Helda meaning.

Helda /ˈɦeld̪a/: antico nome germanico che significa "guerriera".

lunedì 28 dicembre 2015

Note dell'iPhone, 16/10/2015

Seduta sulla nostra panchina. Sì, la chiamo ancora "nostra", nonostante siano passati due anni e tre mesi esatti da quando abbiamo condiviso quei pochi minuti seduti insieme qui; ironia della sorte, non l'ho fatto di proposito a sedermici proprio oggi, semplicemente sono in attesa, come al solito. In realtà non dovrei comunque chiamarla così, siamo stati seduti su quella panchina venti minuti al massimo, il tempo di restare abbracciati e lasciare che i nostri occhi - entrambi scuri come il caffè - parlassero per noi.
Ci sono passata tante volte, sia prima che dopo quel giorno, d'altronde questa è una delle strade che percorro di più in assoluto a Napoli e ogni volta mi ricorda te, provocando un dolore sordo che col tempo ha iniziato a fare meno male, ma ritorna nei momenti più inaspettati, come una vecchia frattura quando cambia il tempo.
La "nostra" panchina, perché all'epoca avevo grandi speranze riguardo un "noi", speranze che poi, proprio come nel romanzo di Dickens, si sono se non dissolte almeno assopite; forse anch'io come Pip che alla fine incontra Estrella insieme ad un altro ed è felice per lei, un giorno ti incontrerò con un'altra e non farà più male, nonostante non sia mai stata davvero tua. In fondo Dickens è stato lo scrittore del "vero", magari ha ragione.
Ma per il momento non sono tanto fortunata, la tua assenza è sempre troppo più presente delle tue presenze e io vorrei parlarti raccontandoti com'è andata la mia giornata e sapere com'è stata la tua, sorridere quando con il tuo umorismo tagliente critichi qualcosa ed alzare gli occhi al cielo - divertita - quando sei assolutamente sicuro di aver ragione, così dolcemente presuntuoso. Vorrei non dover pensarci a lungo prima di inviarti un messaggio, per poi decidere di cancellarlo ancora prima di premere invio perché tanto non avrebbe senso; vorrei non aver paura di disturbarti, sempre e vorrei sorridere molto più spesso ricevendone uno tuo e ormai accade sempre più di rado, senza più la dolcezza dei tuoi "buongiorno" e "buonanotte piccola H". Vorrei ricevere ancora quegli sguardi che forse ora rivolgi alle tue amiche, ad un'estranea dai capelli blu che incroci per strada o ad una tua collega di università e vorrei non essere così gelosa per questo. Ma soprattutto ti vorrei nella mia vita, cazzo quanto ti vorrei.
Per ora resto seduta qui ancora un po', a ricordare il nostro primo bacio e il primo bacio in assoluto per cui io abbia davvero provato qualcosa; e mi sembra quasi di sentire la pressione delle tue labbra sulle mie, la nostra indecisione che poi sfociò in passione escludendo tutto il resto al di fuori di noi. Mi sembra ancora di sentire te.

giovedì 26 novembre 2015

Thanksgiving.

Tra alcune ore - a seconda del fuso orario - tutta l'America sarà seduta attorno ad una tavola imbandita di varie "squisitezze" - se tali le si può definire -, tra cui il posto d'onore sarà riservato ad un tacchino... morto, imbottito di castagne, verdura ed erbe e cotto al miele... una tale bontà che ho avuto il piacere di mangiare alcune volte e che ancora mi provoca i conati di vomito al solo pensiero. Inoltre milioni di tacchini sono stati ammazzati per rispettare una tradizione, ma d'altronde gli americani hanno ben altre morti sulla coscienza, così come gran parte del mondo occidentale... facciamo anche tutto.
Per cosa si può essere grati precisamente in questo periodo? Con il ricordo ancora vivido degli attentati a Parigi, o in Mali, della ricerca frenetica al terrorista a Bruxelles inquietantemente deserta in questi giorni, alla Francia che bombarda la Siria per "mirare la sede dell'Isis" ma uccide perlopiù civili e non si differenzia poi tanto dai terroristi, così come la Russia, o la Germania o qualsiasi altro Paese che ha deciso che rispondere alla morte con altra morte sia la cosa giusta da fare. Così adesso quelli che si autoproclamano "buoni" hanno fatto una guerra contro i "cattivi", ma chi l'avrebbe mai detto che erano così tanti i cattivi da eliminare.
Per cosa precisamente si dovrebbe ringraziare? Per il continuo stato di paura in cui siamo tutti? Paura che inizia ad essere quasi un'ossessione per cui si hanno ripensamenti sul viaggio con le amiche prenotato da mesi, o di andare a fare una passeggiata in Duomo, di avere uno straniero seduto accanto in metro, di vedere un concerto... paura che accieca tutti e rende insani...
Questa è una guerra, una guerra molto diversa da quelle fatte di trincee e strategie militari che si studiano nei libri di storia, questa è una guerra in cui non si sa contro cosa si combatte e perché e soprattutto come si fa a combatterlo.
Ma persino in un periodo così buio, forse qualcosa per cui essere grati c'è.
C'è che la rivalità tra Inghilterra e Francia che dura da secoli (dai miei ricordi accademici risale probabilmente a molto prima della Guerra dei Cent'Anni | 1337-1453), eppure dopo le stragi a Parigi l'Inghilterra ha cantato la Marsigliese in segno di pace e sostegno; c'è che due signori che hanno perso la figlia durante la strage, hanno dimostrato una forza ed una compostezza che dovrebbe essere d'esempio per tutti, lanciando un grandissimo messaggio di pace nello stabilire che il funerale di Valeria Solesin sarebbe stato laico ed aperto a qualsiasi persona di qualsiasi religione che avrebbe avuto voglia di unirsi al dolore della perdita, dichiarando inoltre che i terroristi che hanno ucciso Valeria non avranno il loro odio e in questo clima di sospetto, di chiusura delle frontiere, di accuse becere nei confronti degli stranieri come se "musulmano" inglobasse implicitamente la parola "terrorista", è la migliore vittoria che potessimo segnare a discapito dell'Isis, molto più forte di qualsiasi colpo di kalashnikov.
E se in un periodo così buio essere grati per cose banali può sembrare inutile ed inadeguato, in realtà credo che proprio le cose apparentemente banali possano essere un buon motivo per cui essere grati, d'altronde la felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.
Perciò, nonostante il 2015 sia stato un anno di guerre e sangue e dolore per il mondo, non posso non considerarlo invece nel personale l'anno più bello, soddisfacente ed indimenticabile della mia vita, contro ogni previsione persino più bello del precedente.
Il 2015 è stato l'anno della mia laurea al DAMS, di vari viaggi di cui uno in particolare che resterà per sempre nel mio cuore in cui ancora sento gli odori della Serbia, il sapore della pljeskavica e la forza dell'amore; è stato l'anno del consolidamento di amicizie già incredibilmente forti e di abbandono di altre che si sono dimostrate false e sbagliate; l'anno in cui ho amato tanto e perso; l'estate di Rodi e delle meraviglie della [mia] Grecia ancora una volta, della pita, del mare meraviglioso, di un altro Tempio di Atena e di altri baci in lingue straniere; del tentativo di innamorarmi ancora, nonostante non fosse la persona giusta o il momento giusto (e nemmeno la me giusta); l'anno in cui ho dimostrato che il mio nome significa guerriera e che lo sono stata davvero tanto... Il 2015 è stato un anno intenso e bello oltre ogni aspettativa che si sta concludendo con una delle più grandi soddisfazioni: l'ammissione - e l'attuale frequentazione - del Master in Comunicazione Musicale.
Non importa se ho degli indesiderati "coinquilini" a sei zampe nella casa che ho affittato e che sta dimostrando chiaramente di non volermi nemmeno un po', nonostante assenze che tornano di tanto in tanto e fanno ancora male, nonostante le temperature che tocchino già lo zero ed a dispetto di occhi e pensieri cattivi ed invidiosi (non è vero ma ci credo!) che provano a buttarmi giù senza rendersi conto che io comunque sono più forte.
Io sono grata e ringrazio per questo fantastico 2015, e lo faccio oggi perché dell'America amo la cheesecake, i blue-jeans, Bob Dylan, la pista di pattinaggio al Rockefeller Center e la Route66, ma anche le festività e le tradizioni come questa (graziando il tacchino!), perché è importante anche fermarsi e fare un resoconto e soprattutto essere grati per ciò che di bello si riesce ancora ad avere.

sabato 7 novembre 2015

Vado a vivere da sola...

Vado a vivere da sola perché la mattina, mentre faccio colazione, leggo l'oroscopo di Paolo Fox dall'App per iPhone, anziché leggere i giornali e non mi va che si sappia in giro.
Vado a vivere da sola perché - sinceramente - un po' odio tutti.
Vado a vivere da sola perché la frase precedente è un bluff (però qualcuno davvero non lo sopporto e quel qualcuno potresti essere tu che stai leggendo).
Vado a vivere da sola perché sotto la doccia mi sono stancata di cantare "Knockin' On Heaven's Door", ho bisogno invece di cantare le canzoni di Adele accasciata nella vasca da bagno, con un bicchiere di Jack Daniel's in mano ed affogare nelle mie lacrime per un amore che effettivamente non esiste (non più almeno).
Vado a vivere da sola perché voglio scrivere liberamente fino a notte fonda una delle mie infinite storie incomplete.
Voglio vivere da sola perché ci sono giorni in cui mi esalto per quadri, libri, film e canzoni di cui vorrei essere stata io l'artefice, dopodiché mi deprimo e sembro una psicolabile.
Vado a vivere da sola perché sono una psicolabile, in effetti.
Vado a vivere da sola perché ci sono giorni in cui non vorrei mangiare ed altri in cui ho bisogno di mangiare pure i mobili e non voglio che gli altri mi guardino male.
Vado a vivere da sola perché odio le persone saccenti, false, presuntuose, ignoranti, opportuniste e malevole... che di persone del genere in giro ce ne sono anche troppe e non voglio addirittura conviverci.
Vado a vivere da sola perché sono troppo grande per il sesso in auto... che poi non abbia mai fatto sesso in auto, è un'altra storia!
Vado a vivere da sola perché faccio lo shampo ogni due/tre giorni e mi dà noia che mi si dica che i miei capelli erano ancora puliti quando invece c'era più olio di quanto ne contengano le patatine dei vari ChipShop di Via Toledo.
Vado a vivere da sola perché soffro di insonnia e vorrei essere libera di ascoltare tutti i Concerti de La Stravaganza di Vivaldi ad alto volume quando non riesco a dormire.
Vado a vivere da sola perché una non può mica sempre nascondersi per farsi i selfie!
Vado a vivere da sola perché voglio parlare liberamente con i miei amici immaginari, Signor Cavallo e Mago Diddino e sparlare di voi che siete chiaramente tutti pazzi.
Vado a vivere da sola perché continuare a parlare di amori distanti millecinquecentoquattro chilometri inizia a non essere un argomento avvincente per il blog (tuttavia continuo a parlarne a chiunque sia ancora disposto ad ascoltarmi).
Vado a vivere da sola perché se un sabato sera non mi va di uscire perché mi sento particolarmente asociale e decido di rivedere tutta la saga di Harry Potter in finlandese (perché ormai la conosco a memoria sia in italiano che in inglese e mi sto attrezzando per il francese e lo spagnolo), nessuno mi guardi come se fossi la Piccola Fiammiferaia, sola, senza amici e senza nessuno in generale.
Vado a vivere da sola perché "studi dell'Università del Massachusetts dicono che" le donne intelligenti e laureate spaventano gli uomini, per cui con una laurea già presa e quella del Master in working progress, sono sulla buona strada per essere una zitella con cento gatti... la casa c'è già, per i gatti ci stiamo attrezzando!
Vado a vivere da sola perché comunque spero che per una volta gli "studi dell'Università del Massachusetts" siano errati e in tal caso avrei un posto da adibire ad alcova perché i posti strani anche basta.
Vado a vivere da sola perché ogni tanto mi piace guardare su Youtube i video di Jaff Dunham, in particolare di Achmed The Dead Terrorist, che mi fanno sempre morire dal ridere, ma nessuno mi capisce. (A parte una persona che vive a millecinquecentoquattro chilometri di distanza che me li ha fatti scoprire...)
Vado a vivere da sola perché conosco una ragazza australiana della mia età i cui genitori hanno letteralmente cacciato di casa i fratelli un po' più grandi di lei perché sono abbastanza grandi per abbandonare la casa dei genitori.
Vado a vivere da sola perché capita raramente - ma capita! - che mi venga voglia di ascoltare di nuovo i Blue e fare le coreografie del Guilty Live From Wembley come se fossi Sherene Flash.
Vado a vivere da sola perché ho una reputazione da salvaguardare e devo fingere che nella mia playlist non ci siano né i Blue, né Adele, né Vivaldi (così come tanti altri che non oso nemmeno nominare).
Vado a vivere da sola perché ho così tanti dischi e libri che tra poco non ci sarà più lo spazio vitale per me nella mia camera.
Vado a vivere da sola perché sono figlia unica, avrei ammazzato un possibile fratellino perché ciò che mio è mio e non è nella mia natura condividere, soprattutto se si tratta degli scaffali del frigorifero.
Vado a vivere da sola perché Marlon Teixeira non sa della mia esistenza.
Vado a vivere da sola, a Milano, perché c'è la Milan Men's Fashion Week grazie alla quale spero che Marlon Teixeira sappia finalmente che esisto e decida di venire a vivere con me.
Vado a vivere da sola perché I'm sexy and I know it.
Vado a vivere da sola perché sì.
Vado a vivere da sola perché soffro d'insonnia, ma i sogni più belli li ho sempre fatti da sveglia.
Vado a vivere da sola perché questa è un'altra sfida che lancio a me stessa, le precedenti le ho vinte tutte.
Vado a vivere da sola perché il mio nome significa guerriera e le battaglie in cui sono più valorosa sono quelle per cui vale davvero la pena lottare
Vado a vivere da sola perché il "securecode" su TinyPic per l'hosting di questa immagine era "Believe in yourself" e credo sia un segno... Non credo in nessun altro che in me stessa.

mercoledì 28 ottobre 2015

Cronache di una studentessa fuori sede (di nuovo!)

Cosa si fa a Milano quando piove e si è soli in hotel se non si vuole fare la stessa fine di Janis Joplin?
Si passeggia fino allo strenuo per Corso Buenos Aires guardando i vestiti in vetrina e pensando a quanto ti starebbe bene quel cappello bordeaux che indossa il manichino! Che poi camminando mi sia venuta una disdicevole voglia di cheasecake con la base di Graham Crackers alla cannella - che a tratti sembrava voglia di crostata di crema pasticciera e fragoline -, nonostante in hotel avessi un'enorme quanto ottima frittata di maccheroni cucinata dalla mia chef che ama farsi chiamare mamma, è un'altra storia di cui la SPM è sicuramente la principale responsabile. Nonostante ciò, habemus cheasecake perché vicino all'albergo ho scoperto una yogurteria che in vetrina aveva esposta questa bellissima torta che mi chiamava come se fosse stata messa lì per me e le mie capacità di resistenza erano scarse come se mi fossi trovata davanti ad un paio di occhi acquamarina appartenenti ad un ragazzo slavo.
Mangiata la frittata di maccheroni ed in attesa di Jane Eyre in TV per mangiare il dolce newyorkese, ho deciso di concedermi un po' di tempo per riportare le cronache di una studentessa fuori sede - la vendetta.
Ebbene sì, sono di nuovo una studentessa fuori sede, o meglio, lo sarò tra qualche giorno quando sarò di nuovo una matricola. Che poi quando si inizia un Master si può davvero dire di essere una "matricola"?
Ma partiamo dall'inizio, anche se non è proprio l'inizio, in effetti. Sono di nuovo alla ricerca di una casa, che è il mio incubo ricorrente da quando avevo quindici anni e mezzo e probabilmente è una delle dieci piaghe d'Egitto dopo le locuste e la pioggia di ghiaccio e fuoco; la prossima volta che mi metterò in cerca di una casa, dovrebbero darmela ad honorem. Quindi, esattamente come - l'ormai lontano Ottobre 2011 -, sto trascorrendo ancora una volta una notte da sola in una stanza d'albergo e questo mi fa pensare a quante cose siano cambiate nel corso di questi quattro anni e quanto io stessa sia cambiata. Innanzitutto ricordo che le notti trascorse da sola in quell'albergo a Bologna furono un trauma e la prima sera piansi per un'ora da sola abbracciata al cuscino, ora mi abbandono molto più difficilmente a crisi isteriche (disse quella che proprio stamattina ha avuto una crisi isterica e due giorni fa quando ha saputo di essere stata ammessa e tre giorni fa quando pensava invece che non sarebbe mai stata ammessa - reticenza!), ma adesso sono laureata, perciò - almeno in teoria - dovrei essere illuminata dal lume della conoscenza, ho perso circa una ventina di chili per entrare finalmente in una quarantadue e soprattutto sono entrata nell'età in cui il primo numero è un 2 e non più un 1! Inoltre dopo il mio viaggio dell'amore in Serbia, direi che una notte in hotel a Milano non rientri tra le cose più difficili (o improbabili) che abbia fatto da sola.
A proposito del viaggio dell'amore, proprio in quel periodo, a cinque giorni dalla discussione della mia tesi di laurea e ad una settimana dal meraviglioso «Helda Tassi, per i poteri conferitimi dalla legge la dichiarò Dottoressa in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo», ho pensato molto al cosiddetto "post-laurea"; un pensiero che mi ha angosciata per sette mesi per poi diventare un pianto di gioia quando lunedì mi è arrivata la stupenda mail «Gentile HELDA TASSI, siamo lieti di comunicarLe l'ammissione al Master universitario in COMUNICAZIONE MUSICALE».
Ce l'ho fatta! 
Venticinque posti, più di sessanta candidati che per due giorni hanno aspettato come me ore interminabili prima di poter fare il loro colloquio (naturalmente il mio cognome inizia per T, perciò come al solito ero la terzultima del mio giorno... Ma gli ultimi saranno i primi e infatti!).
Io ero certa, sicurissima al punto da iniziare a pensare al suicidio stoico di Seneca, di non averlo superato, e invece la  signorina Tassi ha fatto bene il suo percorso universitario, ha fatto una buona tesi ed ha interloquito adeguatamente al colloquio mostrando chiaramente le proprie idee. Quindi tra quei venticinque ci sono anche io! (Sentito Luca De Gennaro? Ora assumimi e ripristiniamo insieme TRL, I'll be your VJ!)
Quindi, mentre i Negrita rotolano verso Sud, io mi sposto sempre più a Nord, pertanto è probabile che un giorno mi sentirete sulle frequenze di Radio Polo Nord e il mio direttore sarà Babbo Natale.
E se i corsi del DAMS mi entusiasmavano, quelli del Master in Comunicazione Musicale sono l'apoteosi del piacere e sono ancora più impaziente di ricominciare a studiare (conosco persone che mi controllerebbero la febbre se mi sentissero dire una frase del genere, eppure...) e di mettermi alla prova proprio nell'ambito che io ho sempre amato tanto, perciò va bene tutto, io sono carica.
Ora mi godo Jane Eyre mangiando quella deliziosa cheasecake che mi guarda dalla piccola scrivania della mia stanza d'albergo. Ah, per la cronaca, Charlotte è la mia preferita delle sorelle Brontë.


venerdì 9 ottobre 2015

La distanza uccide l'amore

La distanza uccide l'amore, prima o poi.
Perché l'amore non può essere solo canzoni ascoltate in loop anche se fanno male, quel profumo così familiare e messaggi struggenti in cui compare sovente il "mi manchi" e non potrebbe essere altrimenti perché se la persona che ami è distante ti manca allo stesso modo in cui ti mancherebbe l'aria dopo svariati minuti in un posto chiuso e stretto.
L'amore ha bisogno di vedere. Di bearsi della imperfetta bellezza dell'altro, di perdersi nelle sfumature diverse degli occhi e pensare che al mondo non esistano occhi più belli di quelli nei quali riesci a perderti come se fossero un meraviglioso oceano; ha bisogno di vedere la curva delle labbra quando sorride e compiacersi di essere la causa di quel sorriso. Ha bisogno di vederlo collocato su uno sfondo reale ed essere consapevole che per quanto possa essere bello il panorama dietro, lui resta sempre più bello e più degno di tutte le tue attenzione e della meraviglia che ti provoca guardandolo.
L'amore ha bisogno di sentire. Perché quella canzone ascoltata in loop assume armonie diverse se ascoltata insieme, ricordando i momenti in cui quella musica aveva suonato la prima volta, di quel ballo indimenticabile davanti a degli spettatori ignari ed estranei; ha bisogno di ascoltare nuove canzoni da riprodurre successivamente per rievocare altri momenti alla memoria, di sentire il suono della sua risata e quello del suo respiro profondo mentre dorme ed infiniti altri suoni di sottofondo meno influenti. Di sentire soprattutto la sua voce e comprenderne le sfumature differenti.
L'amore ha bisogno di percepire gli odori. Ché quel profumo, anche se impresso nella tua mente in ogni alterazione della fragranza che lo compone, non sarà mai bello come sentirlo su di lui o sui tuoi vestiti dopo essere rimasta a lungo tra le sue braccia. Così come ha bisogno di sentire l'odore del mare o della pioggia. L'odore della sua casa così diverso da quello familiare della tua.
L'amore ha bisogno di assaporare. Perché il ricordo di un bacio, per quanto bello, non sarà che un'ombra sbiadita del sapore di quel primo bacio al gusto di cioccolata e di tutti gli altri che sono seguiti. Di sentire il gusto amarognolo delle pellicine che mangi durante il viaggio per l'ansia e l'attesa di rivederlo dopo tanto tempo. Del sapore di cibi improbabili che lui ti chiede di provare e che, contro ogni previsione, si rivelano davvero buoni.
L'amore ha bisogno di toccare. Non te ne fai niente di continuare a stringerti nella maglia che ti ricorda lui, hai bisogno di sentire sotto le tue mani la durezza delle sue spalle larghe e del petto, la decisione con cui ti abbraccia e, nonostante la sua forza, avvertire il modo in cui quello ti sembra il posto migliore al mondo; ha bisogno di percepire la ruvidità della barba un po' incolta, la morbidezza dei suoi capelli, delle sue labbra sulle tue, del suo corpo. Ha bisogno di intrecciare la tua mano alla sua, di saggiare la comodità di un letto estraneo, dei brividi provocati dal contatto, dello sfiorarsi involontariamente e volontariamente.
L'amore ha bisogno di consumarsi, di bruciare di passione, di litigare fino ad urlare, ché non te ne fai niente delle lettere o delle conversazioni su What's App dove è inutile che urli, che piangi, che imprechi, perché tanto lui non è lì. L'amore ha bisogno di ridere insieme, di "vaffanculo" gridati a pieni polmoni e di "ti amo" sussurrati appena; ha bisogno di "ci vediamo." e non "ci vediamo?" che è tutta un'altra storia. Ha bisogno di essere vissuto.
Ma l'amore è amore e sfugge dalle convenzioni, dagli obblighi e dalle imposizioni e non si lascia comandare ed esiste comunque, anche senza le sue necessità, perché si alimenta da solo e non ha bisogno poi di molto altro. L'amore è amore, nonostante tutto.
La distanza uccide l'amore. O almeno così dicono. Non so l'amore di chi, di sicuro non uccide il mio... Ma forse è l'amore ad uccidere la distanza.

[Sunset from Kalemegdan, Belgrade. 16.03.2015]

martedì 25 agosto 2015

La Grecia è magica

La Grecia io l'ho sempre amata, sarà che forse dopo che ti fanno studiare Omero e i vari racconti della Mitologia alle elementari, alle medie, al biennio del liceo, al triennio del liceo e persino al corso di Drammaturgia all'università, la Grecia inconsciamente la devi amare per forza. Oppure odiare.
Io l'ho amata.
In fondo la Grecia è stata il mio primo viaggio all'estero, okay che dieci giorni prima mi ero rotta ed ingessata il piede quindi ho un po' odiato quella vacanza, però comunque resta il primo posto fuori dall'Italia dove io sia stata. E mi è rimasta dentro.
L'estate scorsa in Grecia è stata la più bella della mia vita perché ho girato per Atene ed ho finalmente visto dal vivo il Partenone, perché ero in un villaggio fantastico, perché mi sono divertita oltre ogni previsione e perché mi sono innamorata. E ci ho messo dodici mesi esatti per riuscire almeno un po' a contrastare il dolore sordo che ho provato nell'istante in cui ho lasciato Eretria l'anno scorso; ci sono riuscita tornando in Grecia, non nello stesso posto anche se avrei voluto e magari non per vacanza, ma per lavorare tre mesi insieme alla persona di cui mi ero innamorata proprio in quel posto, ma non è stato possibile. Questa volta sono andata a Rodi, la maggiore delle isole del Dodecaneso, un'isola piena di storia non solo greca, ma un'intersecarsi di storie e culture diverse che la rendono particolare e bellissima.
La città principale dell'isola è per l'appunto Rodi formata da una parte nuova e da una parte antica, quest'ultima è stata dichiarata tutta patrimonio dell'umanità dall'UNESCO ed è davvero bella; è circondata da mura tardo-medievali risalenti al periodo dei Cavalieri di Rodi (successivamente diventati Cavalieri di Malta) e al loro interno c'è un piccolo mondo in cui la cultura greca, romana e turca si incrociano in strade, monumenti, negozi, moschee e quant'altro che lasciano davvero senza fiato. C'è da dire che Rodi dista appena 18 km da Marmaris in Turchia e risente molto dell'influenza turca; qui - ancora di più che nel mercatino delle pulci di Monastiraki ad Atene - c'è questa perfetta fusione tra Occidente ed Oriente che io trovo incredibile.
Ma da un punto di vista architettonico, io ho preferito molto di più la piccola e caratteristica città di Lindos con le sue stradine strette e le case bianche tipiche delle isole greche che fanno contrasto con il blu-verde del mare meraviglioso alle loro spalle, i negozi di argento e ristoranti che si intrecciano in questo posto suggestivo il cui culmine si ritrova man mano che si sale per l'Acropoli.
Ecco, se arrivare all'Acropoli di Atene è stato per me qualcosa di quasi mistico per quanto ho studiato il Parthenon e quanto ami l'architettura ellenica, devo ammettere che l'Acropoli di Lindos quasi fa concorrenza a quella nella capitale greca.
L'Acropoli di Atene provoca davvero la Sindrome di Stendhal - almeno per quanto mi riguarda -, una volta raggiunto il Parthenon si ha questa vista mozzafiato di tutta la città e si ha la percezione di essere davvero una divinità che domina ogni cosa; l'Acropoli di Lindos, sebbene più piccola, è per certi versi ancora più suggestiva perché le colonne doriche rimaste del tempio di Atena Lindia sono completamente circondate dalle mura di un Castello Bizantino, per cui chi è appassionato di architettura come me, si ritrova ad osservare una struttura architettonica perfetta e perfettamente conservata che racchiude un'altra struttura architettonica, il tutto circondato dal mare incantevole dell'isola che sulla sinistra del tempio forma anche una piscina naturale. Sembra che Lindos ce l'abbia messa tutta per farsi ammirare e lasciare chiunque senza fiato, una piccola città vanitosa che ha tutte le ragioni di esserlo.
Infine un altro posto affascinante che ho visto dell'isola è Prasonisi, una lingua di sabbia che divide il Mar Mediterraneo dal Mar Egeo i quali, durante l'alta marea, si incrociano in un unico mare da un lato più agitato e dall'altro calmo.
Quest'estate non posso esprimere un giudizio molto positivo per il villaggio che in confronto a quello dell'anno scorso è stato parecchio deludente, però questa vacanza è servita a rimarginare almeno un po' le ferite dell'estate scorsa che ancora non si sono del tutto chiuse e che bruciano ancora molto.
E se è vero che ogni estate ha un segreto, il mio di quest'estate è stato un bel segreto, dolce, divertente, completamente pazzo che ha reso un po' pazza anche me. Non ci sono canzoni che me lo ricorderanno, ma solo una frase detta durante il primo esilarante e dolcissimo giro sul Jetski: keep me tight. E io lo terrò stretto a me, nonostante tutto.
Non ho pianto lasciando Rodi, l'ho lasciata godendomi fino alla fine quel mare incantevole che per quanto mi riguarda non ha rivali, mangiando la mia adorata pita gyros e con gli occhi pieni delle meraviglie di quell'isola che mi hanno arricchita un po' di più. Nessuna lacrima, nessun ricordo straziante e nessuna dolore troppo forte, solo un sorriso dolce ed una sensazione di calore su quelle ferite ancora fresche, ma soprattutto la consapevolezza che ho solo detto arrivederci alla mia Grecia che conto di rivedere molto presto.
Eυχαριστώ πάρα πολύ Ελλάδα, σ'αγαπώ.

venerdì 31 luglio 2015

Overthinking.

Smettere di pensare è impossibile.
Il cervello è in attività costante, anche quando si dorme e probabilmente anche con una bella botta ben assestata sulla testa, ma non posso dirlo con sicurezza. Sembra ben deciso ad autogestirsi mentre noi cerchiamo di gestire il 10% di quello che siamo consapevoli di utilizzare, anche se per alcuni soggetti non sono sicura che la percentuale usata sia così alta.
Non solo smettere di pensare è impossibile, ma smettere di pensare a qualcosa a cui non si vorrebbe affatto pensare è addirittura ridicolo, sembra che il cervello ti rivolga uno sguardo sarcastico e prenda la tua decisione di smettere di pensare a qualcosa come una sfida personale che, ovviamente, vince.
Perciò provare a forzare se stessi a non pensare a qualcosa è un ottimo modo per far sì che il cervello continui a pensarla con maggiore intensità, in un circolo vizioso senza fine in cui tu non sei mai la vincitrice.
L'overthinking del cervello sembra poi coalizzarsi con alcuni "fattori esterni", fattori come una canzone che passa alla radio mentre tu sei distratta e ti risveglia dal tuo beato torpore con uno schiaffo in piena faccia che ti lascia stordita e confusa a chiederti cosa hai fatto di male per meritarlo; ma anche un profumo che tu pensavi fosse unico e chissà come alcuni elementi dell'aria, dell'ambiente e dell'universo intero che se la ride tantissimo ad osservarti, l'hanno riprodotto perfettamente. Se poi si aggiunge pure un like a caso su Instagram da una persona sconosciuta a caso all'una di notte mentre tu sei fuori con le amiche, allora il quadro è completo perché tanto è matematicamente sicuro che tu faccia lo sbaglio di vedere qual è la foto in questione ed ecco che hai involontariamente porto l'altra guancia per colorarla con un'altra bella sberla. Seicentoquindici fotografie su Instagram e il like va a quelle risalenti ad un anno prima, quelle che fanno proprio male.
Niente, sei costretta a pensare all'infinito a quella cosa!
Ma in fondo la colpa è tua, perché sotto sotto tu vuoi pensarci, anche se ti fa star male, perché in fondo sei masochista e un po' ti piace crogiolarti nel tuo dolore sordo mentre ripensi ad un bacio al gusto del cioccolato dato di nascosto, a quella particolare canzone, ai sorrisi che si formavano involontariamente sul tuo viso quando incontravi quegli occhi dello stesso colore del mare, ai risvegli più felici in un letto estraneo. Non puoi dimenticare e, pure se ci riuscissi, tu non vuoi affatto dimenticare.
Perché come potresti dimenticare qualcosa che ti ha resa così felice anche se adesso preferiresti fare bungee jumping senza corda dall'Empire State Building?
Dimenticare è assolutamente fuori discussione perché quelle canzoni, quei profumi, quelle immagini, sono la testimonianza più tangibile che è stato tutto vero, che è successo e che volente o nolente ti ha investita in pieno.
Non importa quante lacrime continuerai a versare anche nel cuore della notte quando i singhiozzi ti sveglieranno da un sogno dolorosamente bello o quante altre notti insonni trascorrerai abbracciando il cuscino che è l'unico surrogato disponibile per fingere di abbracciare qualcos'altro, di più solido e meravigliosamente più vivo o quante volte pregherai Afrodite affinché ti riporti ciò che per un po' ha reso tuo, la tua mente tornerà sempre a quei pensieri e tu continuerai a dare la colpa a quella stupida attività involontaria del tuo cervello, ma sai benissimo che sei la carceriera di te stessa perché non fai altro che alimentare questa attività in un tripudio di film mentali con tanto di copione, effetti speciali e colonna sonora che, se Leonardo Di Caprio fosse il protagonista, vincerebbe per la prima volta l'Oscar.
Intrappolata nei tuo pensieri e in qualcosa che sembra lontano anni luce e che si allontana sempre di più senza che tu possa farci proprio niente.
Stop.