirsi a Cambridge a lavorare, nonostante sembri un salto nel vuoto, nonostante sarà tutto diverso lì, però qui resta tutto troppo uguale; il coraggio di affrontare nuove terribili sfide, per la terza volta, senza arrendersi mai e, una volta superate, rendersi conto di aver bisogno di un aiuto per smettere di pensare a quello che si è passato; il coraggio di accettare che una figlia di diciotto anni vada a fare l'università in un'altra città, che anche se hai sempre incoraggiato gli altri a fare lo stesso, ora da mamma giustamente ne soffri un po', ma resti una persona di grande intelletto e provi un po' di affetto in più per quella studentessa che qualche anno fa era testarda e si rifiutava di riconoscere un "ut+congiuntivo" in una versione di latino ma aveva delle capacità che tu hai aiutato a tirar fuori e che ha seguito lo stesso percorso che a breve percorrerà tua figlia; il coraggio di rimuovere un insetto morto dal bagno facendosi forza nonostante la propria entomofobia.
Il coraggio di accettare l'allontanamento della persona che si ama, di andare avanti nonostante faccia male, di capire che è stata una persona deludente che magari in situazioni difficili non ha dato il conforto che si sperava, di realizzare di essere stati traditi ed abbandonati e provare a non cercare più quella persona, capendo che non è adatta; ma anche il coraggio di ricordare, perché ci sono persone che semplicemente non si può smettere di amare nonostante non ci siano più.
Il coraggio di accettare che le cose non sempre vanno come si sperava, ma questo non vuol dire che non possano andare meglio. Il coraggio di non tenersi tutto dentro ma aprirsi a qualcuno, che magari parlare non risolve i problemi, ma forse aiuta ad allentarne un po' il peso; il coraggio di rivedere il primo amore e rendersi conto che, nonostante qualche farfalla superstite nello stomaco, ormai è passato. Il coraggio di dire ad un'amica che sta sbagliando, anche se non è quello che vorrebbe sentirsi dire; il coraggio di partire da sola per un viaggio e, una volta tornata, rendersi conto che è stata una bellissima esperienza; il coraggio di litigare con i genitori ogni tanto, perché non sono sempre perfetti.
Il coraggio di ammettere che la tintura richiesta al parrucchiere è in realtà tutt'altro colore rispetto a quello sperato e che più che avere i capelli di un adorabile color rame, siano più tendenti al "rosso Ariel"; il coraggio di scherzare anche sulle cose meno leggere, perché se si perde pure una sana ironia è la fine; il coraggio di ascoltare il telegiornale e venire a conoscenza dell'ennesimo attentato e capire che è solo per fortuna se tra quelle vittime non ci sia un'amica, un genitore, un conoscente o proprio tu e tuttavia non smettere mai di programmare il prossimo viaggio, perché purtroppo loro non si fermeranno presto, ma nemmeno si fermerà l'innata voglia dell'essere umano di spostarsi e conoscere.
Il coraggio di aspettare, perché "tutto, maledetto e subito" non può essere una filosofia di vita sempre adeguata.
E alla fine ho trovato anche il coraggio di riprendere a scrivere, di scavare in tutte le tasche dello zaino e ritrovare la memory card, di capire che forse l'amore non è perduto e riacquistare finalmente un po' di ottimismo.

domenica 12 febbraio 2017

Sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo

Al suo terzo Festival di Sanremo, c'è da dire che la direzione artistica e la conduzione di Carlo Conti hanno fruttato - finalmente - quello che a mio dire è stato il Festival migliore degli ultimi anni. Senza sé e senza ma.
Un Festival di Sanremo di record - stavolta meritatissimi! - che è iniziato con varie critiche. Prima fra tutte la presenza della cosiddetta Queen Mary - secondo me non indispensabile, ma di sicuro per l'audience sì; poi per la scelta di alcuni cantanti in gara, tra cui gli scongelati per Sanremo, i soliti Talent, i "ma chi cazzo è?" dei meno informati e i troppo esposti a Sanremo negli ultimi anni; per poi finire con le critiche alla Giuria degli Esperti in cui figurava la presenza della Youtuber Greta Menchi.
Non so dire quanto queste critiche siano state appropriate o meno, ma alle due passate di notte, mentre va in onda il Dopo Festival ed io sono adrenalinica come se avessi lavorato a Sanremo durante questa magica e complicata settimana (magari!), sono certa di una cosa: questo sì che è stato un gran bel Festival (anche se a me non ha portato molta fortuna).
È iniziato un po' lento, le canzoni non sono arrivate immediatamente e, inizialmente, la presenza di due cantanti in più rispetto ai venti degli ultimi anni, sembrava ingiustificata. Ma la verità è che quest'anno c'è stata una stragrande maggioranza di canzoni molto valide, ad eccezione di pochissime che proprio non si potevano ascoltare (vuoi per il testo, per la musica o per l'interprete). E già questo è un grande risultato per gli standard di Sanremo dove, al massimo, piacciono solo poche canzoni che quasi mai riescono a mettere d'accordo il vastissimo pubblico della kermesse sanremese.
Quest'anno invece le opinioni lette sui Social mi sono sembrate, stranamente, più o meno concordanti.
Bella la regia di Pagnussat, bella la scenografia, molto più che soddisfacenti gli ospiti musicali, un po' meno gli altri, ad eccezione di Luca & Paolo, Maurizio Crozza, Virginia Raffaele e Geppi Cucciari. Insomma, una sessantasettesima edizione memorabile.
In questi giorni ho letto svariate "pagelle" ed ora, a Festival terminato, volevo fare le mie, sul mio blog.
Nesli-Alice Paba (Do Retta A Te) e Raige-Giulia Luzi (Togliamoci La Voglia): unisco insieme le due coppie di questo Sanremo per il semplice motivo che sono stati i primi eliminati, ovvero i "due in più di cui si poteva fare a meno" a detta di praticamente chiunque. In realtà i duetti di questo genere non funzionano più dalla celebre Non Amarmi di Aleandro Baldi e Francesca Alotta e comunque nessuna delle due canzoni, secondo me, era bella come quest'ultima. S-coppiati questi artisti possono funzionare molto meglio.
Giusy Ferreri (Fa Talmente Male): la leggenda narra che fa talmente male sia la frase più ripetuta da me quando mi dicono che somiglio alla Ferreri (si scherza eh!). Non convince chi avrebbe dovuto votarla, noi altri siamo ancora legati a lei per il tormentone di Roma-Bangkok.
Ron (L'Ottava Meraviglia): io ancora mi chiedo perché Ron sia stato eliminato. Sono sinceramente perplessa al riguardo. Cioè, è vero che Ron ha scritto e cantato canzoni che sono dei pilastri immensi della musica italiana, ma a me questa non dispiaceva e la frase "saranno le stelle a inseguire i nostri momenti" è di una poesia sublime.
Al Bano (Di Rose E Di Spine): complimenti a questo giovane pugliese che quest'anno ha esordito sul palco dell'Ariston portando un pezzo fresco, giovanile e radiofonico. Beh, c'è da dire che dopo quindici volte che fai Sanremo, forse puoi anche iniziare a non interessare più, eh. Però il riconoscimento all'arrangiamento della canzone c'era, quindi il risultato è molto più alto del previsto.
Gigi D'Alessio (La Prima Stella): una parte di Napoli (e inspiegabilmente del mondo intero) amerà sempre Gigggi; la canzone non è nemmeno malissimo, ma forse avendo perso da poco una persona molto importante per mia madre, l'ho sentito più vicino del solito. A favore di Gigi dico che se lui avesse suonato il piano, forse avrebbe avuto un sapore differente, perché è innegabile che lui sia davvero un grande musicista.
Clementino (Ragazzi Fuori): l'altra parte di Napoli, di cui faccio parte anche io, invece tifava Clementino, già solo perché il pezzo dell'anno scorso era davvero bello; "contro" di lui c'è il fatto che è il secondo anno consecutivo a Sanremo e che la sua musica non viene capita fino in fondo in questo contesto, purtroppo (per questo sono stata fraintesa fortemente, pertanto volevo dire che a me Clementino piace e il suo sedicesimo posto mi ha davvero fatto urlare allo scandalo e questa non è un'inutile sviolinata, ma la verità).
Alessio Bernabei (Nel Mezzo Di Un Applauso): anche lui, un filino troppo esposto al Festival. La cover di Un Giorno Credi di Edoardo Bennato non gli è stata di aiuto come è successo ad altri artisti e forse non faceva proprio per lui.
Chiara (Nessun Posto È Casa Mia): Chiara ha una voce per cui io potrei vendere tranquillamente l'anima; non solo canta, ma lei sente quando canta e lo fa sempre benissimo. È una vergogna che si sia posizionata così in basso nella classifica perché la voce c'era, l'interpretazione anche e persino una bella canzone, forse un po' lenta, ma bella.
Marco Masini (Spostato Di Un Secondo): con il look un po' Hipster e questa canzone si può dire che Masini ha fatto molto di meglio, ma tutto sommato ha giocato un buon Sanremo quest'anno. D'altronde da lui non ci si può aspettare mai una delusione, quindi va bene così. Il suo l'ha fatto comunque.
Lodovica Comello (Il Cielo Non Mi Basta): lei è molto brava, è anche molto carina; non guasta nemmeno che abbia un numero esorbitante di followers e visualizzazioni. Ma c'è da dire che la sua voce, la sua espressività e la sua presenza scenica sarebbero perfette per i musical, un po' meno per il palco classico ed un po' ingessato dell'Ariston.
Michele Zarrillo (Mani Nelle Mani): lui è il classico cantante che al Festival di Sanremo ci sta proprio bene, quello è il suo habitat naturale e le canzoni sono perfette per questa kermesse. Che poi quest'anno somigli ad una persona importante per mia madre, per quanto mi riguarda l'ha fatto vincere in un modo che va oltre la musica. La sua cover di Se Tu Non Torni di Bosè è stata delicatissima e bella.
Samuel (Vedrai): senza i Subsonica sembrava un po' spaesato, ma con la cover e le ultime due puntate si è ripreso alla grande ed ha dimostrato di avere un gran bel pezzo - anch'esso poco affine agli standard sanremesi, ecco il perché dell'immeritata decima posizione - e di essere perfettamente a suo agio anche su un palco come quello impegnativo dell'Ariston, come se si trovasse ad un suo concerto.
Bianca Atzei (Ora Esisti Solo Tu): la canzone è in linea con RTL 102.5 e probabilmente è già in heavy rotation su questa radio, ma anche lei un po' troppo esposta al Festival ed il suo fanclub ancora non è delineato. C'è da dire, però, che con l'ultimo ascolto di oggi, persino io ho canticchiato il suo brano, quindi, almeno dal punto di vista radiofonico, la Atzei ha segnato almeno un punto a suo favore.
Elodie (Tutta Colpa Mia): una delle rivelazioni di questo Festival. Bella voce - un po' tendente ad Emma Marrone -, bella presenza scenica, testo che se fossi stata nella fase di depressione dopo una delle mie storie finite male, avrei ascoltato a ripetizione. Anche la sua canzone, dopo pochissimi ascolti, mi è entrata in testa e questo significa che la risentiremo spesso in radio e mi fa piacere.
Fabrizio Moro (Portami Via): su di lui erano concentrate moltissime aspettative. Moro non delude, ma anche lui ha fatto di meglio in passato, tuttavia il settimo posto direi che ci sta, tanto lui ha un pubblico molto forte e Sanremo non gli cambia troppo la situazione.
Sergio Sylvestre (Con Te): sabotato in qualsiasi modo possibile, un po' crescente nell'esibizione di stasera, resta il fatto che lui abbia una gran voce ed uno stile fuori dal comunque che purtroppo va fuori dalle sonorità tipiche italiane e sanremesi. Però arriva ad una posizione alta e sinceramente, va benissimo così.
Paola Turci (Fatti Bella Per Te): per quanto mi riguarda, le due regine indiscusse sono state lei e Fiorella Mannoia. Lei ha quest'anima Rock, questa sensualità e questa grinta che, unite a delle ottime esibizioni - di cui la cover è stata meravigliosa - ed una grande presenza scenica, le hanno fatto guadagnare un meritatissimo quinto posto, ma anche un'enorme stima da parte del pubblico che finalmente si è reso definitivamente conto di quanto questa artista meriti.
Michele Bravi (Il Diario Degli Errori): piccolino ma molto bravo. Un'altra rivelazione, con una bella canzone cantabile e radiofonica che ha un bel testo (nel quale mi sono rispecchiata proprio durante i giorni del Festival). Che la sua sia tra le canzoni più scaricate su iTunes e tra le più ascoltate su Spotify, fa capire quanto forte sia questo giovane artista.
Ermal Meta (Vietato Morire): ha esordito tra le Nuove Proposte l'anno scorso anche se il suo nome era già famoso per alcune bellissime canzoni scritte per altri cantanti. Ermal è un'artista con la A maiuscola, sa cosa significa cantare (e lo fa sul serio) e ne è una dimostrazione un'intervista lasciata a Radio Due subito dopo la fortunatissima e magistrale esibizione delle cover di Amara Terra Mia di Modugno, quando ha detto che gran parte della canzone va cantata a mezzo fiato. Lui ha studiato, è bravo ed è uno di quei cantanti che vorrei fossero più presenti nel panorama musicale italiano e, dopo questo enorme e meritato successo Sanremese, si spera che sarò accontentata.
Fiorella Mannoia (Che Sia Benedetta): Fiorella fa parte dell'Olimpo, e in questo Festival si è dimostrata un'artista a sé stante, quasi lontana dal resto della gara e meritava il primo posto. La sua è stata tra le canzoni più premiate e a giusta ragione; la Mannoia in ogni sua esibizione in queste sere ha dimostrato, non solo di essere una cantante immensa, ma di reggere il palco come solo una donna con la sua carriera può fare, con un'eleganza che ha steso tutti gli altri cantanti in gara. La vincitrice reale è lei, per quanto mi riguarda. Ogni sua esibizione - quella iconica di stasera ancora in particolare - mi ha fatto venire i brividi. Qui non si parla nemmeno più di una cantante, Fiorella è una Dea.
Francesco Gabbani (Occidentali's Karma): vince la canzone più radiofonica, innovativa e sagace. Se Gabbani l'anno scorso è stato una rivelazione vincendo tra le Nuove Proposte e dimostrandosi capace di fare una canzone passata moltissimo in radio, quest'anno si conferma un grandissimo artista, fresco, nuovo ed irriverente. La sua canzone è già un tormentone, in testa alle classifiche durante questa settimana e, con ogni probabilità, può diventare il brano più suonato dalle radio e restare un grande tormentone fino all'estate. Per di più Francesco rappresenterà l'Italia all'Eurovision e sento di dire che per quel genere di manifestazione, potrebbe essere addirittura uno dei nostri migliori rappresentanti.

E si conclude così il mio #Sanremo2017, con qualche rimpianto, con la solita nostalgia che mi viene sempre dopo la fine del Festival e la speranza che l'anno prossimo io possa tornare lì non per un giorno, ma per lavorare tra gli "addetti ai lavori della musica" sperando che, come un'Araba Fenice, rinasca dalle mie ceneri e faccia tesoro del mio diario degli errori, facendo di questi un modo per imparare, crescere e migliorarmi sempre di più.
E ora, alle 3.30 del mattino, con un gran mal di testa e gli occhi che lacrimano nonostante gli occhiali, vado finalmente a dormire.
Namastè, Alè!

giovedì 15 dicembre 2016

Quantico (sì, anche io sono in fissa per una serie!)

Che non mi sia appassionata realmente a nessun'altra serie dopo Buffy The Vampire Slayer (correva l'anno 2005 quando l'hanno trasmesso per la prima volta - credo! - su ItaliaUno), è già un indizio abbastanza chiaro di quanto "triste" sia la mia vita ora che tutti i miei coetanei sono in fissa per almeno cinque serie TV diverse e io mi senta sempre esclusa da argomenti riguardanti i Targaryen o i Lannister - giusto per citare quelli più ricorrenti tra i miei amici (i quali mi assicurano che Game Of Thrones è una serie spettacolare).
La verità è che a me non piace aspettare, per cui la serie può essere anche fantastica ma io non riesco mai ad attaccarmi, soprattutto se la trama prevede un seguito sensato nel corso delle altre puntate; Glee, che è stata l'ultima serie che ho guardato con interesse - almeno fino alla quarta stagione -, non aveva un vero e proprio senso continuo, per cui non mi cambiava niente perdere o meno un episodio o magari non guardarla per molto tempo, mi interessava solo che i personaggi cantassero. Più o meno l'approccio di una cinquenne guardando i cartoni animati, me ne rendo conto.
Per questo le serie TV non hanno mai sortito una grande attrattiva su di me, anzi, ho sempre pensato che gli ossessionati a varie serie TV che fanno maratone lunghissime, aspettano con ansia un nuovo episodio, guardano episodi in lingua con sottotitoli in sloveno, siano un po' fuori di testa.
Un altro motivo per cui non sono una grande appassionata di "serialità" - come direbbe la simpatica professoressa di Storia Della Radio E Della Televisione del DAMS in uno dei mille libri (scritti da lei!) da studiare per il suo esame -, è che mi scoccio di restare ferma e concentrata davanti ad uno schermo; riesco a fare lo sforzo per un film avvincente (e per avvincente non intendo necessariamente 2001: Odissea Nello Spazio, ma anche La Bella E La Bestia va benissimo), ma capire la trama "in pillole" è un po' snervante per me, infatti tollero le saghe semplicemente perché ho letto precedentemente i libri e so cosa succede e, per quanto riguarda i libri, è snervante ugualmente aspettare, ma leggere è un'attività che preferisco di gran lunga al guardare una sequenza di immagini in movimento su uno schermo.
Almeno tutto questo era vero fino ad un paio di settimane fa.
Poi una domenica pomeriggio, per scappare alla noia, ho fatto un po' di zapping alla ricerca di qualcosa di accettabile da guardare in TV oltre a tutto il trash solito della televisione italiana e, su Paramount Channel, mi sono imbattuta per caso in Quantico, di cui avevo visto già alcune pubblicità perché è un canale che guardo spesso e, dato che c'è un'attrice che a mio dire è bellissima, ho deciso di guardarlo un po', ma più per invidiare Priyanka Chopra che per una reale curiosità.
(Amo gli uomini al punto da essere estremamente oggettiva nel dire che questa donna è stupenda)

Dieci minuti dopo ero inchiodata allo schermo del televisore sebbene fosse la quartultima puntata della prima stagione e io non avessi capito nulla, ovviamente, di quello che stava succedendo. Un'ora dopo sono andata alla ricerca di siti di streaming (illegali... SHHH!) che avessero riaperto dopo la "censura" e BAM! Ho trovato tutta la prima stagione in italiano e la seconda in inglese fino all'ultimo episodio uscito in America a metà Novembre, prodotto dalla ABC. La sera successiva avevo già visto tutti gli episodi di entrambe le stagioni ed ero totalmente in fissa. E lo sono tuttora perché Quantico è una serie che prende tantissimo e lo dico con tutta l'oggettività del caso perché, ripeto, io non mi attacco facilmente alle serie TV perché mi annoio molto velocemente.

Tutto quello che scriverò ora potrebbe essere un potenziale spoiler. Per cui se non avete ancora visto Quantico e volete vederlo (e io vi consiglio di farlo!), siete avvisati!

La storia è un continuo alternarsi di flashback e flashforward e proietta subito lo spettatore in un'eclatante strage terroristica senza però far capire come sia successa, d'altra parte invece nel passato c'è l'inizio dell'addestramento di una classe di potenziali agenti speciali dell'FBI. Questo continuo alternarsi tra passato e futuro è, secondo me, l'elemento che conferisce al racconto maggiore dinamismo, perché non solo le vicende di entrambi i tempi sono veloci e continuamente sorprendenti, ma per capire bene cosa succede nel passato è necessario avere una visuale anche del futuro, e viceversa.
Insomma, lo spettatore non può indovinare mai come si evolverà la storia anche se ha una chiara prospettiva di quello che è già il finale. Ogni puntata è ricca di colpi di scena e di capovolgimenti eclatanti in cui tutto è il contrario di tutto. Tutti i protagonisti di Quantico - il centro di addestramento degli agenti dell'FBI (da ora ogni volta che parlo di Quantico mi riferisco all'addestramento e non al titolo della serie) - hanno dei segreti, tutti sono il potenziale terrorista che fa esplodere la bomba alla Grand Central Station di New York nella scena iniziale che però avviene dopo Quantico. La frase chiave della stagione, ma a mio dire decisamente efficace anche nelle prime puntate della seconda, è non ci si può fidare di nessuno. Questo instaura quindi una serie di rapporti contemporaneamente solidi e precari all'interno del gruppo e soprattutto numerosi dubbi nello spettatore.
I due fuochi principali della serie sono le varie bombe che esplodono nel futuro e l'addestramento degli agenti nel passato, ma attorno a questi due poli si intersecano una serie di altre storie secondarie sempre legate ai vari personaggi - storie d'amore, d'amicizia, di sesso, di lealtà... - che sono necessarie non solo per entrare nella testa di ciascuno di loro, ma anche per fare delle congetture su chi possa essere quella che nella serie è chiamata La Voce. Ogni volta gli indizi cambiano, nel corso di una sola puntata moltissimi sono i segni che portano al vero terrorista, ma è quasi impossibile capirlo fino agli ultimi venti minuti dell'ultima puntata; nel frattempo è facile "incolpare" prima uno e poi un altro personaggio, tutti che sembrano coinvolti e che poi in un modo o nell'altro si dimostrano solo pedine del gioco de La Voce.
G E N I A L  E !
E, come ogni finale di stagione che si rispetti, quello della prima mi ha lasciata annegare in un mare di lacrime, non ha chiarificato tutte le domande e soprattutto mi ha sconvolta.
La seconda stagione parte come un treno, esattamente come la prima e, sebbene non la trovi avvincente agli stessi livelli (ma c'è da dire che otto puntate su ventidue sono poche per giudicare), è ancora piena di tutte queste fantastiche caratteristiche che rendono l'intera serie una droga (lo so, ora mi direte che ogni serie che si rispetti ha questa caratteristica, ma lasciate da parte Jon Snow e date una chance ad Alex Parrish per un po').
L'unica nota negativa? La seconda stagione in Italia non è ancora uscita ufficialmente - credo che sarà trasmessa sempre su Paramount Channel - e, nonostante online si trovino già quasi tutte le puntate tradotte o con i sottotitoli, il problema è che anche in America non è ancora uscita tutta, quindi se come me siete in fissa con Quantico, dovrete aspettare fino al 23 Gennaio (o al 24 se volete almeno i sottotitoli) per capire cosa cazzo sta succedendo!
[Nel frattempo io sarei quasi tentata di andare a Washington D.C. alla sede di Quantico (che ho scoperto esistere davvero) ed iniziare l'addestramento per diventare agente speciale dell'FBI, ma forse è meglio che continui a provare nel mondo della musica prima di prendere decisioni così drastiche.]

lunedì 21 novembre 2016

Animali Fantastici E Dove Trovarli


O meglio: she's back.
J.K. Rowling and her magic world are back.
Se anche voi, come me, avete pianto più di Mirtilla Malcontenta in tutta la sua esistenza quando Harry Potter è finito, allora di sicuro l'espressione di Cornelius Caramell nella gif qui sopra rispecchierà la vostra quando finirete o avete finito di guardare Animali Fantastici E Dove Trovarli e sono altrettanto sicura che salterete (o siete saltati) dalla sedia quando sullo schermo comparirà di nuovo il logo della Warner Bros con l'Hedwig's Theme in sottofondo.
Con la frase "All was well", la Rowling aveva reso orfana un'intera generazione di persone che sono rimaste con Harry fin proprio alla fine, e non bastava colmare l'assenza del magico mondo in cui la Rowling ci ha insegnato a rifugiarci rileggendo ogni estate tutti i libri della saga e riguardando i film ogni volta possibile; diciamolo, senza Harry Potter sembrava un po' come se tutta la felicità fosse sparita dal mondo. Ma dato che zia Jo ci ha insegnato che la felicità può essere ritrovata anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce, dopo i racconti "di estensione" su Pottermore, ha reso il 2016 un anno di nuovo magico.
Ammetto che ho reagito all'ottavo libro della saga - Harry Potter And The Cursed Child - con parecchio scetticismo, quasi con rancore nei confronti di questa immensa scrittrice che mi ha fatto sognare tanto; infatti ho provato a leggerlo in inglese, ma poi, un po' sdegnata, ho interrotto la lettura per poi riprenderla in italiano solo quando il libro è arrivato anche qui in Italia e, sebbene abbia trovato il libro/sceneggiatura un po' forzato, devo ammettere che non posso dirmi completamente contraria a La Maledizione Dell'Erede e, una parte di me, l'ha apprezzato molto più di quanto sia stata disposta ad ammettere dopo averlo letto e terminato in tre ore e mezza.
Per quanto riguarda Animali Fantastici E Dove Trovarli, invece, le mie aspettative erano diverse. Naturalmente ho letto il piccolo libricino omonimo, ma facevo un po' fatica ad immaginare come potesse evolversi in una storia vera e propria, per cui quando ieri pomeriggio mi sono seduta nella sala iSens dell'Uci Cinema di Casoria, devo ammettere che non ero affatto preparata a quello che poi ho visto.
Animali Fantastici E Dove Trovarli è un film inaspettato, anzi, inaspettatamente oltre le aspettative. Se l'inizio può risultare lento e quasi privo di senso, in poco tempo il film trasporta invece lo spettatore in un mondo magico che forse lascia ancora più sbalorditi rispetto a tutti gli incantesimi che si svolgevano ad Hogwarts. Il personaggio di Newt Scamander - interpretato dall'incredibile Eddie Redmayne - ha una forte potenza espressiva e non si può che restare totalmente affascinati ed ammaliati da lui, dal suo modo diverso di vedere le cose e dalla capacità di trovare del buono anche e soprattutto in creature che gli altri allontanano. Ancora una volta la Rowling delinea un personaggio la cui luce diventa quasi un modello da seguire e un monito per tutti: non necessariamente ciò che è diverso è sbagliato o cattivo e Newt, con i suoi modi un po' schivi e la sua predilezione ad interagire più con gli animali fantastici piuttosto che con le persone, riesce a farcelo capire perfettamente. Ma se da un lato ci lasciamo trasportare dall'incanto per queste nuove creature e seguiamo con apprensione e meraviglia le vicende di Newt, della sua valigia magica e delle persone che incrociano il suo cammino a New York, dall'altro c'è una trama più sottile che si delinea nel corso del film e che ad un Potterhead accanito - come me! - riporta in mente storie secondarie accennate nei libri di Harry Potter che probabilmente tutti avrebbero voluto approfondire. La Rowling butta di tanto in tanto queste Easter Eggs per attivare la nostra memoria: gli articoli della Gazzetta del Profeta riguardanti un temibile mago oscuro che non è Lord Voldermort, bensì il suo "predecessore" Gellert Grindelwald, il ciondolo dei Doni della Morte, la frase "per un bene superiore"... tutto rimanda ad un mondo magico che noi conosciamo solo in parte dalle pagine per noi incomplete di Vita E Menzogne Di Albus Silente ad opera di Reta Skeeter; un mondo che precede la nascita del bambino che è sopravvissuto. Attraverso una serie di colpi di scena, di cui uno particolarmente sorprendente nel finale - con una specie di cameo che richiama il film Parnassus -, il film ci porta ad indovinare i primi elementi di una storia complessa ed affascinante che riguarda anche la gioventù di Albus Silente e che si delineerà nei prossimi quattro film di questa nuova saga fino ad arrivare alla data del 1945: anno della battaglia tra Silente e Grindelwald e della sconfitta di quest'ultimo, ma anche l'anno in cui Tom Riddle termina gli studi ad Hogwarts e va a lavorare da Magie Sinister prima di far perdere le sue tracce e tornare poi con il nome di Lord Voldemort.
Ancora una volta J.K. Rowling riesce a creare e trasportarci in un mondo che lascia a bocca aperta - e a me, personalmente, anche con un po' di invidia perché vorrei essere capace di scrivere ed inventare come lei - in cui ogni dettaglio non è mai lasciato al caso e sono sicura che questa nuova saga saprà sorprendere (quasi) quanto Harry Potter. 
[E ora, dopo averci fatto desiderato civette bianche, gatti dal pelo fulvo, zampe storte e muso schiacciato, Ungari Spinati e Puffole Pigmee, ora ci fa desiderare intensamente gli Snasi e (quasi) tutti gli altri. Io, nel frattempo, vado a recuperare tutti gli animali fantastici scappati dalla valigia di Newt per il concorso messo in palio da UCI Cinemas e sono pronta a lanciare Maledizioni Senza Perdono a chiunque pur di vincere il viaggio a Londra negli Studios di Harry Potter.]

Fatto il misfatto (almeno per adesso).

mercoledì 9 novembre 2016

Where is the American dream now?

November 9th, 2016.

Ci sarebbero tanti modi per definire questo giorno, ma l'unica parola che mi è venuta in mente quando qualche ora fa mi sono svegliata ed ho letto che Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d'America è stata: paura.
Non che la Clinton fosse una candidata ottimale, ma Trump Presidente è una vera e propria catastrofe.
E pensare che ieri sera credevo che la cosa peggiore di quelle ore fosse stata cadere da un autobus, fare un volo con le bottiglie d'acqua in mano e provocarmi una distorsione alla caviglia, un ginocchio scuoiato ed una leggera lesione al polso ed essere sola e senza adeguate medicazioni. Stamattina, invece, mi sono svegliata con caviglia e ginocchio gonfi ed un'oppressione al petto che aveva poco a che fare con il mio clamoroso volo di ieri sera.
In questi mesi ho letto troppe volte un disdicevole menefreghismo da parte di molti account sui Social – non mi va nemmeno di definirli persone, perché come ho già detto in un altro post, la loro "potenza" sta solo nel numero di like e retweet – riguardo l'interesse degli italiani alle presidenziali americane. E io, in prima persona, sono stata "accusata" di voler fare l'americana, con tutti i video anti-Trump che ho condiviso. Ma in realtà, le presidenziali americane interessano tutti, non solo gli americani, ma anche il mondo intero, incluse l'Europa e sì, anche l'Italia in quanto paese della NATO legato all'America. In soldoni: se Trump domani si sveglia e vuole fare una guerra, l'Italia è chiamata in causa. Finché gli Stati Uniti saranno una potenza del genere, tutto il mondo sarà legato ad essi e dovrà interessarsi di cosa succede nella politica americana.
E purtroppo non è la prima volta che l'America mira contro se stessa da sola e, come per ironia della sorte, la storia si ripete in una data che è lo specchio di un'altra data terribile: 11/9 - 9/11.
La vittoria di Trump oggi rende questa data triste, ci aspettano quattro anni bui, ancora più oscuri di questi che stiamo vivendo ora, con la minaccia dell'Isis, la Corea, Putin e tutto il resto.
Mi sembra passato un secolo da quando otto anni fa fu eletto Barak Obama, sebbene avessi solo sedici anni, avevo la percezione che un Presidente di colore come lui avrebbe cambiato non solo l'America, ma il mondo intero. Ricordo che per il Ringraziamento subito dopo l'elezioni, mio padre mi venne a prendere a scuola ed andammo alla base americana; era una sala enorme piena di Marines e di americani residenti a Napoli e la mensa quel giorno aveva preparato tacchino imbottito e cotto al miele ed apple pie, nella più tipica tradizione americana. La TV era accesa in attesa del discorso ufficiale di Obama e ricordo le facce di attesa e di speranza di tutte quelle persone attorno a me e pensai che quello doveva essere il sogno americano e che io, che di americano conoscevo la Halloween Cup con gli Harshey's, i Reese's e i Butterfinger, l'Eggnog a Natale, il tacchino imbottito e poco altro, mi sentii in qualche modo parte di quel sogno. Forse perché volente o nolente mi sono ritrovata nella cerchia della mia famiglia un'americana che è la compagna di mio padre, ma allora come adesso capivo benissimo quanto l'elezione di quel Presidente fosse importante non solo per l'America ma per tutti.
Barak di certo non è stato perfetto, ha fatto anche lui i suoi errori, alcuni particolarmente grandi, ma si è dimostrato un Presidente moderato, abbastanza illuminato ed ha fatto molto. Le leggi sulle unioni civili in tutti gli Stati Uniti d'America è storia di solo un anno e mezzo fa e, se la Casa Bianca si è illuminata dei colori arcobaleno, è stato anche grazie ad Obama; lo stesso che ha lottato contro il razzismo e la parità dei diritti di tutti e voleva arginare quello schifoso Secondo Emendamento... E ancora più grande di lui, è stata sua moglie Michelle, una donna combattiva, forte ed onesta, una grandissima First Lady e madre impeccabile, un esempio da seguire.
E adesso, nello Studio Ovale ci sarà un uomo che, a ventisette anni dalla caduta del Muro di Berlino, vuole innalzare un muro tra gli USA ed il Messico, che vuole allearsi con la Russia che storicamente è sempre stata l'acerrima nemica dell'America... Oggi, 9 Novembre 2016, non ha vinto solo Donald Trump, ha vinto il razzismo, l'omofobia, il sessismo, l'ignoranza, l'odio e la paura.
Cinquantatré anni fa l'America si identificava nel celebre discorso di Martin Luther King, l'America aveva un sogno. Mi rifiuto di credere che ora quel sogno coincida con Donald Trump.
Dov'è il sogno americano adesso?

giovedì 27 ottobre 2016

L'ennesima stupida lettera d'amore

Ciao.
Sono mesi che non parliamo più e forse più di un anno che non parliamo seriamente e io mi sono ripromessa di non cercarti più perché è inutile e deludente ed ogni volta io ci sto peggio.
E con tutte queste "e" probabilmente tu già detesteresti questa frase smettendo di leggerla e facendomi così arrabbiare e star male.
E.
Mi sembro Vasco Rossi.
Comunque ci sto riuscendo. A non cercarti, intendo.
Dopo gli svariati messaggi senza risposta, alla fine ce l'ho fatta – con l'unica eccezione del tuo compleanno, ma non potevo non farti gli auguri, nonostante tutto –, quindi forse c'è un rimedio al mio incommensurabile masochismo.
Non dico che sia facile, ma questi quattro anni sono stati tutto tranne che facili. Credo che con te sia impossibile, o con me, non lo so.
In questi giorni stavo ripensando a quando ci siamo conosciuti. Ventinove Maggio Duemiladodici. Quattro anni fa. E nel modo più assurdo: grazie ad un mio tweet durante una puntata di A Tu Per Gu su Radio Deejay.
A volte mi chiedo come sarebbe stato se quel tweet non l'avessi mai scritto o se tu non l'avessi letto. Chi avrei desiderato così tanto in questi anni? Chi mi avrebbe inviato tutti quei messaggi? Con chi avrei parlato a telefono nel cuore della notte a bassa voce per paura di svegliare le mie coinquiline a Bologna? Chi mi avrebbe fatto versare le prime lacrime d'amore? Chi sarebbe stato il ragazzo che avrei amato per la prima volta, così tanto, in modo così totalizzante ed ostinato?
O forse ci saremmo conosciuti comunque, in un altro modo. Chissà.
La verità è che mi manca l'aria se penso che avresti potuto non fare parte degli ultimi quattro anni della mia vita e forse è il mio incommensurabile masochismo a parlare, ma sono contenta che tu ci sia stato, nonostante tutto.
Fatta eccezione per il tuo compleanno, è dal 18 Maggio che non parliamo e dal 29 Giugno che ho smesso di cercarti. Il che significa che sono quasi quattro mesi esatti, centoventi giorni e mi sembrano centoventi piccoli spilli infilati nel petto, ma fa' conto che questa sia la mia solita tendenza al dramma.
Il desiderio di scriverti c'è praticamente ogni giorno, ma mi trattengo, così come mi trattenevo nel dirti quello che avrei davvero voluto ogni volta che eravamo insieme. Troppo poche, comunque.
Nel frattempo cerco di non pensarti. Ci sono giorni in cui mi riesce benissimo: durante lo stage, ora che scrivo la tesi, quando sono con un altro... Ma poi arriva la notte e di tanto in tanto il tuo nome o il tuo volto compaiono nei miei sogni anche se questi non hanno niente a che fare con te, poi il sogno lo dimentico al mattino, ma quando mi sveglio resta comunque la tua presenza. E allora va male.
E frequentare altri ragazzi è abbastanza inutile, se nemmeno quello che sembrava l' "amore della mia vita" dagli occhi acquamarina e la lingua serba è riuscito a farmi dimenticare davvero di te, non credo che ci possa riuscire il primo arrivato. Un po' lo spero però. Non che non stia bene con altri, per fortuna riesco ancora a diventare di caramello fuso se a baciarmi è un ragazzo che mi piace molto, se ricevo i suoi messaggi o passo del tempo con lui e per una crudele ironia della sorte, ho passato molto più tempo con chi conosco da pochi mesi che con te. A volte penso anche che sono molto presa, ma non è lo stesso, con te tutto era diverso.
Quando tu mi inviavi un messaggio, anche dopo svariati giorni, succedeva sempre una cosa strana: avvertivo un leggero vuoto allo stomaco prima ancora di leggere il tuo nome sul display. Ancora adesso non so spiegarmi come sia possibile.
Ma che senso ha torturarmi così? Quindi mi butto a capofitto in altre pseudo-relazioni improbabili e complicate che non hanno né capo né coda e cerco di dimenticarti, qualche volta mi illudo anche di esserci riuscita, soprattutto di recente.
Questo post però è una prova del contrario; insieme alle mille note sul mio iPhone che inizialmente sono nate come messaggio per te, ma che non ti ho mai inviato. Temo che tu possa continuare a non rispondere e comunque sarebbe un po' da psicopatica scriverti: "Ciao, volevo dirti che sono innamorata di te, cazzo. Esattamente in questi giorni prima di Halloween, quattro anni fa, realizzavo che stavo perdendo la testa per te come non avevo mai permesso che succedesse prima e per mia sfortuna ti amo ancora anche se tu ti sei dimostrato uno stronzo. Con amore, Helda."
Meglio di no. Non ha senso scaricare un peso del genere su di te che sei completamente disinteressato e la memoria del mio iPhone è abbastanza capiente da reggere quel milione di note dedicate a te; magari un giorno resteranno solo quelle e basta.
Ma per il momento sono certa che se tra due settimane tornassi a Napoli e ti incontrassi per caso tra gli scaffali di dischi de La Feltrinelli in Piazza Dei Martiri come la primissima volta che ci siamo visti, ti amerei esattamente come ti ho amato su quella panchina in Via Chiaia quando ci siamo baciati la prima volta e come ogni momento successivo a quel pomeriggio del sedici Luglio 2013.
Forse passerà, forse no. Nel frattempo continuo a ripetermi una frase di una canzone del tuo TZN: "Sì, lo ammetto, un po' ti penso, ma mi scanso, non mi tocchi più."
E comunque... mi manchi, Mmio.