Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

martedì 3 maggio 2016

#MasterMusica... The end.

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando stalkerizzando Luca De Gennaro – diventato nel corso di questi mesi LucaMyLove e poi, per dignità, il DeGe –, ho scoperto che insegnava al Master in Comunicazione Musicale alla Cattolica di Milano. [In realtà è iniziato anche prima, sempre per colpa del DeGe indirettamente, perché tra i dieci e gli undici anni ho iniziato ad innamorarmi di MTV che in quel periodo è diventato l'unico canale che guardavo in televisione e Giorgia Surina, che faceva la VJ a TRL, era diventata la mia fonte di ispirazione, infatti mi ero messa in testa che se non fossi diventata una cantante, avrei preso il suo posto.]
Comunque, quando poi mi sono laureata e mi si sono posta la fatidica domanda cosa faccio ora della mia vita?, sono andata a smanettare sul Web alla ricerca di un master a Milano che avesse a che fare con la musica; perciò quando ho [ri]scoperto il Master in Comunicazione Musicale – finito chissà come nel mio subconscio –, ho pensato che io dovevo fare quel Master.
Credo di aver detto il primo "che ansia!" legato al Master quando ho inviato la mia domanda di ammissione corredata di curriculum vitae. Ho scritto quasi una decina di curriculum in altrettanti formati diversi prima di decidere quello da inviare, dopodiché ho passato i successivi lunghi mesi a sperare che fosse tutto corretto mentre l'attesa di una qualche risposta mi distruggeva.
Perciò quando lo scorso Ottobre ho ricevuto una telefonata dal coordinatore didattico del Master che mi informava che il 22 Ottobre avrei fatto il colloquio di ammissione, quasi svenivo nella sala d'attesa dello studio odontoiatrico dove lavora mia madre e dove quel giorno mi trovavo per capire se era il caso o meno di estrarre un dente del giudizio.
Ufficialmente però tutto è iniziato tra il 22 e il 23 Ottobre 2015, quando circa un centinaio di studenti – tra quelli che si erano iscritti al bando e quelli effettivamente presenti quei giorni – nella sede in Via Carducci dell'Università Cattolica del Sacro Cuore si sono tenuti i colloqui di ammissione. A ripensarci ora ancora mi si chiude lo stomaco per l'ansia (sì, sempre lei!): otto ore o forse pure di più ad aspettare seduta per terra davanti ad un'aula chiusa in attesa che arrivasse il mio turno – il problema di avere il cognome in T –, mentre attorno a me c'erano tutti potenziali rivali e nel frattempo nella mia mente si aprivano scenari quasi apocalittici in cui durante il mio colloquio mi avrebbero chiesto praticamente tutto lo scibile della musica o domande subdolamente psicologiche a cui non sarei stata in grado di rispondere correttamente. Per fortuna niente di tutto ciò è accaduto e infatti il 26 Ottobre – dopo un weekend a mangiarmi pure le ossa delle dita per placare l'ansia e mezza giornata a riaggiornare il sito e tutte le pagine Web del Master –, mi è arrivata quella mail in cui mi è stata confermata l'ammissione al #MasterMusica.
Quattordici giorni dopo è iniziata la più bella, emozionante e formativa avventura della mia vita. Mi sono trovata in un'aula insieme ad altre ventisei persone che come me avevano gli occhi che brillavano e il sorriso da Stregatto, noi eravamo i ventisette che ce l'avevano fatta!
Ventisette persone con esperienze diverse, provenienti da posti diversi e da università differenti ma con un sogno comune: la musica e forse è stato proprio per questo che incredibilmente abbiamo legato subito e siamo passati velocemente dall'essere semplici colleghi universitari ad amici, al diventare persino una seconda famiglia, totalizzante e praticamente sempre presente.
Insieme abbiamo affrontato questi sei mesi di Master, ci siamo formati, ci siamo supportati, presi in giro, abbiamo condiviso le tensioni, le emozioni, affrontato senza troppi danni l'esame di Economia della Musica e Nuovi Modelli del Business Digitale – con solo una gastrite da parte mia –, svolto tutti gli elaborati (talvolta improbabili), ci siamo entusiasmati alle lezioni più affascinanti e siamo sopravvissuti ai prof soporiferi; abbiamo vissuto esperienze-visto posti-conosciuto persone che ci hanno fatto vivere in un continuo stato di sogno, abbiamo consolidato amicizie bellissime, abbiamo fatto dei sorrisi insieme e della nostra passione il carburante che ci ha fatto andare avanti ogni giorno più determinati e siamo arrivati fino ad oggi che è stato l'ultimo giorno...
La fine di questo #MasterMusica che, almeno per quanto mi riguarda, lascia un grandissimo vuoto ma anche tanti ricordi meravigliosi che sono indimenticabili perché li ho condivisi con persone meravigliose a cui non posso fare altro che dire grazie e vi voglio tanto bene.
E, giusto per citare, almeno in parte, una canzone che de facto abbiamo "promosso" – aiutato a promuovere, va! – noi... This is (not) the end, perché noi siamo il futuro della musica.

lunedì 4 aprile 2016

Sliding doors

Ho sempre trovato Sliding Doors un film geniale, ma probabilmente me ne sono innamorata definitivamente solo dopo che, durante una lezione di Teorie e Tecniche del Montaggio Cinematografico nell'Aula Leydi del Dipartimento di Arte e Spettacolo in Via Barberia 4, avevamo passato tre ore ad analizzare quel film (stiamo parlando di due anni e mezzo fa)... queste sono cose che segnano e le possibilità erano due: o questo film l'avrei odiato per il resto della mia vita fino a farmi venire l'orticaria se solo ne sentivo il titolo, oppure l'avrei adorato forever and ever. Sarà che comunque Gwyneth Paltrow è impossibile da detestare in qualsiasi caso, al contrario delle simpatiche gemelle di Shining che mi fanno tuttora terrore e che mi hanno fatto odiare la fotografa Diane Arbus. (Se si considera che oggi a lezione mi sono pure ricordata la differenza tra forma-sonata e forma-rondò riconoscendo quest'ultima in una composizione di Schumann, allora direi che è chiaro che oggi ho troppe reminiscenze damsiane e, prima che mi venga una botta di nostalgia ancora più forte per i tetti rossi, la gramigna dell'Osteria dell'Orsa e le Due Torri, è meglio che sposti i miei pensieri altrove).
Tornando a Sliding Doors, quasi due settimane fa ho vissuto in prima persona la celebre scena del treno. Mi spiego: causa testa tra le nuvole, avevo erroneamente prenotato un treno che anziché partire dalla Stazione Centrale come al solito, sarebbe partito da Rogoredo, per cui, mentre ero in anticipo come sempre, mi sono ritrovata invece a dover fare altri venticinque minuti di metro per raggiungere l'altra stazione, con il cuore in gola e la netta sensazione che non ce l'avrei mai fatta perché la metro per un guasto si era bloccata dieci minuti in qualche stazione a me sconosciuta della Linea Gialla. Sono arrivata di corsa al binario e in quell'istante si sono chiuse le porte ed è partito quello che doveva essere il mio treno; dato che sono una persona tranquilla e sana di mente, ovviamente mi sono fatta venire una crisi isterica che quasi mi ha portato ad un collasso quando due minuti dopo è arrivato un altro treno su quello stesso binario, treno che poi ho realizzato essere il mio treno, in ritardo. Grazie Trenitalia, grazie per i tuoi ritardi che in questo mondo di incertezze restano sempre un'ancora a cui aggrapparsi.
Ero già nel mood di quesiti leopardiani dovuti a decisioni che per me – sempre tranquilla e sana di mente – sono sembrate molto simili a questioni di vita o di morte; decisioni che mi hanno fatto pregare contemporaneamente Dio, Atena e Apollo (Dea della saggezza e Dio della musica, perché non si sa mai!), Mufasa e persino le dodici Sailors affinché mi mandassero un segno... naturalmente in cielo non ho visto apparire né la scritta "on air" né il logo di Live Nation e quindi mi pare chiaro che devo cambiare le divinità a cui mi rivolgo.
Ad ogni modo ho passato le successive quattro ore e quarantacinque minuti e le corrispettive sei fermate del treno da Milano (pardon... ROGOREDO) a Napoli a pensare "e se?"; gli inglesi direbbero "what if?"... (le persone normali in treno ascoltano musica, leggono o dormono, io invece aumento le mie già numerose paranoie).
E se nella fretta di prendere il treno fossi riuscita ad entrare in quello che mi aveva chiuso le porte in faccia cosa sarebbe successo? Avrei pagato una multa molto (chiedo scusa per l'allitterazione involontaria) salata ma avrei incontrato l'uomo della mia vita o magari un importante regista hollywoodiano che mi avrebbe notata nonostante le lacrime ed il mascara sciolto e mi avrebbe proposto di recitare nel suo prossimo emozionante film che sarebbe stato successo mondiale di incassi?
E se non fossi stata ammessa al Master in Comunicazione Musicale?
E se scegliessi di seguire un tour piuttosto che lavorare in radio cosa ne sarebbe della mia vita? Sarei una trottola con gli orari sballati come mio padre? Sarebbe invece un'occasione oppure sarebbe un'opportunità persa perché il mio destino è la radio?
E se fossi stata una persona con "la testa sulle spalle" ed avessi deciso di seguire la strada di mamma anziché quella di papà ed ora fossi laureata in odontoiatria? Nah, questa è un'ipotesi che rasenta la fantascienza, mi vengono i brividi solo a pensarci...
E se avessi risposto a quella domanda, quel "a cosa stai pensando" sussurrato dolcemente dopo quel bacio, non avessi abbassato lo sguardo ma gli avessi detto che lo amavo, sarebbe cambiato qualcosa?
E se i miei genitori non avessero divorziato sarei stata meno restia ad innamorarmi, a fidarmi, a dire "ti amo"?
E se fossi nata bionda e bella ma scema?
E se fossi rimasta a Napoli?
E se quell'amicizia in cui credevo tanto fosse stata vera come speravo?
E se lui fosse innamorato di me?
E se... "Siamo in arrivo a Napoli Centrale... We're arriving in Napoli Centrale..." solo la voce registrata del FrecciaRossa poteva interrompere i miei vaneggiamenti. Avevo la sensazione che il mio cervello stesse andando a fuoco e l'aria frizzante della mia città è stata un piacevole lenitivo.
Con la mia valigia rossa, la borsa ed il computer, mi sono diretta alla Circumvesuviana e, nell'attesa, ho ricevuto la mail del Radio City Milano che mi confermava che mi avevano presa come volontaria per i tre giorni di festival e questo mi è sembrato già un segno molto migliore dell'improbabile scritta rossa in cielo; forse era ciò di cui avevo bisogno per smetterla di tormentarmi in quel modo e farla finita con tutti quegli "e se?" ed ho capito che ci sono cose che non saprò mai, perché sono andate così e basta e va bene così, non avrei voluto nascere bionda (lo sono stata per due anni e mi è bastato per tutta la vita) e di sicuro non sarei rimasta a Napoli, in qualsiasi caso; altre invece possono sempre cambiare, ma è inutile che io stia qui a farmi cinquantacinque paranoie che contribuiscono solo ad aumentare l'insonnia notturna e l'ansia mattutina. Infine ci sono altre cose ancora che voglio scoprire e non mi accontento di pensare a come sarebbe stato se avessi agito in un altro modo, quest'ultime sono domande che possono ancora avere risposte, forse non immediate, ma non voglio che queste risposte si perdano nel vento.
Nel frattempo ho deciso di concentrarmi su una cosa alla volta, non dico che sia facile, ma ormai ho un'età e non posso passare le notti a fissare un soffitto bianco, ci fosse almeno un affresco o una riproduzione del Tempio di Poseidone A Capo Sunio di William Turner... Quindi adesso sono in fibrillante attesa del Radio City Milano, per tutto il resto ho tempo per scoprire i vari se...

sabato 27 febbraio 2016

È questa la vita che sognavo da bambina

Che poi forse sono ancora una bambina.
Un mese fa ho compiuto 23 anni, numero che a Napoli è associato a "o' scem" ma che a me piace scomporre dicendo che ho 2+3 anni, cioè cinque, il mio numero.  In fondo non mi sento poi tanto diversa da quella bambina con i boccoli castani ed il sorriso furbetto, curiosa e con tanta voglia di fare già allora. Sono solo un po' più alta - nemmeno poi tanto - ma mi riconosco tantissimo nella piccola Helda che ero, forse è per questo che spesso sogno di portarla per mano all'Edenlandia invidiando la sua felicità.
Adesso però sono felice anche io, è un po' che questo sogno non mi inquieta come prima, forse le luci, le canzoncine e le giostre dell'Edenlandia iniziano ad avere un aspetto più florido rispetto a quello inquietante da parcogiochi abbandonato tipico dei film Horror di serie B; l'Edenlandia nei miei sogni sta tornando al suo vecchio splendore, quello che induceva la piccola Helda a voler andare lì di continuo. [E dubito che questo abbia a che fare con la riapertura dell'Edenlandia ad Aprile]
Esiste un video da qualche parte in cui avevo appena ricevuto per regalo una radio con un microfono giocattolo e penso che quello sia stato uno dei regali meglio riusciti della storia: adoravo quel microfono colorato! Nel video qualcuno mi chiede che cosa volevo fare da grande e io rispondevo - risoluta come sempre - che sarei diventata una cantante, come il mio papà (anche se il mio papà non è esattamente un cantante, ma penso che intendessi che volevo fare più o meno il suo lavoro). Beh, da allora ho smesso di storpiare "My Heart Will Go On" cantata sulla cassetta consumata della colonna sonora del Titanic ed ho leggermente modificato le mie aspettative, ma la musica è sempre la sola ed unica protagonista che voglio nella mia vita.
Ho continuato a volerla studiando il violino e poi il canto, quando la musica era la mia marcia in più per scrivere articoli di giornale da otto e mezzo per i compiti in classe di italiano, e poi al DAMS quando tutti dicevano che era un'università inutile e si aspettavano da me che crescessi. La musica è la mia migliore amica, la mia più fedele compagna, quasi un mio alterego.
Quando il 26 Ottobre 2015 mi è arrivata la mail in cui mi dicevano che ero stata ammessa al Master in Comunicazione Musicale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la prima cosa che ho fatto è stata chiamare mia madre ed insieme abbiamo pianto a telefono. Ma la verità è che quattro mesi fa non avevo idea di quanto questo Master mi avrebbe resa davvero felice, non immaginavo nemmeno il bagaglio di esperienze che mi avrebbe dato la possibilità di vivere, per questo credo che le lacrime di felicità di quel giorno non siano state abbastanza.
Sembra che tutti i desideri espressi soffiando le candeline ad ogni mio compleanno si stiano avverando ora: andare a Sanremo, lavorare su progetti musicali, essere circondata da persone che amano la musica quanto me e con cui posso tranquillamente parlare per venti minuti dell'halftime del Super Bowl esaltandomi senza essere presa per pazza. Il Master è una delle cose migliori che potesse capitarmi, insomma.
Ieri sono stata agli studi di MTV Italia e mi sembrava di vivere un sogno. MTV è uno dei motivi principali per cui io sono qui, perché quando avevo 12 anni guardavo Giorgia Surina sul palco di TRL e pensavo che un giorno avrei voluto essere al suo posto o condurre Hitlist Italia, gli MTV Awards o qualsiasi altro programma su quel canale di musica che ha accompagnato le mie giornate dalla fine delle elementari ad oggi. MTV è stata la propulsione che mi ha spinta a sognare sempre di più il magico ed ossimorico mondo della musica, essere lì ieri a creare la playlist della settimana prossima è stato pazzesco, non saprei come definirlo in altro modo.
Non so da qui ad un anno dove sarò, forse devo rinunciare all'idea di lavorare per MTV Italia - anche se sono un'Acquario e la perseveranza è una mia caratteristica -, so solo che è questa la vita che sognavo da bambina e che in un modo o nell'altro mi sento di dire che il meglio deve ancora venire e io per la prima volta sono pronta.

lunedì 4 gennaio 2016

Si inizia

Ho pensato tanto a questo 2015 nelle ultime ore prima che terminasse; ci ho pensato tanto perché sono tuttora sorpresa di come si sia svolto, perché non è stato poi un anno così prevedibile ma ha riservato molte novità, perlopiù belle per quanto mi riguarda.
Ho trascorso gli ultimi istanti del 2015 - e i primi del 2016 - con le amiche di sempre, quelle che sono con me da quando scrivevo cuoricini sul diario della scuola dedicandoli ad animatori improbabili conosciuti durante le estati precedenti, che ridevano quando mi perdevo a fissare il vuoto durante un'incomprensibile (almeno per me) lezione di matematica, che mi hanno vista tremare prima di una doppia interrogazione di italiano e latino e che hanno sorriso con me per ogni bel voto ricevuto al liceo; le amiche che pensavo che avrei lasciato in quella struttura squadrata che ospitava l'Artemisia Gentileschi ad Agnano e che invece sono rimaste con me anche dopo, nonostante la distanza, i caratteri diversi e tutto il resto, le stesse per cui mi sono commossa alla loro laurea più che alla mia e che hanno saputo per prime della mia ammissione al Master.
Mentre in Piazza Dam si faceva un countdown disordinato, ho pensato molto a ciò che è successo nel 2015 e mi è dispiaciuto che un anno così stesse già volgendo al termine.
Mi sono rivista annoiata a casa di mio padre, con molti sconosciuti a brindare per il nuovo anno, mentre mi arrivavano messaggi di auguri dalla Serbia; mi sono rivista a Roma con mia madre e piangere con lei per la morte di Pino Daniele; follemente innamorata ed incondizionatamente masochista; il mio compleanno alla Fonoteca al Vomero; l'emergenza neve a Bologna e l'ultimo esame al DAMS, la tesi ancora incompleta, il panico di non aver passato quella dannata Storia della Musica II: l'Ottocento e la gioia di quel voto inaspettato; ho rivisto i pomeriggi passati sui libri di diritto, sulle traduzioni delle normative di Spotify e delle leggi inglesi del Live Music Act e del continuo andare avanti e indietro tra Via Belmeoro, la Biblioteca Comunale e la Biblioteca di Musica e Spettacolo in Via Barberia; mi sono rivista gioire per messaggi che contenevano inviti inaspettati ed in bocca al lupo da batticuore la notte prima della laurea; ripetere la tesi così tante volte da arrivare alla discussione con il mal di gola e poi gioire per aver finalmente superato quello che mi sembrava un muro insormontabile con dei cocci di vetro all'estremità; per poi prenotare un viaggio, il primo del 2015, il primo da sola, la prima vera follia della mia vita e l'amore incondizionato che non pensavo di poter provare; mi sono rivista mentre in un'enorme aula magna sentivo la frase "Helda Tassi, per i poteri conferitimi dalla legge la proclamo Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo" e dell'emozione incontenibile che ne è scaturita dopo che mi ha portato a livelli così immensi di felicità che difficilmente potrò raggiungere ancora. Mi sono rivista fare i pacchi da sola per poi lasciare la casa in Via Nazario Sauro 14 che per ottocentotrentotto giorni è stata la mia casa, la prima in cui mi sia sentita davvero a casa dopo Bagnoli. Poi c'è stato il Primo Maggio a Rimini e la decisione improvvisa di farmi il terzo tatuaggio in quella piccola città romagnola; il viaggio a Bruxelles con le stesse amiche che erano con me ad Amsterdam; la mia lettera e l'attesa interminabile per quella risposta che non avrei mai voluto leggere e la disperazione, il dolore, il senso di vuoto tipici della fine di un grande amore; i ritorni - di amicizia e di fiamma - che però non hanno comunque portato a nulla; le feste estive, le lauree delle mie amiche... La mia Grecia di nuovo e un altro flirt estivo ancora troppo improbabile e lontano anche se la mente e il cuore erano ancora altrove. Il ritorno a Napoli; l'ansia incredibile per il colloquio al Master, l'attesa snervante, il panico, la gioia infinita dopo quella mail di ammissione. Il trasferimento a Milano e l'inizio di una nuova, incredibile vita fatta di musica, di lezioni stupende, di conoscenze, di nuove e belle amicizie, di sogni in grande, di molte serate, divertimento e felicità.
Il 2015 è stato un anno che augurerei a tutti. Okay, forse non proprio a tutti, perché se la felicità è un diritto di chiunque, non lo è invece la prerogativa di alcune persone di fare del male in qualsiasi modo, dai kalašhnikov alle parole cattive e totalmente gratuite.
Ecco, ho pensato a tutto questo mentre i primi fuochi d'artificio che segnalavano l'arrivo del nuovo anno esplodevano nel cielo di Amsterdam. Ho pensato a quali persone vorrei lasciare nel 2015 e quali voglio assolutamente nel mio 2016, a quali saranno i prossimi viaggi, le prossime mete e i prossimi traguardi. Ho pensato che non voglio lasciare tutto il lavoro a Tyche che mi osserva da lontano, troppo impegnata per occuparsi solo di me, voglio essere io a rendere il 2016 bello almeno quanto il 2015 e io sono un'Acquario, determinata e testarda in modo incomparabile e quando mi metto in testa una cosa alla fine la ottengo, lottando tanto certo, ma non potrei mai accettare il contrario - non a caso il mio nome significa Guerriera -; perciò non spero che questo sia il mio anno bello ancora di più del precedente, ma lo pretendo.
Quindi a quattro giorni dall'inizio del 2016, con il riflesso dell'Olanda che ancora mi brilla negli occhi, buon anno nuovo a tutti, e soprattutto buon anno nuovo Helda.

lunedì 28 dicembre 2015

Note dell'iPhone, 16/10/2015

Seduta sulla nostra panchina. Sì, la chiamo ancora "nostra", nonostante siano passati due anni e tre mesi esatti da quando abbiamo condiviso quei pochi minuti seduti insieme qui; ironia della sorte, non l'ho fatto di proposito a sedermici proprio oggi, semplicemente sono in attesa, come al solito. In realtà non dovrei comunque chiamarla così, siamo stati seduti su quella panchina venti minuti al massimo, il tempo di restare abbracciati e lasciare che i nostri occhi - entrambi scuri come il caffè - parlassero per noi.
Ci sono passata tante volte, sia prima che dopo quel giorno, d'altronde questa è una delle strade che percorro di più in assoluto a Napoli e ogni volta mi ricorda te, provocando un dolore sordo che col tempo ha iniziato a fare meno male, ma ritorna nei momenti più inaspettati, come una vecchia frattura quando cambia il tempo.
La "nostra" panchina, perché all'epoca avevo grandi speranze riguardo un "noi", speranze che poi, proprio come nel romanzo di Dickens, si sono se non dissolte almeno assopite; forse anch'io come Pip che alla fine incontra Estrella insieme ad un altro ed è felice per lei, un giorno ti incontrerò con un'altra e non farà più male, nonostante non sia mai stata davvero tua. In fondo Dickens è stato lo scrittore del "vero", magari ha ragione.
Ma per il momento non sono tanto fortunata, la tua assenza è sempre troppo più presente delle tue presenze e io vorrei parlarti raccontandoti com'è andata la mia giornata e sapere com'è stata la tua, sorridere quando con il tuo umorismo tagliente critichi qualcosa ed alzare gli occhi al cielo - divertita - quando sei assolutamente sicuro di aver ragione, così dolcemente presuntuoso. Vorrei non dover pensarci a lungo prima di inviarti un messaggio, per poi decidere di cancellarlo ancora prima di premere invio perché tanto non avrebbe senso; vorrei non aver paura di disturbarti, sempre e vorrei sorridere molto più spesso ricevendone uno tuo e ormai accade sempre più di rado, senza più la dolcezza dei tuoi "buongiorno" e "buonanotte piccola H". Vorrei ricevere ancora quegli sguardi che forse ora rivolgi alle tue amiche, ad un'estranea dai capelli blu che incroci per strada o ad una tua collega di università e vorrei non essere così gelosa per questo. Ma soprattutto ti vorrei nella mia vita, cazzo quanto ti vorrei.
Per ora resto seduta qui ancora un po', a ricordare il nostro primo bacio e il primo bacio in assoluto per cui io abbia davvero provato qualcosa; e mi sembra quasi di sentire la pressione delle tue labbra sulle mie, la nostra indecisione che poi sfociò in passione escludendo tutto il resto al di fuori di noi. Mi sembra ancora di sentire te.

giovedì 26 novembre 2015

Thanksgiving.

Tra alcune ore - a seconda del fuso orario - tutta l'America sarà seduta attorno ad una tavola imbandita di varie "squisitezze" - se tali le si può definire -, tra cui il posto d'onore sarà riservato ad un tacchino... morto, imbottito di castagne, verdura ed erbe e cotto al miele... una tale bontà che ho avuto il piacere di mangiare alcune volte e che ancora mi provoca i conati di vomito al solo pensiero. Inoltre milioni di tacchini sono stati ammazzati per rispettare una tradizione, ma d'altronde gli americani hanno ben altre morti sulla coscienza, così come gran parte del mondo occidentale... facciamo anche tutto.
Per cosa si può essere grati precisamente in questo periodo? Con il ricordo ancora vivido degli attentati a Parigi, o in Mali, della ricerca frenetica al terrorista a Bruxelles inquietantemente deserta in questi giorni, alla Francia che bombarda la Siria per "mirare la sede dell'Isis" ma uccide perlopiù civili e non si differenzia poi tanto dai terroristi, così come la Russia, o la Germania o qualsiasi altro Paese che ha deciso che rispondere alla morte con altra morte sia la cosa giusta da fare. Così adesso quelli che si autoproclamano "buoni" hanno fatto una guerra contro i "cattivi", ma chi l'avrebbe mai detto che erano così tanti i cattivi da eliminare.
Per cosa precisamente si dovrebbe ringraziare? Per il continuo stato di paura in cui siamo tutti? Paura che inizia ad essere quasi un'ossessione per cui si hanno ripensamenti sul viaggio con le amiche prenotato da mesi, o di andare a fare una passeggiata in Duomo, di avere uno straniero seduto accanto in metro, di vedere un concerto... paura che accieca tutti e rende insani...
Questa è una guerra, una guerra molto diversa da quelle fatte di trincee e strategie militari che si studiano nei libri di storia, questa è una guerra in cui non si sa contro cosa si combatte e perché e soprattutto come si fa a combatterlo.
Ma persino in un periodo così buio, forse qualcosa per cui essere grati c'è.
C'è che la rivalità tra Inghilterra e Francia che dura da secoli (dai miei ricordi accademici risale probabilmente a molto prima della Guerra dei Cent'Anni | 1337-1453), eppure dopo le stragi a Parigi l'Inghilterra ha cantato la Marsigliese in segno di pace e sostegno; c'è che due signori che hanno perso la figlia durante la strage, hanno dimostrato una forza ed una compostezza che dovrebbe essere d'esempio per tutti, lanciando un grandissimo messaggio di pace nello stabilire che il funerale di Valeria Solesin sarebbe stato laico ed aperto a qualsiasi persona di qualsiasi religione che avrebbe avuto voglia di unirsi al dolore della perdita, dichiarando inoltre che i terroristi che hanno ucciso Valeria non avranno il loro odio e in questo clima di sospetto, di chiusura delle frontiere, di accuse becere nei confronti degli stranieri come se "musulmano" inglobasse implicitamente la parola "terrorista", è la migliore vittoria che potessimo segnare a discapito dell'Isis, molto più forte di qualsiasi colpo di kalashnikov.
E se in un periodo così buio essere grati per cose banali può sembrare inutile ed inadeguato, in realtà credo che proprio le cose apparentemente banali possano essere un buon motivo per cui essere grati, d'altronde la felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.
Perciò, nonostante il 2015 sia stato un anno di guerre e sangue e dolore per il mondo, non posso non considerarlo invece nel personale l'anno più bello, soddisfacente ed indimenticabile della mia vita, contro ogni previsione persino più bello del precedente.
Il 2015 è stato l'anno della mia laurea al DAMS, di vari viaggi di cui uno in particolare che resterà per sempre nel mio cuore in cui ancora sento gli odori della Serbia, il sapore della pljeskavica e la forza dell'amore; è stato l'anno del consolidamento di amicizie già incredibilmente forti e di abbandono di altre che si sono dimostrate false e sbagliate; l'anno in cui ho amato tanto e perso; l'estate di Rodi e delle meraviglie della [mia] Grecia ancora una volta, della pita, del mare meraviglioso, di un altro Tempio di Atena e di altri baci in lingue straniere; del tentativo di innamorarmi ancora, nonostante non fosse la persona giusta o il momento giusto (e nemmeno la me giusta); l'anno in cui ho dimostrato che il mio nome significa guerriera e che lo sono stata davvero tanto... Il 2015 è stato un anno intenso e bello oltre ogni aspettativa che si sta concludendo con una delle più grandi soddisfazioni: l'ammissione - e l'attuale frequentazione - del Master in Comunicazione Musicale.
Non importa se ho degli indesiderati "coinquilini" a sei zampe nella casa che ho affittato e che sta dimostrando chiaramente di non volermi nemmeno un po', nonostante assenze che tornano di tanto in tanto e fanno ancora male, nonostante le temperature che tocchino già lo zero ed a dispetto di occhi e pensieri cattivi ed invidiosi (non è vero ma ci credo!) che provano a buttarmi giù senza rendersi conto che io comunque sono più forte.
Io sono grata e ringrazio per questo fantastico 2015, e lo faccio oggi perché dell'America amo la cheesecake, i blue-jeans, Bob Dylan, la pista di pattinaggio al Rockefeller Center e la Route66, ma anche le festività e le tradizioni come questa (graziando il tacchino!), perché è importante anche fermarsi e fare un resoconto e soprattutto essere grati per ciò che di bello si riesce ancora ad avere.

sabato 7 novembre 2015

Vado a vivere da sola...

Vado a vivere da sola perché la mattina, mentre faccio colazione, leggo l'oroscopo di Paolo Fox dall'App per iPhone, anziché leggere i giornali e non mi va che si sappia in giro.
Vado a vivere da sola perché - sinceramente - un po' odio tutti.
Vado a vivere da sola perché la frase precedente è un bluff (però qualcuno davvero non lo sopporto e quel qualcuno potresti essere tu che stai leggendo).
Vado a vivere da sola perché sotto la doccia mi sono stancata di cantare "Knockin' On Heaven's Door", ho bisogno invece di cantare le canzoni di Adele accasciata nella vasca da bagno, con un bicchiere di Jack Daniel's in mano ed affogare nelle mie lacrime per un amore che effettivamente non esiste (non più almeno).
Vado a vivere da sola perché voglio scrivere liberamente fino a notte fonda una delle mie infinite storie incomplete.
Voglio vivere da sola perché ci sono giorni in cui mi esalto per quadri, libri, film e canzoni di cui vorrei essere stata io l'artefice, dopodiché mi deprimo e sembro una psicolabile.
Vado a vivere da sola perché sono una psicolabile, in effetti.
Vado a vivere da sola perché ci sono giorni in cui non vorrei mangiare ed altri in cui ho bisogno di mangiare pure i mobili e non voglio che gli altri mi guardino male.
Vado a vivere da sola perché odio le persone saccenti, false, presuntuose, ignoranti, opportuniste e malevole... che di persone del genere in giro ce ne sono anche troppe e non voglio addirittura conviverci.
Vado a vivere da sola perché sono troppo grande per il sesso in auto... che poi non abbia mai fatto sesso in auto, è un'altra storia!
Vado a vivere da sola perché faccio lo shampo ogni due/tre giorni e mi dà noia che mi si dica che i miei capelli erano ancora puliti quando invece c'era più olio di quanto ne contengano le patatine dei vari ChipShop di Via Toledo.
Vado a vivere da sola perché soffro di insonnia e vorrei essere libera di ascoltare tutti i Concerti de La Stravaganza di Vivaldi ad alto volume quando non riesco a dormire.
Vado a vivere da sola perché una non può mica sempre nascondersi per farsi i selfie!
Vado a vivere da sola perché voglio parlare liberamente con i miei amici immaginari, Signor Cavallo e Mago Diddino e sparlare di voi che siete chiaramente tutti pazzi.
Vado a vivere da sola perché continuare a parlare di amori distanti millecinquecentoquattro chilometri inizia a non essere un argomento avvincente per il blog (tuttavia continuo a parlarne a chiunque sia ancora disposto ad ascoltarmi).
Vado a vivere da sola perché se un sabato sera non mi va di uscire perché mi sento particolarmente asociale e decido di rivedere tutta la saga di Harry Potter in finlandese (perché ormai la conosco a memoria sia in italiano che in inglese e mi sto attrezzando per il francese e lo spagnolo), nessuno mi guardi come se fossi la Piccola Fiammiferaia, sola, senza amici e senza nessuno in generale.
Vado a vivere da sola perché "studi dell'Università del Massachusetts dicono che" le donne intelligenti e laureate spaventano gli uomini, per cui con una laurea già presa e quella del Master in working progress, sono sulla buona strada per essere una zitella con cento gatti... la casa c'è già, per i gatti ci stiamo attrezzando!
Vado a vivere da sola perché comunque spero che per una volta gli "studi dell'Università del Massachusetts" siano errati e in tal caso avrei un posto da adibire ad alcova perché i posti strani anche basta.
Vado a vivere da sola perché ogni tanto mi piace guardare su Youtube i video di Jaff Dunham, in particolare di Achmed The Dead Terrorist, che mi fanno sempre morire dal ridere, ma nessuno mi capisce. (A parte una persona che vive a millecinquecentoquattro chilometri di distanza che me li ha fatti scoprire...)
Vado a vivere da sola perché conosco una ragazza australiana della mia età i cui genitori hanno letteralmente cacciato di casa i fratelli un po' più grandi di lei perché sono abbastanza grandi per abbandonare la casa dei genitori.
Vado a vivere da sola perché capita raramente - ma capita! - che mi venga voglia di ascoltare di nuovo i Blue e fare le coreografie del Guilty Live From Wembley come se fossi Sherene Flash.
Vado a vivere da sola perché ho una reputazione da salvaguardare e devo fingere che nella mia playlist non ci siano né i Blue, né Adele, né Vivaldi (così come tanti altri che non oso nemmeno nominare).
Vado a vivere da sola perché ho così tanti dischi e libri che tra poco non ci sarà più lo spazio vitale per me nella mia camera.
Vado a vivere da sola perché sono figlia unica, avrei ammazzato un possibile fratellino perché ciò che mio è mio e non è nella mia natura condividere, soprattutto se si tratta degli scaffali del frigorifero.
Vado a vivere da sola perché Marlon Teixeira non sa della mia esistenza.
Vado a vivere da sola, a Milano, perché c'è la Milan Men's Fashion Week grazie alla quale spero che Marlon Teixeira sappia finalmente che esisto e decida di venire a vivere con me.
Vado a vivere da sola perché I'm sexy and I know it.
Vado a vivere da sola perché sì.
Vado a vivere da sola perché soffro d'insonnia, ma i sogni più belli li ho sempre fatti da sveglia.
Vado a vivere da sola perché questa è un'altra sfida che lancio a me stessa, le precedenti le ho vinte tutte.
Vado a vivere da sola perché il mio nome significa guerriera e le battaglie in cui sono più valorosa sono quelle per cui vale davvero la pena lottare. 
Vado a vivere da sola perché il "securecode" su TinyPic per l'hosting di questa immagine era "Believe in yourself" e credo sia un segno... Non credo in nessun altro che in me stessa.