Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

giovedì 27 novembre 2014

Happy Thanksgiving! (Tu vuò fa' l'americana)

 La grandeur, l'étonnante mélancolie de ce tableau, ne sauraient s'exprimer dans les langues humaines; les plus belles nuits en Europe ne peuvent en donner une idée. En vain dans nos champs cultivés, l'imagination cherche à s'étendre; elle rencontre de toutes parts les habitations des hommes: mais dans ces pays déserts, l'âme se plaît à s'enfoncer dans un Océan de forêts, à errer aux bords des lacs immenses, à planer sur le gouffre des cataractes, et pour ainsi dire à se trouver seule devant Dieu. 

Questa è una delle descrizioni dell'America che più preferisco. È tratta dal Génie Du Christianisme di Chateaubriand e parla di un'America ancora selvaggia ed incontaminata, una descrizione non del tutto pertinente visto che lo scrittore francese è nato circa trecento anni dopo la "scoperta" dell'America e gli europei avevano già fatto numerose missioni di colonizzazione e civilizzazione (spesso in nome di un dio e di una civiltà che per noi erano il modello assoluto) a spese dei popoli che abitavano in quelle terre. Ma lui parla delle Cascate del Niagara, non sono del tutto certa se il lato sia quello di New York o del Canada, anche se in effetti tuttora il lato americano non è stato contaminato troppo dalla mano dell'essere umano, quindi è probabile che quando Chateaubriand ha scritto la sua opera, fosse ancora più selvaggio.
Ad ogni modo l'America ha sempre sortito un grande fascino per gli europei, prima appunto per la bellezza di terre non ancora contaminate dall'uomo, poi per tutto quello che l'America è diventata nell'ultimo secolo. Con le sue luci, i suoi sogni, le sue promesse, i grattacieli enormi, il Rock 'n' Roll e i blue jeans e anche con tutte le sue contraddizioni. Un paese a metà tra Stairway to Heaven e Highway to Hell.
Ed inconsapevolmente l'America è diventata parte di noi. Usiamo termini inglesi, mangiamo Big Mac ed abbiamo assorbito pregi e difetti dei nostri cugini d'oltreoceano.
Per quanto mi riguarda, l'America fa parte di me. Mio padre ha sempre vissuto con un piede a Napoli e l'altro a New York, ha lavorato per gli americani alla Base NATO e anche lì negli USA ed ha assorbito le loro tradizioni, i loro modi di fare e, ahimè, anche alcuni loro vizi.
E mi ha cresciuta un po' a metà tra NA e NY.
Mi parlava e mi faceva parlare in inglese da piccola, giocavamo a the hangman e names things cities ed i primi libri che ho letto sono stati Alice's Adventures in Wonderland e Peter Pan, rigorosamente in inglese. Per due estati ho frequentato il Summer Camp alla base americana insieme ai figli dei militari della NATO ed ho stretto amicizia con una deliziosa bambina americana della mia età che ricordo tuttora benissimo: Melany, con i capelli biondo ramati e gli occhi azzurri, un po' introversa come me, con la quale parlavo in inglese. Mi piacerebbe rivederla ora.
Alle medie ero la più brava della classe nella lingua straniera, anche se mi veniva rinfacciato più volte di avere una pronuncia americana e di scrivere spesso "wanna" e "gonna" ed altri termini che nell'inglese britannico non erano ammessi.
Poi per mancanza di pratica ho perso parecchio questa lingua, anche se ancora mi capita di sognare in inglese di tanto in tanto, devo ammettere soprattutto dopo quest'estate.
Però alcune tradizioni americane fanno parte di me, non le ho assorbite come tutti a causa della globalizzazione ma le ho vissute davvero. Infatti ho festeggiato Halloween quando in Italia pochi conoscevano questa festa e ricevevo (e ricevo ancora!) la Halloween Treat Cup con dentro i marshmallow, i cioccolatini della Hershey's e quelli a forma e al gusto di zucca della Gertrude Hawk Chocolates; ho mangiato il tacchino imbottito e cotto al miele per il Thanksgiving, una volta anche alla base americana insieme ai militari, durante il primo discorso per il Giorno del Ringraziamento del primo mandato di Obama; conosco i nomi delle renne di Babbo Natale (che per me è Santa Claus!) in inglese e a Natale non mangio gli struffoli, ma i brownies!
Insomma, non è che voglio fare l'Americana, è che mi hanno disegnata così.
E oggi, per questo Thanksgiving, volevo anche io ringraziare. Ho tanto per cui essere grata, quest'anno è stato molto bello, con alti e bassi certo, ma gli alti sono stati talvolta incredibili e non credo che potrò dimenticare questo 2014 e soprattutto alcune persone che l'hanno caratterizzato.
Perciò buon Ringraziamento a tutti e, cari americani, l'anno scorso il Presidente Obama ha graziato il tacchino, perchè non fate lo stesso anche voi quest'anno? Si può essere riconoscenti anche senza di esso, in compenso avete il diritto (e l'obbligo, per quanto mi riguarda) di mangiare più apple pie!

lunedì 3 novembre 2014

La vera bestia è l'essere umano.

3 novembre 2014, Moncler crolla in borsa dopo l'inchiesta di Report.

Forse dopo tutto quello che l'essere umano ha il coraggio di fare agli animali, la notizia che i piumini della Moncler vengano realizzati con piume strappate dalle oche vive, non doveva poi "sorprendere" così tanto; in fondo l'uomo fa di peggio, no? 
Ma fare dell'ironia su questa notizia, non vi rende simpatici e brillanti, vi rende solo delle latrine (nel senso più latino del termine).
È scandaloso che un marchio come la Moncler (per intenderci: un piumino costa all'incirca 1.500 €, circa quanto un salario mensile di un comune lavoratore!) si abbassi ad una tale porcheria per realizzare i suoi capi. Le normative europee (e probabilmente quelle della maggior parte del mondo occidentale) vietano tali atrocità sugli animali e non bisogna nemmeno essere animalisti per capire quanto questo sia brutale ed assurdo. E, sebbene generalmente sia d'accordo con Voltaire riguardo il non condividere il pensiero altrui ma battersi affinchè possa essere espresso, in questo caso non solo non condivido il pensiero di taluni che espongono le proprie teorie riguardo il "sostentamento dell'uomo" e "il cerchio della vita", ma riserverei loro lo stesso trattamento che subiscono questi animali.
In primo luogo, se non ve ne siete accorti, non siamo più degli uomini di Neanderthal - sebbene abbia la mia personale teoria che molti abbiano ancora il cervello sviluppato come i nostri antenati preistorici, dunque decisamente sottosviluppato rispetto a quello dei gorilla (ah, per la cronaca, i gorilla sono geneticamente molto più simili all'uomo che agli scimpanzé), non posso ahimè confermarla -, nel corso di questo periodo (mica un periodo molto lungo, solo qualche milione di anni) l'essere umano si è evoluto e per gran parte del tempo non ha fatto altro che affermare la sua presunta superiorità - spesso in nome di un dio - rispetto a quella degli altri animali; nel frattempo abbiamo affrontato un paio di rivoluzioni industriali (facciamo tre, va') ed attualmente - lo dico perchè sento che è importante storicizzare e contestualizzare tutto - siamo nell'era della tecnologia in cui riusciamo a creare senza problemi cellulari che spesso sono più intelligenti dei proprietari, per cui possiamo facilmente riprodurre il pelo, la pelle o le piume degli animali. Non è un'utopia, perchè già da svariati anni (e meno male!) esistono pellicce sintetiche o la cosiddetta ecopelle e, guardate un po', sono funzionali e belle esattamente come quelle "originali" e non hanno il peso di numerosi cadaveri sulle spalle.
Secondo (fate per favore molta attenzione a questo punto, sono sicura che anche il cervello di Neanderthal di alcuni può arrivarci con un po' di impegno), il "cerchio della vita" prevede che l'animale più grande mangi quello più piccolo in una sorta di loop naturale ininterrotto, ma non mi pare di aver mai visto un leopardo andare in giro con un raffinato scaldacollo di ermellino per ripararsi dal freddo; sì, d'accordo, si potrebbe opinare che il leopardo, essendo anch'esso fornito di pelliccia, non ne abbia bisogno, allora diciamo che, al posto dello scaldacollo, la borsetta di ermellino è più pertinente per l'esempio. Per cui è vero che l'insetto è mangiato dal topo che a sua volta è mangiato dal gatto e così via come ne "Alla Fiera Dell'Est", ma è anche vero che gli animali non celebrano il Thanksgiving o la Pasqua e non si permetterebbero mai di ammazzare più animali di quanti in realtà necessitano di mangiarne. L'essere umano invece si permette eccome sebbene, la maggior parte delle volte, non ne abbia bisogno.
Questo mi porta al terzo punto: l'essere umano ha la sfacciata presunzione di giudicarsi superiore, di sentirsi il proprietario di questo pianeta e di poter fare quello che stracazzo (perdonate il francesismo) gli pare. Come se ogni essere vivente, vegetale e minerale esistesse solo per il soddisfacimento dei bisogni dell'uomo, qualsiasi essi siano.
Ma l'uomo non è il padrone della Terra e di tutto ciò che la popola, è soltanto un inquilino come gli altri, dotato di un'intelligenza differente che non lo rende affatto superiore, ma solo la bestia più distruttiva e pericolosa che con i suoi ambiziosi vagheggiamenti di superiorità non sta facendo altro che distruggere l'unico pianeta su cui - almeno per ora - ha la possibilità di vivere.
Fintanto che l'essere umano non capirà che ogni cosa al mondo, come lui, ha uno spirito ed un perchè e che non è padrone di nulla, allora non potrà considerasi superiore a niente, ma solo la specie più presuntuosa e cattiva, con grandissime capacità creative sormontate però da una natura distruttiva che mette in pericolo tutti e che probabilmente lo porterà alla sua auto-estinzione.
Nel frattempo, le bestie non sono quelle che vengono spiumate vive per permettere la realizzazione dei piumini della Moncler, la vera bestia è l'essere umano.

venerdì 24 ottobre 2014

Begin again - Tutto può cambiare

La musica aggiusta tutto.
È il modo migliore per amare, per trasmettere il proprio amore, per sognare, per vincere, per cambiare... Per ricominciare.
E New York è il posto migliore per fare tutto questo. Se la musica fosse una città assumerebbe la forma della Grande Mela, si alzerebbe sull'Empire State Building, pattinerebbe al Rockefeller Center, passeggerebbe a Central Park, attraverserebbe il Ponte di Brooklyn, ballerebbe sui palcoscenici di Broadway e si plasmerebbe in tutto ciò che fa parte di quella città.
La città dove niente è impossibile, nemmeno registrare un grande disco a budget zero, con alle spalle un'amore finito e con l'autostima sotto zero. Sostenuta solo da poche persone che credono in te contro tutto il resto del mondo.
Se si pensa di andare al cinema per vedere un grande capolavoro cinematografico, allora Tutto Può Cambiare non è il film adatto. L'uso della telecamera farebbe venire l'orticaria alla maggior parte dei registi, ci sono delle riprese che francamente anche io - semplice "videomaker" nel tempo libero - ho trovato allucinanti e la trama, per le persone troppo razionali, i non-sognatori come preferisco chiamarli io, sarebbe a dir poco banale.
Se invece oltre a fare i cinefili, riuscite ad andare oltre qualche ripresa non perfetta ed una trama forse già sentita, allora Tutto Può Cambiare è il film che fa per voi.
Per quanto mi riguarda, io ci sono andata completamente in fissa.
E riesco anche a giustificare il regista, John Carney, per la scelta di girare alcune scene in un determinato modo: quelle che inizialmente mi sono sembrate riprese disastrose, sono diventate poi un modo per far entrare di più lo spettatore nella storia, una sorta di riproduzione del low budget per la realizzazione del disco on the road di Gretta.
Keira Knightley, con le sue infinite maschere di personaggi storico-fantastici, è riuscita anche sta volta - a mio dire - a trasmettere esattamente le emozioni che la protagonista prova. Sarà che forse mi sento particolarmente affine a questo tipo di emozioni ultimamente, ma riuscivo a capire, quasi a percepire, il suo stesso dolore. Il dolore di aver perso l'amore, con la sensazione di non potercela fare, da sola in una città lontana da casa, senza niente oltre se stessa. E la sua musica.
L'inizio del film, in quel locale un po' sfigato, con un amico che quasi la obbliga a salire sul palco e a far sentire a quel pubblico disinteressato la sua musica in cui riversa ciò che prova e poi un discografico al precipizio della sua carriera, ubriaco e quasi senza speranze riesce a sentire ciò che gli altri non sentono.
E crede in lei.
E si aiutano a vicenda. E la musica aiuta entrambi.
Alla fine il dolore di Gretta per Dave inizia a svanire, è un processo lento e difficile così come la realizzazione del suo album registrato per strada, nelle metropolitane, sui tetti... ovunque a New York. Con i rumori della città che sono parte integrante della sua musica e con musicisti che hanno suonato per lei e creduto in quel progetto che ai più sarebbe sembrato folle. E e la fa, ce la fanno tutti, facendo ricredere coloro che non avevano dato loro speranze.
E alla fine la sua musica arriva a tutti, riescono a sentirla tutti.
Dan ritrova la sua famiglia e Gretta non ritrova l'amore, ma ritrova la musica e sè stessa cambiata, diversa. E ricomincia da qui.
Alla fine del film a me è venuta voglia di tirar fuori dalla custodia la mia chitarra acustica, iniziare a buttar giù delle canzoni su un vecchio quaderno e registrarle in giro, esattamente come il disco di Gretta e Dan.




Ecco quali sarebbero alcuni dei posti dove registrerei il mio disco se fossi Gretta.
Sul Pontile di Bagnoli; su una panchina al St James's Park o tra le bancarelle del mercato di Notting Hill; a Trastevere, sotto gli alberi accanto al fiume; all'interno del Parthenon e sul ponte dello stretto di Korinthos; alle Cascate del Niagara, lato Canada; sul Golden Gate Bridge nella nebbia della Baia di San Francisco; sui Fiordi in Norvegia; in Via Barberia, fuori il Dipartimento di Musica e Spettacolo a Bologna e perchè no, anche su uno dei battelli-pub sulle coste del Danubio a Belgrado... E tanti altri posti.
Per ricominciare.

sabato 18 ottobre 2014

Non condivido il tuo pensiero ma...

Non condivido il tuo pensiero. Ma sarei pronto a morire per il tuo diritto ad esprimerlo.
Questa frase è attribuita a Voltaire il quale, presumibilmente, l'ha pronunciata - o scritta - verso la metà del Settecento, è una frase incredibile per quel tempo, così avanti, così giusta, così illuminata, esattamente come il periodo in cui il filosofo visse. Soprattutto se si pensa che quello che nella Costituzione Italiana è chiamato Articolo 21 [tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...], è una conquista che siamo riusciti ad ottenere solo molto di recente.
Una frase che dovrebbe essere stampata a fuoco nel cervello di tutti, dovrebbe essere attuale. E che in realtà viene continuamente dimenticata, si perde nel vento.
Sono passati circa tre secoli dall'Illuminismo, da quei messaggi di tolleranza e di apertura che i philosophes si adoperarono tanto per diffondere, eppure sembra che per un ironico capovolgimento spazio-temporale, il Medioevo - inteso come periodo buio - si sia riversato nell'XXI Secolo il quale dovrebbe invece brillare come una Supernova in confronto al XVIII Secolo.
Certo, si potrebbe obbiettare che non c'è più la caccia alle streghe e nemmeno nessun Galileo costretto ad abiurare perchè afferma che la Terra gira intorno al Sole, ma ancora c'è qualcuno che, in nome di un Dio, afferma che l'omosessualità sia una malattia, qualcosa che è contro natura e chiunque dica il contrario, cerca di "imporre" un pensiero sbagliato.
Questo che da poco più di centocinquant'anni chiamiamo Paese è, anche sotto questo punto di vista, tristemente indietro... Insomma, la penisola italica ha visto nascere l'Impero Romano sotto la cui aquila sono state create le terme, gli acquedotti, il servizio fognario, il Corupus Iuris Civilis e tantissime altre cose simbolo di un ingegno incredibile; in seguito è poi stata la culla del Rinascimento, di opere letterarie, artistiche e musicali che il resto d'Europa invidiava ed emulava... Insomma, questo stivale in mezzo al Mediterraneo era il centro del mondo.
E poi?
E poi niente... ci siamo lasciati superare dai discendenti dei Barbari - sì, quelli che andavano in giro con l'elmetto con le corna ai lati e le barbe lunghe -, proprio noi che abbiamo il sangue greco-romano che scorre nelle vene. Mentre parte del mondo occidentale finalmente riconosce i diritti dei gay, permettendo anche le unioni tra di essi e, talvolta, anche l'adozione di bambini, in Italia ci sono ancora uomini di Neandertal che caparbiamente si oppongono a tale civiltà.
Sono infatti passati solo pochi giorni dalla protesta "pacifica" di alcune persone che si sono fatte chiamare Sentinelle in piedi. Questa non è manifestazione del proprio pensiero, non ha nulla di pacifico: queste persone che hanno sprecato il loro tempo restando in piedi nelle piazze a "leggere" libri in segno di protesta alle unioni non eterosessuali, non hanno semplicemente manifestato il loro pensiero, hanno esercitato una violenza forse ancora più aberrante di quella fisica, perchè contrari a coloro che, in quanto omosessuali, vorrebbero poter manifestare liberamente il loro di pensiero.
Un pensiero che viene giudicato "contro natura" eppure l'omosessualità è stata ritrovata in numerose specie animali e in nessun'altra specie è giudicata sbagliata e questo non ci rende superiori agli altri animali, ci rende solo la specie peggiore. Ancora una volta.
Contro natura è la reazione a catena della fissione nucleare; è un ragazzino seviziato con un tubo compressore perchè è grasso; è mettere un fucile in mano ad un bambino e mandarlo a morire in guerra. Ci sono tante cose contro natura, ma di certo non i gusti, che siano legati al cibo, ai vestiti o alla sessualità. Per fortuna su sette miliardi di persone, siamo diversi e ci piacciono cose differenti, altrimenti saremmo esattamente come un gregge di pecore.
Cosa c'è di contrario alla natura nell'amore? In quale parte della Bibbia o del Corano o di qualsiasi altro testo sacro c'è scritto che due persone dello stesso sesso non possono stare insieme e non possono sposarsi liberamente come due persone del sesso opposto?
E se gli egregi signori che fanno parte delle Sentinelle in piedi credono che unioni (che siano civili, fisiche o religiose) tra due persone dello stesso sesso siano sbagliate perchè non portano alla riproduzione, allora stanno implicitamente affermando che l'uomo è un animale (e spesso i suddetti signori sono gli stessi che si adoperano tanto a distinguere l'uomo dalle "bestie") e, esattamente come la maggior parte degli altri animali, ha bisogno del sesso solo per mandare avanti la sua specie.
Ma, sebbene l'uomo sia un animale (fatevene una ragione, discendete dalle scimmie e condividete gran parte del patrimonio genetico con i topi!), ha una differenza rispetto ad altre specie: il sesso non è uno scopo legato solo alla riproduzione, ma è anche un piacere, un legame con una determinata persona per cui si provano dei sentimenti che non si potrebbero provare per altri. Altrimenti avremmo anche noi i nostri periodi di calore in cui ci accoppieremmo con chiunque giusto per procreare.
Anzichè battersi per questioni così futili, sarebbe auspicabile che tutti coloro che si schierano fermamente contro gli omosessuali iniziassero ad occuparsi di questioni di maggior rilievo e ricordassero ciò che diceva Voltaire al riguardo di pensieri diversi; ma soprattutto sarebbe auspicabile che la luce dell'intelligenza di cui l'uomo è naturalmente dotato, sovrasti il buio dell'ignoranza e permetta di capire che non c'è nulla di sbagliato negli omosessuali, che un bacio tra due uomini o due donne è esattamente come un bacio tra una donna e un uomo, che ognuno è libero di fare l'amore con chi vuole e che ha il sacrosanto diritto di dire quel "sì" a chiunque creda sia più giusto.
Ed invece di indignarsi tanto per le sedici trascrizioni di matrimoni contratti all'estero avvenuta oggi a Roma da parte del Sindaco Marino (che sono una provocazione affinchè la legge venga fatta), bisognerebbe gioire perchè almeno la bellezza dell'amore - in qualsiasi sua forma - riesce ancora a trionfare in un mondo che di bello ha ormai ben poco.
Ma soprattutto che illustri signori come Alfano inizino a fare propria la frase di Voltaire e a battersi affinchè tutti possano esprimere liberamente il proprio pensiero anche se magari loro non lo condividono.

sabato 4 ottobre 2014

Arrivederci.

Kalispera, good evening, bonsoire, buona sera, dobry wieczór, dobryy vecher, dobro veče.

Ho imparato a dire buongiorno, buona sera e grazie in varie lingue e questa è solo una delle cose che mi ha lasciato la Grecia.
Delle tante cose.
Non parlo solo di immagini incredibili, quasi da cartolina come i colori del tramonto, l'incredibile bellezza di Atene in cui antico e moderno ed Oriente ed Occidente si fondono in un modo unico e sorprendente, il colore del mare di Eretria, i profumi, i sapori - seppure particolari e talvolta poco vicini ai miei gusti -, della natura... Questa è solo una parte di quello che quest'estate mi ha lasciato.
Le cartoline resteranno impresse nella mia mente, così come alcune parole che sono entrate nel mio vocabolario quotidiano ormai un po' poliglotta e strano.
E poi ci sono cose che sono incise non solo nella mia mente. Alcuni sorrisi, un paio d'occhi dello stesso colore del mare di Eretria, o quella voce che ripeteva il buongiorno in tutte le lingue e tante altre cose....
Non riesco a dimenticare, forse non aiuta che l'esame che sto preparando è Etnomusicologia e che il modulo che io scelsi esattamente un anno fa è sulla musica dei Balcani e della Grecia. Forse semplicemente non posso dimenticare e non voglio.
Fingo di non pensarci molto, ma non sono più una brava attrice e basta una parola, un odore o un viaggio che per certi aspetti può ricordare quello ad Atene e allora mi sento come la scena del video di "Don't Tell Me" di Avril Lavigne in cui lei rompe il vetro. Ma io sono il vetro.
Oggi sono stata a Firenze, mi sono svegliata presto, ho fatto una colazione abbondate e con il regionale ho impiegato poco più di un'ora e mezza da Bologna, poi ho camminato tanto in una bellissima città d'arte in cui le lingue che sentivo per strada erano le più svariate, dopodichè mi sono ritrovata al Mercato di San Lorenzo. Ma non ero a Firenze. Non avevo preso il regionale, ma l'autobus dall'Eretria Village ad Atene e quello non era il Mercato di San Lorenzo, ma il Mercatino delle Pulci vicino l'Agorà. E durante il ritorno nel treno ho realizzato che non sarei tornata ad Eretria, che non mi aspettava la doccia della camera 2205, che non avrei visto nessuno spettacolo accanto ad una piscina e non avrei ballato e guardato ancora quegli occhi.
Ed è stata la prima volta da quando quell'aereo giallo e blu della Mistral Air è decollato dall'Aeroporto di Atene, che mi sono lasciata sul serio andare alla nostalgia (dolore?). Consapevolmente.
A parte la notte...
Ma quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè. 

Poco prima di partire per Atene fotografai l'alba sull'Aeroporto di Bari e scrissi "Antìo Italia" su Facebook, perchè avevo bisogno di staccare dall'Italia, di allontanarmi non solo fisicamente dal mio paese e da tutto ciò che ad esso era legato.
Ora "Antìo Ellada kai efharisto para poli". Perchè ho bisogno di credere che questo sia solo un arrivederci prolungato dalla Grecia e da tutto ciò che ad essa è legato.

giovedì 11 settembre 2014

Un mese fa.

È passato un mese.
Un mese da quella partenza che mi ha portato ad Eretria, un comune della Grecia che fino a tre settimane prima quando avevo prenotato la vacanza in agenzia, devo ammettere, non avevo mai sentito. Un mese da quella che ricorderò come la più bella vacanza di sempre.
Un mese da quando vidi apparire in cielo quella bellissima luna piena e rossa mentre ero diretta all'Aeroporto di Bari e che volli prendere come un segno positivo; quasi a voler cercare dalla luna la garanzia di un'estate che avrei voluto non fisse mai.
Quella tra l'undici e il dodici agosto è stata la nottata più lunga della mia vita, ferma nella sala d'attesa dell'aeroporto, stanca dopo il viaggio da Napoli fino al capoluogo della Puglia, in ansia e seduta su quelle scomodissime sedie senza riuscire a chiudere occhio per tutta la notte. C'erano parecchi ragazzi, tutti in attesa di quel volo per Atene alle sei del mattino; molti di loro erano riusciti ad addormentarsi, chi a terra, chi in posizioni strane sulle sedie.
Praticamente tutti, tranne me.
Ero quasi certa che non sarebbe stata una vacanza all'insegna del divertimento dato che ero da sola senza amici, ma avrei visto Atene, una delle città che ho sempre portato nel cuore ancora prima di vederla e andava bene così. E poi io sono abituata a stare da sola, lo sono sin da piccola e spesso la mia compagnia è l'unica di cui ho davvero bisogno, per cui non ero preoccupata per questo.
E, mentre quasi tutti dormivano, io ero acciambellata su una sedia, con gli occhiali da vista e l'iPad intenta ad iniziare (e, per poco, anche finire) Harry Potter E Il Calice Di Fuoco. Non avevo sonno, ero stranamente sveglia mentre i miei occhi passavano continuamente dall'orario sul display del tablet al tabellone delle partenze.
 
Più che altro ero infastidita perchè gli altri dormivano beati; provo sempre molta invidia per quelli che riescono ad addormentarsi ovunque, mentre io faccio fatica persino a prendere sonno in un letto comodo e poi c'erano tutti quei rumori, prima i fuochi d'artificio, poi il tipo che girava per l'aeroporto con la macchina per pulire... E poi alla fine il sonno è arrivato, quando il cielo scuro iniziava a schiarirsi lentamente e le sveglie (degli altri!) suonavano alle quattro del mattini del 12 agosto 2014, orario in cui si sarebbe aperto il check in.
È stato lento, stancante e i sedili "comodi" dell'aereo mi sembravano la terra promessa così come il cornetto mangiato velocemente prima dell'imbarco.
Prima di quell'alba su Bari che, come la luna qualche ora prima, mi era sembrata un bel modo per iniziare le vacanze.
Il lento scorrere del tempo in aeroporto sembra poi aver voluto recuperare nei quindici giorni successivi che si sono accavallati in una corsa frettolosa. Nel momento in cui ho allacciato le cinture, sono crollata in un sonno quasi ininterrotto che si è concluso solo con la voce del comandante della MistralAir che informava i passeggeri che erano atterrati all'Aeroporto di Atene.
Lì, il tempo di recuperare i bagagli e poi l'accoglienza da parte delle ragazze della Balkan Express che ci hanno portati ai vari autobus per i vari villaggi sulla costa di Atene; molte delle persone che avevo visto dormire quella notte a Bari e con cui avevo viaggiato, avrebbero preso strade diverse. Io ero sul pullman per l'Eretria Village-Holidays in Evia che, dalle spiegazioni di una simpatica ragazza campana della Balkan, sembrava il paradiso, ancora di più delle foto che avevo visto in Internet.
Le quasi due ore di viaggio (sarebbe stata un'ora e mezza se l'autista non avesse mantenuto gli 80km/h per tutto il tragitto!) sono state per me modo di riprendere il flirt iniziato con Morfeo sull'aereo, per cui mi sono ritrovata al villaggio senza sapere bene come esserci arrivata.
Faceva un caldo allucinante!
Cocktail di benvenuto, primo assaggio della cucina del ristorante dove avrei più o meno digiunato per i prossimi quattordici giorni, l'arrivo in camera, i bagagli disfatti, ancora un po' di sonno e poi ho fatto la prima immersione nella vita del villaggio. Un bellissimo villaggio.
Mi ci sono volute poche ore per apprezzare la struttura, per notare quanto l'animazione fosse efficiente e per fare subito il paragone con le due estati al Nausicaa che fino a quest'anno mantenevano rispettivamente da sette e sei anni il primato di "estati più belle".
A fine serata, ero già particolarmente interessata ad un animatore e questo - è risaputo - è il primo ingrediente affinchè io inizi ad amare una vacanza.
Tre giorni dopo avevo già svariati lividi, di cui uno al ginocchio che me l'ha gonfiato tantissimo e che tutt'ora dopo un mese, mi fa ancora male; avevo già partecipato a tutte le attività del villaggio a mo'di "incubo peggiore degli animatori"; ero stata coinvolta già in uno spettacolo serale ed avevo passato il più bel quindici agosto da svariati anni (il mio disappunto per feste come Ferragosto e Capodanno è risaputo e lì in Grecia non c'è l'usanza di festeggiare Ferragosto).
Esprimere il desiderio con i palloncini e dopo il Sangria Party, mi ha portato piacevolmente indietro al Nausicaa e allora ho capito che le estati 2007-2008 avevano un valido rivale.
Parte del desiderio che ho scritto e poi attaccato al mio palloncino rosso, si è avverato davvero.
Voglio essere felice.
E lo sono stata, ero davvero felice lì.
Sono stati quattordici giorni incredibili, caratterizzati da numerosi momenti stupendi, da grandi emozioni e sentimenti molto forti, da sorrisi sinceri, da persone speciali (quasi mi manca persino il ragazzino che è stato il mio stalker e che un po' mi inquietava... quasi)... Sono stati quindici giorni intensi, ma purtroppo eccessivamente veloci. 
Sono passate poco più di due settimane dal percorso a ritroso da Eretria all'Aeroporto di Atene, da quel viaggio così diverso da quello dell'andata, così pieno di lacrime e di dolore per la fine di un'estate indimenticabile. Due settimane da quel volo di ritorno a Bari che ha fatto abbastanza male.
E ancora adesso, dopo due settimane, quel dolore di aver lasciato un posto così bello dove mi sono divertita tanto ed ho conosciuto persone splendide, è ancora qui con me, attenuato, ma comunque c'è.
E non potrebbe essere altrimenti vista la bellezza di questa vacanza.

mercoledì 27 agosto 2014

Sunshine

Quando a fine luglio mia madre ed io siamo andate in agenzia a prenotare la vacanza, eravamo disperate e credevamo che non avremmo trovato nulla di interessante. La proposta di un villaggio sulla costa di Atene era fantastica, anche solo perchè avevamo una delle città più belle ed antiche del mondo ad un'ora e mezza di autobus, per questo abbiamo accettato. L'arte, la storia e la cultura dell'Antica Grecia sono tra le mie preferite in assoluto e sarebbe già andato bene così, anche solo avendo la possibilità di visitare Atene.
Non avrei immaginato - sebbene avessi visto le foto sul sito - che ad Eretria mi sarei trovata in un villaggio bellissimo, molto più delle aspettative, con un'equipe di animazione incredibile.
Potrei cercare dei difetti per questa vacanza, come il cibo, i 42 gradi quasi costanti o il mare con le alghe, ma in realtà non riesco a definirli davvero difetti. Queste due settimane hanno rasentato la perfezione, stop.
E io non mi sono risparmiata, volevo essere felice e lo sono stata, senza forzature e anche da sola senza le persone con cui ho condiviso circa venti estati della mia vita.
Quest'estate mi ha dato tanto, sotto svariati punti di vista: mi ha permesso di parlare quasi sempre in inglese, all'inizio ho fatto fatica dato che non lo parlavo più da secoli, poi ho ripreso ad essere abbastanza fluente e a riuscire a fare e capire anche discorsi più difficili; ho avuto la possibilità di conoscere - anche se poco - altre lingue, di imparare almeno le frasi principali, di entrare in contatto con persone di altri paesi e di scoprire che in Grecia, sebbene abbiano una situazione economica e politica peggiore di quella italiana, sono molto più avanti di noi culturalmente, organizzativamente ed umanamente e che in Serbia ci sono delle persone fantastiche, almeno quelle che ho conosciuto lì nello staff, le quali mi hanno dato tanto e che, per un motivo o per un altro, porterò sempre nel cuore tanto da desiderare di andare al più presto in Serbia per ritrovarle (e comunque questo viaggio è in programma); mi sono sentita desiderata, voluta bene, importante ed ho avuto esperienze ed emozioni nuove e belle.
E poi ho fatto tutto. Ogni attività al villaggio, sono stata coinvolta in molti spettacoli serali, ho bruciato tutte le mie energie sempre con un "banana smile" ed ho vissuto questa vacanza intensamente.
E questa è solo una parte dei motivi per cui questa è stata la più bella vacanza di sempre.
Per cui, dopo quattordici giorni che l'ho sentito dire a voi dopo ogni attività, lasciate che ora sia io a ripeterlo perchè lo meritate:
Efharisto para poli, thank you so much, merci beaucoup, danke, spasibo, dziękuję, hvala. Grazie mille!
One, two, three... SUNSHINE!