Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

giovedì 26 giugno 2014

QUESTO sì che è per te.

Ciao.
Odio Facebook.
A me piacciono così.
Scopro solo ora che hai un blog.
Mi manchi, mi dai il tuo numero?
Farfalle nello stomaco.
Mi dispiacerebbe se ti innamorassi di me.
Così ci salteremmo addosso.
Nero.
Universo parallelo.
Sei bella.
Se fossi lì...?
Foto.
Labbra.
Te.
Un regalo.
Devi decidere tu.
Mio.
Hai paura che io ti baci.
Così sei pericolosamente vicina.
Panchina.
Mi manchi.
Un anno.
Sparito.
Devo dimenticare.
Distrazioni.
Inutile.
Non ce la faccio.
Ti voglio.
Tristezza.
What's App.
Tu.
Di nuovo.
Assenza.
Ansia.
TI VOGLIO.
Baci.
Bagno.
Sono felice.
Ci si pente delle cose brutte, che io sappia.
Sparito.
Dolore.
Smettila di pensarlo.
Mi manchi.
La devo smettere.
Contro di me.
Gioco della lattina.
Coast to coast.
È bellissimo.
Due anni.
Che significa che sei innamorata di lui?
Hablo.
Vaffanculo.
Stronzo, stupido e presuntuoso.
Buon pomeriggio.


Scusa.
Torna.
Non è definitivo.
Per sempre.
Addio.


Ti amo.


domenica 15 giugno 2014

Maleficent: il vero amore non esiste.

Maleficent ovvero per la prima volta la Jolie mi ha fatto provare emozioni.
Lo ammetto, La Bella Addormentata Nel Bosco era quel classico Disney che da piccola guardavo solo quando ero particolarmente coraggiosa - cioè quasi mai - visto che mi faceva paura e, con ogni probabilità, la paura degli aghi mi (ci?) è venuta proprio per colpa di quel cartone. Per carità, era bellissimo: Aurora era molto più figa e simpatica di quelle due inutili principesse quali Cenerentola e Biancaneve e Filippo era il principe più gnocco dopo Eric di Ariel; ma la scena del fuso, quando Aurora cammina impossessata e sale tutte quelle scale per poi pungersi mentre Filippo lotta contro un drago che incendia tutto come se fosse un enorme barbecue, a me spaventava. Tanto.
Però ho ventun'anni e, dopo aver visto Kristen Stewart nei panni di Biancaneve essere considerata più bella di Charlize Theron (e farsi Chris Hemsworth), pensavo di essere ormai pronta a tutto, per cui mi sono fatta coraggio e finalmente sono andata al cinema a vedere Maleficent ripetendomi un mantra: Angelina Jolie è Malefica e non potrà mai farmi paura.
Infatti.
Il mio amore per la Jolie è al pari di quello per Monica Bellucci. Entrambe considerate tra le donne più belle del mondo e tra le attrici più brave. Potrei anche essere d'accordo per il primo punto, ma... attrici più brave? Sì, davvero brave se si considera che la tartaruga marina di una mia amica ha una mimica facciale più espressiva della loro, la cui espressione non varia per nessuno stato d'animo che devono rappresentare (come ricordo nel video L'espressività di... Monica Bellucci).
In Maleficent la Jolie non si è riscattata ai miei occhi, ma il film nel suo insieme, l'ha resa decisamente più simpatica da farmi quasi pensare di perdonarla per la sua relazione del tutto inopportuna con Brad. Quasi.
L'unica cosa che un po' mi ha turbata è la sua dentatura, ho passato gran parte del film a chiedermi ma quanti denti ha in bocca la Jolie?
Bel film, mi è piaciuta pure la scelta degli attori che non rasentavano insopportabilmente la perfezione; Aurora era una ragazza normale e Filippo non era il solito principe biondo e scultoreo (e anche un po' gay) che di solito propinano nei film. Bella la fotografia, gli effetti speciali, bella pure Lana Del Rey che ha cantato Once Upon A Dream. Bello tutto, insomma.
Bella soprattutto l'evoluzione della trama che ha abbandonato quella più scontata del classico animato, motivo che ha fatto guadagnare alla Jolie le mie lacrime. Un fiume di lacrime.
C'è da dire che mia madre mi chiama spesso bestiolina, che ero al cinema con lei dopo quasi un mese che non la vedevo e che ho un esaurimento nervoso a causa dello stress, del caldo e dello studio. Quindi... tante lacrime.
Lacrime e finale incredibile a parte, ho la convinzione che il film sia stato prodotto con lo scopo di lasciare un messaggio a Helda Tassi.
Il vero amore non esiste. O almeno non come la Disney ha sempre cercato di farcelo immaginare. Non ci si innamora a prima vista. L'amore non è per niente una cosa semplice, è un processo lungo, complicato, inconsapevole e a volte - purtroppo - unilaterale e fa male. E, per quanto tu possa aspettare il bacio del ragazzo di cui sei innamorata, l'unico bacio che credi sia in grado di svegliarti da quel metaforico sonno eterno, prima o poi devi capire che potrebbe non arrivare mai o che potrebbe arrivare senza sortire l'effetto desiderato perchè non è ricambiato allo stesso modo. E allora avrai bisogno dell'amore di qualcun altro per aprire gli occhi. Qualcuno che non sparirà mai dopo averti dato quel bacio, qualcuno come una mamma il cui amore non può svanire. O almeno non dovrebbe. Ma di sicuro è molto più sincero e vero di qualsiasi altro amore ci sia nella vita di una persona.
Purtroppo.
Ma Malefica lascia un insegnamento importante: non importa quanto tu sia ferita, quanto dolore tu abbia provato, quante volte tu ti sia svegliata nel cuore della notte piangendo e quanta rabbia tu abbia provato nei confronti di quella persona e di te stessa, alla fine tutto passa e allora si torna ad amare.
Grazie Disney per avermi illusa per anni con sta storia del bacio del vero amore, per avermi fatto sperare di vivere un amore da favola, forte, intenso e invincibile e poi avermi spiattellato brutalmente in faccia che il vero amore non esiste. Io ero ancora lì ad aspettare che qualcuno cantasse la strofa successiva della canzone che stavo cantando io ed ecco che ora avrò bisogno di andare in analisi. Grazie, davvero.
Per disperazione aspetterò l'uscita del DVD di Maleficent e lo guarderò fino a consumarlo.
(E grazie al cazzo che Malefica diventa cattiva: si innamora di uno che vuole distruggerla per il suo potere personale, diventerei anche io la peggiore delle streghe.)

lunedì 2 giugno 2014

Daje, famo un post sul #relive.

Ieri, 1 giugno 2014, ho festeggiato gli otto anni esatti dalla mia cosiddetta data zero in tournèe. E non avrei potuto celebrare meglio questi otto anni di concerti, di palchi, di emozioni, di facce, di sorrisi e di vita, se non proprio su un palco. E che palco!
Per quanto lei mi stia antipatica, direi che è il caso di citare una frase di Emma detta proprio ieri: "Non avevo ancora fatto l'amore sotto al Duomo di Milano". Esatto, io stessa non avrei saputo dirlo meglio.
Per cui, ripresami dall'euforia e non del tutto dalla stanchezza, eccomi a scrivere un post sul concerto di Radio Italia.
Sarei quasi tentata di scrivere uno di quei post che amavo tanto pubblicare sul Live Space (eh, sono vecchia) quando avevo tredici anni, con tanto di ringraziamenti a staff, band e chi più ne ha più ne metta e tutto il resto... Per fortuna il passaggio dal Live Space a WordPress ha cancellato direttamente quei post di una pischella fortunata, levandomi automaticamente l'imbarazzo di ritrovarli per caso e rileggerli. Però me li ricordo molto bene.
Ricordo anche molto bene le emozioni che provavo quando salivo per la prima volta sui vari palchi. La provo tuttora, solo che sono - e vorrei ben dire! - più matura e più capace di gestirle.
Per cui sono tornata nella ormai familiare Milano, niente viaggio frenetico e veloce in macchina stavolta, ma un treno altavelocità in solitudine, un giro in centro con la band, la camera allo Sheraton, il pranzo nel ristorante dell'albergo con Alex e i Negramaro... Insomma, se non fossi ormai abituata a situazioni del genere, mi ripeterei di cambiare spacciatore perchè sarebbe piuttosto irreale. Lo è, ma non per me.
Poi una bella doccia, i miei immancabili preparativi pre-live che mi faranno sempre guadagnare le battutine di mio padre che ripete che sono più star io che atre che lo sono effettivamente e poi dritti in Piazza Duomo. Tralasciando Edoardo che ha fatto andare me nell'auto di Radio Italia mandata per lui, mentre lui è andato con il furgone insieme alla band perchè così preferiva, per cui quando siamo arrivati nel backstage mi sono ritrovata gli occhi di un numero esorbitante di persone che cercava di capire chi fossi dei vari artisti e tralasciando pure la quantità considerevole di mani che ho stretto e di nomi che perlopiù non ricordo, il concerto di Radio Italia è stato una figata pazzesca. Ecco, sono sicura che questo è un termine tecnico molto usato nell'ambiente.
La mia stima va a Biagio Antonacci che ha aperto il live, stonando. Cioè, non ha intonato una nota nemmeno per sbaglio, incredibile! Però il suo è un grandissimo messaggio di speranza: se lui è considerato uno dei migliori cantanti in Italia, ha riempito San Siro per i suoi vent'anni di carriera ed ha venduto un bel po' di dischi, allora tutti possono cantare. Emma invece mi ha dimostrato ancora una volta la sua femminilità alla Rambo e la sua raffinatezza, con quel vestito così sobrio ed elegante. Alex sempre più bello che, durante il suo momento, mi ha fatto cantare a squarcia gola giù dal palco che ancora sono afona. Luca e Paolo grandissimi e Laura Pausini che mi è passata davanti prima di chiudersi nel camerino accanto a quello di Edoardo e lì ho dovuto seriamente trattenere una cascata di lacrime.
Ok, quest'ultima parte sembra un po' quei post di "Helda James", quindi la finisco qui.
No, scherzi a parte, per quanto sia cocciuto e surreale continuare a ripeterlo, sono sempre più convinta - soprattutto dopo aver preso parte ad eventi del genere - che io non desidero niente di più di questo per il mio futuro.

mercoledì 21 maggio 2014

Cara Laura...

Il '93 ha dato i natali a te, Laura, artisticamente parlando e a me, naturalmente parlando. Io sono nata poco meno di un mese prima di te, tu però sei più grande.
Mi piace pensare che in qualche modo abbiamo qualche cosa in comune noi due.
Qualche esempio?
Anche il mio papà è un musicista ed è lui che mi ha "iniziata" alla musica, certo, non faccio pianobar con lui, ma semplicemente perchè suonava sui palchi delle piazze, dei palazzetti dello sport, degli stadi e non solo nei locali, però lo accompagno spesso, soprattutto di recente... Cioè, da otto anni. Lui crede molto in me, comunque, ed immagino che, vista la tua incredibile voce, anche tuo padre doveva credere moltissimo in te allora. E vorrei ben dire!
Anche io sono una brava ragazza, non lo dico per vantarmene, è un dato di fatto. A volte vorrei non esserlo così tanto... Sono decisamente troppo brava, troppo timida, troppo educata (come spesso mi ha ripetuto persino la maestra alle elementari); ho fatto sega a scuola solo un paio di volte - vabè dai, facciamo quattro, ma solo perchè sono di una generazione diversa - ed anche io ho chiamato subito mia madre per scusarmi scatenando l'ilarità di entrambi i miei genitori che a momenti facevano una festa quando l'hanno saputo.
Sono sostanzialmente una brava ragazza che cerca di nasconderlo. Ma non sono quella che a Napoli verrebbe definita addurmuta, ho fatto anche io i miei casini, come tutti; l'essere buona non significa necessariamente non essere sveglia. E tu lo sai bene.
E soprattutto anche io ho avuto la mia bella dose di Marco che sono andati via... Non uno, La', ho una lista di Marco! A quattordici anni ho trascorso le vacanze in un villaggio bellissimo a Rossano Calabro dove lavorava un altrettanto bellissimo ragazzo di nome Marco che faceva l'animatore, mi sono presa una cotta allucinante per lui! Per cui una delle ultime sere al villaggio, c'era la serata karaoke, mi sono fatta coraggio ed ho cantato La Solitudine e poi pure Incancellabile, giusto per non farmi mancare niente... Inutile dire che tutto il villaggio - equipe e villeggianti - avevano capito che la stessi palesemente dedicando al bell'animatore. Inutile dire anche che ripensandoci ora, arrossisco ancora.
Ce ne sono stati altri di Marco, giusto perchè sbagliare è umano, perseverare è da Helda Tassi! Ma ce n'era (ce n'è) uno in particolare. Lui non se n'è propriamente andato via, direi più che va e viene a suo piacimento (distruggendomi) e non posso nemmeno scrivere una canzone perchè guarda un po', l'hanno già fatta su un Marco. Ah già, l'hai fatta tu. Così, evitando di citare il nome Marco, avrei potuto dire che finchè rimane sarà lui il migliore dei miei mali... Ma anche questa mi sa di già sentita. Mortacci tua, La'. Con affetto.
Scherzi a parte... D'accordo, magari un altro milione di ragazze ha un papà musicista e un Marco nel suo passato, e le tette non mi sembrano un buon argomento per dire di avere qualcosa in comune con te, per cui forse non è che ti somiglio molto, però sei sempre stata una delle mie cantanti preferite e ti stimo molto (ok, questa chissà quante volte l'hai sentita).
Quando ero piccola avevo un CD che ascoltavo continuamente, ogni giorno e che, a furia di riprodurlo, è diventato ormai irriproducibile, ma lo conservo ancora con gelosia: E Ritorno Da Te, il tuo Best Of del 2001. Cantavo le tue canzoni sempre, davanti allo specchio in camera mia con un microfono giocattolo sperando di poter diventare come te un giorno...
E poi, quando avevo sette/otto anni circa, hai fatto un concerto al Palapartenope a Napoli ed ho supplicato i miei di portarmi al tuo live. Era il mio primo concerto, o meglio, mio padre dice che a tre anni mi ha portata a vedere Bob Dylan, ma io proprio non lo ricordo!
Però ricordo benissimo le emozioni che ho provato quando sono venuta a vedere te la prima volta. Ero felicissima, finalmente avrei visto il mio idolo, avrei potuto cantare con te, seppure a distanza e quando sei salita sul palco... sono svenuta! No, non sto scherzando... Ho avuto davvero un calo di pressione per la troppa emozione e mi sono ripresa solo alla fine della prima canzone. Poi ho iniziato a cantare a squarci gola, a saltare e a piangere disperata e quando alla fine del concerto mio padre mi ha chiesto se avessi voluto conoscerti, stavo per svenire di nuovo. Ma ero troppo timida, troppo emozionata e non ce l'ho fatta.
Ora, ripensandoci, mi darei una sberla!
Però a breve avrò il mio riscatto perchè il 1 giugno al concerto di Radio Italia in Piazza Duomo a Milano, ci sarò anche io, con mio padre e, sebbene siano passati quattordici anni da quel concerto e nel frattempo io sia stata svariate volte in tour, abbia conosciuto tantissimi artisti italiani e non e sia salita su palchi importanti, ti confesso che sono molto emozionata all'idea di poter incontrare l'idolo di una vita.
Perciò, da persona leggermente egocentrica quale sono, spero che tu e le similitudini che tanto mi affatico a trovare tra noi, mi portiate fortuna.
Grazie Laura.

lunedì 19 maggio 2014

#Nutella50bday

Ho visto un numero esorbitante di concerti in ventun'anni di vita, alcuni probabilmente non li ricordo neanche, altri invece più che visti, li ho vissuti dato che ero sul palco, ma una cosa non è mai cambiata: l'emozione che mi dà ogni volta la musica, che sia un po' distorta sul lato del palco o perfetta in mezzo al pubblico. I concerti sono per me una carica importante senza la quale sarebbe difficile continuare. Ho bisogno di vedere concerti ogni tanto, insomma.
A tre anni ho visto Bob Dylan al Palapartenope, ma non lo ricordo (mio padre che mi teneva in braccio, lo ricorda benissimo invece); ho visto quattro volte gli About Wayne ed una gli Electric Diorama, tre volte Laura Pausini e Luciano Ligabue (e tra poco saremo a quattro con Liga), due volte Avril Lavigne (se non si conta anche una volta a Piazza Dante per TRL on Tour), due volte i Finley, un concerto dei Blue, uno di Lee Ryan, uno di Enzo Avitabile, uno di Jesse McCartney, uno dei Sonohra, uno di Francesco De Gregori, uno di Giorgia, uno di Max Pezzali, uno di Lorenzo Jovanotti Cherubini, vari di Alex Britti, infiniti di Edoardo Bennato; per non parlare di due concertoni del Primo Maggio (visti sul palco), Festivalbar, TRL Awards e svariati concerti di MTV (quando era davvero Music Television) ed altri eventi del genere... E probabilmente non li ho comunque elencati tutti.
Sono stati tutti belli, ciascuno in maniera differente a seconda del periodo della mia vita in cui l'ho visto... Forse ora non andrei a vedere i Sonohra, ma all'epoca ero una ragazzina ed era giusto così. Ho però avuto la fortuna di conoscere moltissimi artisti italiani ed internazionali, di trovarmi nel backstage con loro e di poter parlare non come una fan, ma come "una di loro". Qualcuno ancora si ricorda di me e tutte le ammonizioni di mio padre che mi ha sempre voluta professionale in questo ambiente, sono servite a qualcosa.
Insomma, mi ritengo molto fortunata, ogni concerto ha lasciato dei ricordi indelebili... Ma credo che finora nessuno sia stato bello ed emozionante come il concerto di ieri di MIKA per la festa dei cinquant'anni della Nutella.
Ok, prima c'erano Simona Molinari, Almamegretta, James Senese, Arisa, Giuliano Palma, tutti più o meno bravissimi... Ma MIKA è stato incredibile!
E non importa che le persone con cui dovevo andare al concerto hanno dato forfait all'ultimo momento, che fossi da sola in mezzo a una cifra di persone (i vari articoli che ho letto stamattina parlano di centomila persone), che cercavo visi conosciuti tra la gente ed alcuni li ho trovati (non chi avrei voluto però)... All'inizio pensavo che non avrei mai potuto sentirmi più sola di così, invece era esattamente il contrario, non ero sola, ero con centomila persone circa che cantavano, urlavano e saltavano insieme a me e sticazzi se non le conoscevo, ho fatto amicizia, ho riso comunque e mi sono goduta incredibilmente il concerto. E vaffanculo a tutto il resto.
Conserverò accuratamente i ricordi di ieri sera, ad ogni modo. Ricorderò le mie urla che mi hanno resa afona oggi, le lacrime, le canzoni dedicate mentalmente, i sorrisi, la semplicità e l'incredibile talento di MIKA. Insomma, ricorderò tutto. 
E sono felice di aver speso i soldi del biglietto del treno per fare questa veloce fuga a Napoli sebbene sia impegnata con lo studio e gli esami imminenti. 
Domani tornerò nella mia amata Bologna senza però smettere di pensare a quanto Napoli ieri fosse stata bella e magica, riflettendo a pieno il titolo di città più bella del mondo!

sabato 10 maggio 2014

Come quel paio di ballerine.

Essendo un pericolo per me stessa con il mio equilibro di Bambi sul ghiaccio, tendo ad evitare le scarpe alte. Sì, certo, ogni tanto le metto quando è un'occasione particolare e da qualche anno mi sono convertita almeno ai sandali che hanno una decina di centimetri di tacco, ma di solito non sono molto a mio agio su queste altezze.
Perciò, quando non è estate e non è un'occasione particolare, giro con le All Star o con gli anfibi, oppure in questi periodi, con le bamboline.
Sono molto carine ed indossate correttamente possono anche essere eleganti, ma hanno un difetto: all'inizio fanno un male allucinante.
Quest'anno, quando è scoppiata quell'anteprima di primavera - in anticipo -, ho dato un'altra possibilità a questo tipo di scarpe.
La prima volta che le ho indossate, sono tornata a casa che quasi piangevo dal dolore, avevo la morsicatura dietro entrambe le caviglie ed una quasi sanguinava. Una scena horror insomma.
Spesso le cose belle fanno male, ma non per questo smettono di essere belle.
Suonare il violino, ad esempio, è stata una delle cose migliori che abbia fatto nella mia vita, ma quando ho iniziato, senza aver mai toccato prima uno strumento e con le dita delicate, il dolore era forte e il suono era terribile, soprattutto quando non passavo la pece sull'archetto ed iniziavo a mettere il primo dito sul MI. Un rumore peggiore del gesso sulla lavagna.
Poi ho imparato, il suono è diventato prima accettabile e poi bello e alla fine mi si sono formati i calli da musicista e non importa che ora abbia smesso di suonare, resta comunque legato alla parte migliore di me.
Anche amare è una parte migliore di me e probabilmente di tutti. Amo incondizionatamente e questo inevitabilmente porta a soffrire; ci ho messo un po' per capire che donare tutta me stessa ad una persona - che sia un ragazzo o le amiche con cui sono cresciuta - significa innanzitutto rischiare. Rischiare che i muri che ho innalzato vengano distrutti da una Miley Cyrus impazzita che dondola su una palla demolitrice. Rischiare di voler a tutti i costi prima il bene di quella persona e poi il mio. Rischiare poi di soffrire.
Va bene così. Nel momento stesso in cui capisco di voler amare in quel modo, ne accetto anche le conseguenze. E ce ne sono state, forse mi hanno fortificata ed adesso col cazzo che Hannah Montana può rompere i miei muri così facilmente, ma forse mi hanno allo stesso tempo resta più fragile. Questo non significa che non rifarei esattamente la stessa cosa.
La rifarei comunque, allo stesso modo.
Per questo ho continuato a mettere quelle ballerine, ho capito che avrei avuto bisogno dei cerotti per poterle indossare ancora ma non le ho dimenticate in un angolo remoto della scarpiera. E alla fine le ferite si sono rimarginate ed ora che è passato del tempo, hanno persino smesso di fare male anche senza i cerotti, sono un po' più consumate, ma sono finalmente diventate comode e belle. Certo, dietro la caviglia ci sono ancora i segni della morsicatura e delle altre formatesi nel corso degli anni, ma semplicemente mi ricordano che, nonostante il dolore, si continua a camminare. Finchè non passa.
Per questo oggi ho comprato un nuovo paio di ballerine - rosse - ed ho preso anche i cerotti!
Per un attimo avete temuto che avessi improvvisamente deciso di diventare una fashion blogger, eh? Tranquilli, non ne sarei capace comunque. Nel caso però vi interessasse un blog del genere, vi consiglio vivamente Le baiser de la mode di due mie amiche che secondo me è davvero il top in materia!


martedì 6 maggio 2014

Figlia di Atena.

Dall'unione di Crono e Rea nacquero diverse divinità le quali, a causa di una profezia che diceva che il re dei Titani sarebbe stato spodestato dal suo potere per mano di uno dei figli, furono divorati dallo stesso appena dopo la nascita. Perciò Rea affidò l'ultimo figlio alle protezioni delle Ninfe dei boschi nascondendolo ad Ida. Zeus, crebbe forte ed intelligente, perciò quando venne a conoscenza della storia, decise di affrontare il padre, costringendolo prima a vomitare i figli ingoiati (Poseidone, Ade, Era, Demetra, Estia) e poi con l'aiuto dei suoi fratelli, dei Ciclopi e dei Centimani, i Titani furono segregati nel Tartaro, la parte più profonda degli Inferi. Nacquero così gli Dei dell'Olimpo; i tre fratelli più importanti si divisero il regno: Zeus divenne perciò il signore del cielo, Poseidone il signore del mare ed Ade il signore del mondo sotterraneo. Tutti gli altri Dei si occupavano delle più svariate attività ed erano tutti importanti a loro modo per l'Olimpo.
Secondo alcune leggende, dall'unione tra una divinità ed un umano, nascevano gli eroi e a me piace pensare alle persone con cui mi relaziono come "figli" di qualche dio greco; di solito tendo ad innamorarmi dei figli di Apollo o di Ermes, mi scontro con quelli di Ares e mi trovo abbastanza bene con i figli di Artemide.
E a volte mi chiedo io di chi potrei essere la discendente. Non posso certo considerarmi un'Afrodite, non sono nè così bella nè così superflua, ma conosco vari figli di questa dea ed ho visto molti innamorarsi di loro; l'amore per le arti a volte mi fa pensare che potrei essere figlia di Apollo, ma anche lui è troppo bello e decisamente troppo vendicativo...
Poi mi fermo a pensare... Il mio animale preferito, insieme al cerbiatto e al gatto, è la civetta; mi considero moderata e riflessiva, decisamente più saggia di quanto vorrei; il mio nome in tedesco significa guerriera ed ho una fobia incontrollata per gli aracnidi (oltre che per gli insetti).
"Tutti i figli di Atena avevano paura dei ragni. Molto tempo fa, Atena aveva insegnato ad una tessitrice mortale, Aracne, ma a causa del suo orgoglio, le impartì una dura lezione maledicendola e trasformandola nel primo ragno. Da allora, i ragni hanno odiato i figli di Atena."
Atena è nata dalla mente di Zeus già adulta ed armata per la guerra, è la dea prediletta del re dell'Olimpo proprio grazie alla sua saggezza ed astuzia, perciò la civetta - simbolo di saggezza - è un animale a lei sacro; è inoltre versatile nelle arti minori e si occupa dell'aspetto più nobile della guerra.
Ecco, Atena è esattamente il tipo di divinità di cui io potrei essere figlia e, sinceramente, tra l'avere una bellezza capace di far incantare tutti e l'essere intelligente, preferisco decisamente immaginarmi con un libro in mano piuttosto che innamorarmi del mio riflesso allo specchio.
(E poi non si spiegherebbe perchè sia terrorizzata di tornare nella mia camera dopo aver visto un grosso ragno sul soffitto!)